Iscriviti ai Feed Aggiungimi su Facebook Seguimi su Twitter Aggiungimi su Google+ Seguici tramite mail

Per alcune aree tematiche cliccare sulle immagini.

tag foto 1 tag foto 2 tag foto 3 tag foto 4 tag foto 5 tag foto 6 tag foto 7 tag foto 8 tag foto 9 tag foto 10 tag foto 10

martedì 27 giugno 2017

Monesi, la montagna ferita.

Monesi dopo l'alluvione, tra sofferenza e resistenza.
🖋Post e fotografie 
       di Rossana Rolando.

Poco sopra Monesi di Triora
Siamo saliti a Monesi (1376 m) per ammirare l’ultima fioritura dei rododendri. Dopo la terribile frana del dicembre 2016 - che ha colpito drammaticamente Monesino (Monesi di Mendatica), trascinando a valle la strada con le abitazioni più basse e segnando di dolorose crepe tutte le altre case, esattamente come in un terremoto - non eravamo più arrivati lì (articolo sulla paleofrana).

Monesi di Triora 
e Piaggia sullo sfondo
Per gli ingauni e gli imperiesi Monesi è sempre stata la montagna vicino a casa (ad un’ora di macchina): tutta la bellezza maestosa dell’altitudine a pochi passi dal mare… regalo di questa terra di Liguria, striscia sinuosa e stretta in cui gli opposti si toccano: non solo mare e montagna, ma anche aspro e dolce, rude e delicato, chiuso e schietto …
Oggi a Monesi ci si arriva attraverso una via più lunga, passando per Viozene e Upega nella confinante provincia di Cuneo. Si giunge a Piaggia – caratteristico paesino segnato anch’esso dall’alluvione e inagibile fino a pochi giorni fa - per vedere la grande frana di rimpetto a Monesino (qui il video) e lassù, in alto, intatta, Monesi di Triora. Le care Elisa e Annalisa, che il sabato e la domenica si recano là per tenere aperto il bar, ci dicono che forse verrà creata una strada di cantiere in Monesino per raggiungere Monesi di Triora… chissà (stanziamento regionale di 500.000 euro). 

Poco sopra 
Monesi di Triora
Oltre al borgo franato, infatti, c’è la Monesi nata intorno alla stazione sciistica. E’ la frazione da cui si parte per salire sulla montagna del Redendore (2164 m) e del Saccarello (2201 m), del bosco delle Navette o della Madonna del Frontè (2152 m)…
Una borgata - di poche palazzine e un condominio più alto - che per molti motivi non si è trasformata in una località turistica alla moda, fatta di negozi discoteche attrazioni e tanta speculazione edilizia…

Assistiamo 
alla transumanza
E’ rimasto un centro di sola montagna, quella austera ed essenziale, amata per lei sola e non per qualcos'altro... prescelta per quell’orizzonte da cui si ammira la sontuosa catena delle montagne (il Marguaereis, il Mongioie…) e per quella veduta di Piaggia che d’inverno sembra un presepe posato sul fianco terrazzato del monte... preferita per la vegetazione alpina di larici e pini cresciuti a macchie, tra larghe radure di prati, e per i grandi silenzi della notte… Per queste ed altre ragioni, legate ai personali vissuti di ciascuno, chi ha nel cuore Monesi continua a ritornarci e non può rassegnarsi alla sua fine.

Arrivo del Tre Pini
Andando verso il Redentore, si scorgono altri segni di sofferenza. Tutta la montagna si è mossa dal Saccarello in giù. E così la strada che da Monesi conduce alla Prima stazione della vecchia seggiovia e poi allo skilift del Plateau è, in alcuni punti, interrotta, spezzata, in molti altri spaccata. Si può salire solo a piedi e noi saliamo, fino all’arrivo del Tre Pini. Chi ha sciato a Monesi sa lo splendore delle sue piste (la verde, la blu, la rossa, il plateau...), la varietà dei percorsi (compresi gli strepitosi fuoripista), la sfida della difficoltà (il muro!) e conosce – per esserci passato/a tante volte con gli sci – ogni curva, ogni balzo, ogni strettoia…
Anche gli alberi sembrano lanciare il loro grido a chi arriva: sono secchi, sfibrati, grigi e marroni. Elisa al bar ci dice che è colpa della siccità.

Strada interrotta, 
verso il Plateau
Alberi,
sopra Monesi di Triora
Nel nostro cammino ci accompagnano, prima, le mucche portate all’alpeggio, poi, più in su, solo il silenzio e i fischi delle marmotte. I rododendri sono ormai alla fine della fioritura, ma la gamma di colori - giallo, viola, azzurro, bianco… - e l'infinita varietà di fiori: gigli, garofanini, margherite, roselline, campanelle… sono il segno di una natura che resiste e vuole crescere, non vista da nessuno continua ad elevare il suo inno alla vita e alla bellezza…
Da lei vorremmo imparare anche noi questa risoluta e ostinata resistenza.

Margherite
Roselline (rosa canina)
Giglio
Giglio martagone
Rododendri
Fiori di campo
Garofanini

8 commenti:

  1. Bellissime foto, con la "chicca" di due apprezzati ritratti dei principali conduttori del blog.
    Una descrizione attenta, sensibile e partecipata emotivamente del paesaggio, dei luoghi.
    Si potrebbe disquisire sul significato di Paesaggio.. e mi limito a dire che è insieme luogo fisico e luogo dell'anima. Rifugio salutare davanti allo stress della vita frenetica imposta da un Consumismo indotto, che non ci appartiene.
    Personalmente mi ritrovo, perché appena un po' il territorio della mia provincia Natale gli assomiglia ( Messina )

    RispondiElimina
  2. Caro Rosario, sempre attento e premuroso! Ti rispondo per ora io, perché Rossana è impegnata negli esami di maturità: si sa, in mancanza del cavallo..... Il paesaggio, quello montano in particolare, è proprio come tu dici: ”luogo fisico e luogo dell'anima” a Messina, come ad Imperia o a Cuneo.... E' per noi un apppuntamento fisso, costantemente ripetuto, un bisogno appunto fisico e spirituale. Camminare (con dolce fatica) nel silenzio dell'aria aperta, contornati dalle vette liguri-piemontesi, tra prati rocce alberi fiori terra sole (ma anche pioggia) ed all'orizzonte il mare che traluce... Godere lo scorrere della giornata (e della vita) , il cangiare del paesaggio, il movimento dei suoni e dei colori. E così riscoprire il mondo reale, riconoscere il bello il buono il vero il giusto e tornare alla vita quotidiana ricchi di sempre nuove conoscenze, di meraviglia e di rendimento di grazie. Parentesi indispensabile di solitudine, ma non di isolamento, dove si ravviva il valore dell'alterità insieme all'impegno sociale che ognuno di noi cerca di testimoniare, dove le parole ed i discorsi si fanno essenziali mai banali. Sperando di ripercorrere presto gli stessi o analoghi sentieri con i più cari amici....

    RispondiElimina
  3. Buonasera ! Per L ennesima volta vedo con piacere che si incita e si ringrazia la care elisa eANNALISA.
    Ma noi gestori della vecchia partenza che non siamo mai andati via e viviamo qui da prima di Natale con i problemi e disagi che abbiamo sopportato siamo rammaricati di non vedere e che non venga riconosciuto il nostro solido e presente contributo che abbiamo dato per Monesi tutto l'inverno senza mancare un giorno e questo impegno continua ancora oggi.
    Un grazie a questo punto ve lo diciamo noi!
    Cordiali saluti
    Simona e maurizio

    RispondiElimina
  4. Signor Maurizio e signora Simona, buongiorno. Non era obiettivo dell’articolo privilegiare gli uni a scapito degli altri. Ho raccontato una giornata trascorsa tra i monti feriti di Monesi. Ho salutato volentieri al bar le care Elisa e Annalisa che conosco da quando ragazza salivo a Monesi per sciare d’inverno e per trascorrere alcuni giorni d’estate. La vostra presenza quotidiana e “di trincea” presso la Vecchia Partenza è indubbiamente importante riferimento per chi non vuole lasciare morire questa montagna e questi luoghi amati. Il nostro grazie (mio e di mio marito) si rivolge anche a tutti coloro che si sono adoperati per Monesi e che noi non conosciamo, così come il nostro pensiero va, in particolare, alle persone che hanno perduto la loro casa e tutto quello che essa rappresentava nei loro affetti e nella loro storia. Un saluto, Rossana Rolando.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Buongiorno sig.ra Rossana,
      La ringrazio per il vostro pensiero.Lasciamo sotto quelle macerie ricordi di una vita nostra e dei nostri figli,non abbiamo potuto salvare niente di quello che avevamo nelle nostre case.Il nostro era un progetto di vita a lungo sognato e coronato con l'apertura lo scorso 22 aprile 2016 del B&B,anch'esso prossimo al crollo.Abbiamo perso tanto sia moralmente che economicamente e alla nostra etè non è facile sognare ancora.Ancora grazie
      Cordiali saluti
      Giuseppe De Paolo
      Cinzia Lanteri

      Elimina
  5. Rossana Rolando e Gian Maria Zavattaro30 giugno 2017 20:06

    Grazie per il vostro accorato, commosso, commento. Quello che descrivete è davvero un grande dolore, soprattutto per l’investimento di tempo, sogni, prospettive che avete riversato su questo progetto di Monesi. E’ difficile dire qualcosa, come è difficile consolare chi ha subito un terremoto e ha perso tutto. Quello che ci possiamo augurare è un intervento celere da parte delle istituzioni, perché si possa procedere ad un lavoro di recupero del possibile ed a un auspicabile indennizzo. Se questo nostro piccolo articolo vi ha fatti sentire, per un attimo, una qualche forma di solidarietà e vicinanza, è già qualcosa, se poi si riuscirà – insieme ad altre voci, ognuna con le sue modalità – a tener sveglia l’opinione pubblica su Monesi , sarà senz’altro un importante risultato. Un abbraccio ideale, Rossana e Gian Maria.

    RispondiElimina
  6. Gianni Marras3 luglio 2017 19:59

    Bella la piega che ha preso il post. Piena di passione, di bisogno di sentire l'attenzione degli altri, di non sentirsi soli per continuare a sperare a lottare.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grazie caro Gianni, hai colto pienamente il nostro sentire. Buona serata.

      Elimina