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venerdì 23 giugno 2017

Marc Augé, Un altro mondo è possibile.

Un percorso attraverso alcuni concetti fondamentali per la comprensione del nostro tempo: i luoghi e in nonluoghi, le nuove classi sociali, la diseguaglianza nell'accesso ai beni materiali e alla conoscenza.
🖊Post di Gian Maria Zavattaro
🎨Immagini delle illustrazioni di Beppe Giacobbe (qui il sito)

“Ciò che ci inquieta è che non sappiamo più dove stiamo andando. - Di fronte allo scandalo della profonda disuguaglianza, come reggere l'immagine penosa di coloro che so bene, in fondo, essere uomini come me? - Come trovare il proprio luogo?- Qual è il fine dell'esistenza umana? Cosa bisogna fare per compierlo? - La globalizzazione è un bene o un male? Dove ci sta portando? Verso un mondo migliore? O più doloroso e ingiusto? - Per cosa viviamo?”(Marc Augé, Un altro mondo è possibile, codice ed., To, 2017, pagg. 12-25-48-94-96-97). 

Beppe Giacobbe
Ho letto in questi giorni, anzi ho finito di rileggere, due saggi di M. Augé. Dico subito che molte cose non mi hanno convinto, men che meno la sua fastidiosa pregiudiziale ostilità verso la religione ed in particolare la fede cristiana (qualcuno ricorderà il suo parodistico e dissacrante pamphlet “Le tre parole che cambiarono il mondo”, edito lo scorso anno...). 

Beppe Giacobbe
Tuttavia gli interrogativi sopra riportati, ripetutamente posti nello scorrere delle pagine, mi paiono rivelare un'appassionata ricerca che, pur non aprendosi mai alla trascendenza, anzi negandola senza remissione, si orienta verso risposte che riecheggiano e ripropongono in chiave illuministica gli appelli e le denunce che da anni proprio papa Francesco lancia al mondo (da una parte egoismi ed indifferenza, grido degli esclusi e degli ultimi, guerre insensate, violenze, disuguaglianze; dall'altra l'urgenza e la necessità di “slanci di fratellanza”...). La fede cristiana, la speranza che trascende la storia ma ne prende in carico le utopie, le Beatitudini, l'amore per gli “esclusi” sono in consonanza con certi tratti dell'umanesimo (1) del nostro ateo di stampo illuministico che, come noi, fa sue le parole di Terenzio “homo sum humani nihil a me alienum puto” (2).

Beppe Giacobbe
L'impegno per la giustizia e la promozione di tutti gli uomini diventa terreno di dialogo per incontrarsi, insieme camminare sulla strada dell'impegno a costruire un mondo abitabile per tutti. Grato, seleziono e spigolo solo alcune delle varie sue riflessioni, concentrandomi sui mali sociali, i luoghi-nonluoghi della globalizzazione tecnologica ed economica, l'utopia di un possibile altro mondo che bandisca la disuguaglianza ed assicuri per tutti l'istruzione (e in un seguente post le nuove paure dell'Europa).
Secondo Augé l'umanità, giunta alle prime fasi della mondializzazione e planetarizzazione tra i popoli e tra gli individui, sta entrando nella storia come società planetaria, con profonde disuguaglianze in aumento. Nel nostro vivere sociale sono in via di cambiamento i “luoghi” (fonti di senso e di relazioni simboleggiate, dove la nostra identità si costruisce a contatto e a confronto con gli altri) e i “nonluoghi” (privi di relazioni sociali simbolizzate e leggibili). Per quanto non esistano luoghi e non luoghi in senso assoluto e tutto in teoria possa diventare luogo o nonluogo, è oggi il consumo ad essere fattore comune ai diversi spazi “nonluoghi” ed in particolare la comunicazione diventata bene di consumo: aeroporti, supermercati, immagini trasmesse dalla tv o internet, viaggi soggiorni e vacanze (compresi i progetti di turismo spaziale!), cellulari diventati piccoli pc connessi al mondo intero, tecnologie che si evolvono spasmodicamente obbligando ad acquistare gli ultimi modelli per rimanere alla moda (nuova discriminante tra chi è aggiornato e chi no) (3).
Beppe Giacobbe
Dunque è estremamente contraddittorio il nostro bisogno di “luoghi”, di relazioni spazio- temporali per costruire la nostra identità nel rapporto con gli altri. Ne è prova il fascino esercitato dai media virtuali, il cui ideale di istantaneità ed ubiquità è però contrario all'apprendimento della relazione, che ha bisogno di spazio e di tempo. E allora, per sfuggire alla spersonalizzazione delle relazioni ed a nuove forme di isolamento, si passa il tempo a cercare “luoghi” di incontro e scambi di opinioni: le piazze, il caffè dell'angolo, il negozietto di quartiere, i grandi spazi dei centri commerciali... Oppure si creano nuovi luoghi con modalità ludica ed effimera (i villaggi vacanze) o più stabile (residence miranti a creare nuovi legami in ambienti propizi) ed al limite la forma tragica dei fuggitivi dalla miseria e dalla violenza, che, se sopravvivono, si ritrovano senza più sogni in campi recintati.
M. Augé ritiene che ci stiamo dirigendo verso un pianeta a 3 classi sociali: 1. i potenti (responsabili dei grandi gruppi internazionali, manager politici, speculatori, professionisti dello sport, artisti...: oligarchia molto disomogenea, i cui tratti comuni sono l'agiatezza materiale e il possesso - disuguale - del monopolio della conoscenza e del patrimonio finanziario). 2. i consumatori (la massa dei “ceti medi”!), con situazioni finanziarie diversissime, accomunati dal panico di oltrepassare il confine sempre più sottile tra chi si può definire consumatore e chi  è estromesso dal sistema). 

Beppe Giacobbe
3. gli esclusi in termini di benessere economico e di accesso alla conoscenza: persone che fuggono dalla fame e dalla violenza, persone che dormono per terra o che chiedono l'elemosina, persone escluse da qualsiasi forma di consumo materiale e alimentare, tecnologico ed intellettuale; persone che suscitano paure inconfessate perché ognuno di noi potrebbe un giorno trovarsi nella loro stessa condizione.
Disuguaglianze che ritroviamo in ogni settore della nostra vita sociale. “Lo scandalo della profonda disuguaglianza nell'accesso ai beni materiali e alla conoscenza è, al di là di qualunque considerazione morale, uno scandalo esistenziale ed essenziale […] Rifiutare l'umanità ad alcuni vuol dire ucciderla in tutti: è questo il rischio che il progresso obiettivo del sapere dovrà combattere, di fronte tanto alle follie omicide degli uni quanto alla miopia egoista degli altri". (4)

Beppe Giacobbe
Ed ecco la risposta-proposta di Augé, “la sola utopia valida per i secoli a venire, le cui fondamenta andrebbero urgentemente costruite o rinforzate: l'utopia dell'istruzione per tutti, la cui realizzazione appare l'unica possibile via per frenare, se non invertire, il corso dell'utopia nera che oggi sembra in via di realizzazione: quella di una società mondiale ineguale, per la maggior parte ignorante, illetterata o analfabeta, condannata al consumo o all'esclusione, esposta ad ogni forma di proselitismo violento, di regressione ideologica e, alla fin fine, al rischio di suicidio planetario” (5).

Beppe Giacobbe
Note.
1. “L'antropologia è un umanismo”: M. Augé, o.c., p.99.
2. M. Augé, Le nuove paure Che cosa temiamo oggi?, Bollati Boringhieri, 2013, p.80
3.“I nonluoghi sono oggi il contesto di tutti i luoghi possibili, si tratta di ciò che sottende il termine globalizzazione, che significa prima di tutto passaggio alla scala planetaria […] E' così possibile considerare le grandi città di oggi come una città-mondo sulla quale si possono effettivamente leggere differenze e disuguaglianze sociali, luoghi in questo senso; ma questa città-mondo ha come contesto il mondo-città, il mondo come lo vediamo nelle immagini diffuse dai media e che non è il mondo di nessuno, in questo senso un nonluogo.[...] I nonluoghi costituiranno d'ora in poi il contesto di tutti i luoghi possibili”(o.c. p.34)
4. idem, pp. 25-26
5. idem, p.17

12 commenti:

  1. Rosa Migliozzi23 giugno 2017 10:16

    Bella recensione, il libro sembra interessante. Lo leggerò!

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    1. Grazie. Anche la lettura sarà interessante, tenendo presente che potrà scoprire riflessioni e temi che io non ho volutamente affrontato ( ad es. le contraddizioni della "mobilità", della coesistenza tra generazioni, l'età e il tempo...). Buona lettura.

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  2. Mi pare che Marc Augé sia arrivato, sia pur per altre vie e in un contesto profondamente diverso, allo stesso punto a cui 50 anni fa era arrivato Don Milani. E questo, certo, depone a favore delle capacità di "preveggenza" di Don Milani. Bello vedere che due personalità diametralmente opposte quanto a "credo", siano giunte alle stesse conclusioni. Evidentemente c'è un punto d'incontro ed è rappresentato dall'attenzione verso l'uomo, che trova la sua sintesi nelle parole di Terenzio, l'"I care" di Don Milani 2 millenni prima.

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    1. Gent.le Paolo, nel condividere la sua puntuale oservazione, mi vengono in mente due considerazioni: la prima riguarda don Milani, la profonda laicità di sacerdote fedelissmio al Vangelo ed alla Chiesa; l'altra riguarda il card. Martini (“Le cattedre dei non credenti”, Bomiani, 2015): “Io chiedevo non se siete credenti o non credenti, ma se siete pensanti o non pensanti. L’importante è che impariate a inquietarvi. Se credenti, a inquietarvi della vostra fede. Se non credenti, a inquietarvi della vostra non credenza. Solo allora saranno veramente fondate”. Grazie.

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  3. Profondamente diversa la figura di Auge' da quella di Baumann, il teorico della " società liquida ". Francese il primo, di origine tedesca il secondo, con quelle radici ebraiche....
    La globalizzazione inquieta ed interroga. Ha portato a maturazione un virus corrosivo, implicito nel Consumismo. Contro il quale, inascoltato, il pensiero cattolico degli anni sessanta aveva mosso le prime critiche. Allora, presi nella morsa del successo economico, si considerò quella critica sempre e solo di destra.
    Da qui, oltre alla congiunta fede nell'uomo, può venire il punto di contatto con don Milani.
    Infine grazie e merito a Gian Maria che con competenza, sintesi e lucidità ci ha introdotti aaa visione di Auge'. E grazie a Rossana, che ha fornito la cornice iconografica più consona al post.

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    1. Opportuno e necessario il riferimento al pensiero cattolico e a Bauman, per il quale la nostra società è liquida anche e proprio perchè è società di consumatori individualisti: “Oggi, l’individuo è prima di tutto un consumatore e poi un cittadino”. Mi pare un terribile risultato del vuoto odierno. La neutralità è impossibile su questo tema e sia Baumann sia Augé hanno tentato - tentano di segnare una scissione, una rottura, oppenendo al “liquido” qualcosa di “solido”, nella convinzione che ogni sistema può essere messo in questione. Scissione e rottura che non sono solo denuncia, ma annuncio che il futuro è campo per modi alternativi di vivere e non è solo il futuro del giorno dopo, “il futuro liquido” (ultima pubblicazione di Baumann). E allora ognuo di noi, bisognoso di sguardi e di parole amicali, è invitato, sollecitato a volgere lo sguardo tenero verso il mondo in tumulto, ad usare gli occhi per vedere anche l’invisibile; a gustare il miracolo quotidiano della propria ed altrui biblioteca, a sentire la carezza della vita, ad ascoltare, ad assaporare l’amore e l’amicizia, a distinguere il grano dall’oglio, a condividere emozioni affetti idee impazienze reciproci perdoni, e soprattutto a pensare - con la propria testa pensare -, non dimenticare, sperare et fidem servare. Noi insieme, con te Rosaio e tante persone che conosciamo e non conosciamo, ci stiamo provando giorno per giorno...

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  4. Interessantissime le riflessioni di Marc Augè: mi ha colpito, tra l'altro, la sua suddivisione della società in tre nuove (statiche) classi sociali e il suo disperato insistere sulla necessità dell'istruzione per tutti, unico modo per combattere l'utopia nera di una società ineguale, cupa e regredita. Ottimo poi il richiamo a don Milani, presente nel commento di Paolo, e la citazione del card.Martini, che continua a commuovermi. Il vostro blog è prezioso. Grazie.

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  5. Nadia Corbetta24 giugno 2017 20:12

    Non conosco l'autore.
    La sua ripartizione della società moderna in tre classi: i potenti, i consumatori e gli esclusi mi trova, purtroppo, completamente d'accordo così come la classificazione dei luoghi vissuti.
    Non ricordo chi parlando della lotta di classe ha detto che esiste ancora è la stanno vincendo" i ricchi" con buona pace dei "consumatori"
    Bellissima l'opera di apertura di Beppe Giacobbe in cui l' uomo che lavora ,così ingenuamente soddisfatto del suo ruolo,in realtà è solo tappezzeria.

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    1. Marc Augé (in “Le nuove paure”, 2013, a cui intendo dedicare un prossimo post) è terribilmente incisivo, circa i lavoratori-consumatori: “Le nostre paure esprimono innanzitutto l'ossessione del vuoto. I Proletari non sognano più di abbattere il sistema: temono che crolli” (p. 28). Quanto a B. Giacobbe – la cui scelta è merito tutto di Rossana - condivido pienamente quanto scrive.

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  6. Seguo spesso e sempre con interesse le vostre scelte e i commenti colti che le propongono pur non essendo, io, una intellettuale letterata. Mi piace anche cogliere la soddisfazione che lasciate trasparire del vostro lavoro. Se non c'è piacere in quel che si fa la fatica e l'impegno non hanno senso. E' bello che ci sia gente come voi che, "malgrado questo presente che l'umano ha prodotto" pensa e agisce come se essere "umani" ora e qui abbia ancora un senso compiuto. Grazie e buon proseguimento.

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    1. Gent.le Franca, neppure noi ci consideriamo intellettuali letterati, piuttosto – ognuno con il suo bagaglio di esperienze e di errori, con la sua povertà e ricchezza – ricercatori senza presunzioni del vero del bello del bene. Questo nostro blog vorrebbe diffondere un pensare “conviviale”, nel confronto e nell’ascolto: insieme con chi ci sta riflettere su ciò che per ognuno di noi è decisivo ed “essenziale”,  su dove viviamo, chi siamo, che cosa sta succedendo nel mondo, che cosa ci unisce e che cosa ci divide, nella ricerca  di significati, valori, speranze; insieme riconoscere  la vita ed il mondo,  ad di là della manipolazione e persuasione occulta; insieme sollecitarci a distinguere il giusto dall’ingiusto; insieme accogliere e valorizzare l’altro nella sua diversità anche profonda; insieme chiederci “che cosa sta succedendo” nella  sovrabbondanza degli eventi tragici e delle stragi degli innocenti, senza cadere nell’indifferenza abitudinaria o ridurre ogni evento a mero spettacolo. E per i credenti insieme  coltivare la speranza che non teme lo scacco della morte ma si apre all’amore gratuito  di  Dio salvatore. Sappiamo bene che non siamo soli e tanti fanno molto meglio di noi. Ma nel nostro piccolo – Lei ha ragione – abbiamo piacere di farlo e continueremo...

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