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giovedì 12 aprile 2018

Senza fine.

Il nesso misterioso di vita e morte nel pensiero greco e nella riflessione religiosa.
Post di Rosario Grillo.
Le immagini riproducono opere della pittrice e storica d'arte Elisa Marianini, per sua gentile autorizzazione  (qui il sito).

Elisa Marianini, 
Il pozzo profondo
La morte è lo scandalo. La morte è il limite.
Da sempre l’uomo si è arrovellato sul senso della morte.
Nel “liquefarsi” dell’odierna società, può succedere addirittura di spingerla più in là. Uno spostamento che ha l’apparenza della rimozione: l’eterna giovinezza, l’ospedalizzazione del morente ed altro.
Qualche volta può succedere di trovare in menti, che sono state ritenute esaltate e/o folli, il cenno di una verità: l’abisso è un cominciamento o un ri-cominciamento.
L’ “oscuro” Eraclito scriveva : “L’essere nella notte accende a se stesso una luce quando la sua vista è spenta: però da vivo è a contatto con il morto, da sveglio è in contatto con i dormienti”.
“Immortali mortali, mortali immortali, viventi la loro morte e morienti la loro vita”¹.
Nei “culti misterici”, evoluti tra la Grecia antica e l’Ellenismo, persistenti in epoca romana, e, in tale veste, conosciuti e combattuti dai Padri della Chiesa, era già presente una singolare esperienza della morte, della discesa nell’oltretomba.
Elisa Marianini, 
Germinazione
Non vado a considerare la conciliabilità di questi culti con il Cristianesimo, ed è bene esplicitare che la nozione di resurrezione e la dottrina di Dio che assume la figura umana, sono fuori della portata, della comprensione dei pagani.
Non v’è dubbio, però, che nelle spire di questa religione dei misteri si cercò, durante il tempo e soprattutto in epoca vicina al Cristianesimo, la purificazione.
Resta, inoltre, insuperabile la divisione tra una “religione per iniziati” (pochi ed eletti) ed “una religione per tutti” (Cristianesimo).
Fatte queste notazioni, possiamo accostarci alla qualità dell’esperienza, attraverso la simulazione, della morte che muta in nascita. Se ne esce con un’idea dell’esperienza mistica della divinità.
Da Dioniso ai culti della Terra, da Eleusi alla Tracia, fino alla divinità Mitra.
Nel Nuovo Testamento la figura centrale è la seconda persona della Trinità: il Figlio di Dio.
[Sorvolo sulle problematiche incluse, propedeutiche od intrinseche. Di certo, detto in modo semplice, l’organicità rende possibile l’attività: Gesù salva, lo Spirito cura ed assiste].
Elisa Marianini, 
Sentieri di luce
Il Vangelo di Giovanni poi, tra i quattro, è il più forbito sul piano filosofico.
“In verità, in verità io vi dico: se il chicco di grano caduto in terra, non muore, rimane solo, se invece muore, produce molto frutto. Chi ama la propria vita, la perde e chi odia la propria vita in questo mondo, la conserverà per la vita eterna².
In esso è raffigurata la Passione con la crocifissione di Gesù; in esso, a mio avviso, c’è la migliore esemplificazione della pregnanza della morte.
Morte è sia dolore - il grido di Gesù sulla croce - sia bagliore di vita.
L’indistricabilità tra vita e morte è decisamente posta!
Possiamo, succedaneamente, applicarci a spiegare che la morte è morte del corpo e vita dell’anima e rinviare il ritrovamento del corpo nell’ora della resurrezione dei corpi. Ma l’essenziale c’è già ed è la simbiosi tra vita e morte.
Nell’epoca romantica, il tedesco Hölderlin raffigurò poeticamente la nostalgia del Divino ed annunciò il loro ritorno attraverso l’oscurità delle “tenebre della notte” (analogia notte-morte).
“Ma si compiace pure dell’ombra un limpido occhio talora/ e per delizia cerca prima che stanco, il sonno :/ o anche un uomo fedele ama contemplare la notte, anzi, consacrarle si addice ghirlande e canto/ perché sebbene ai morti e agli erranti sia sacra,/ in liberissimo spirito, eterna, consiste in sé./ Ma pure ella deve - perché durante l’attesa,/ perché nella tenebra un che di fermo ci resti -/ darci l’oblio, darci la sacra ebbrezza,/ darci il flutto del verbo, che come gli amanti/ sia senza sonno, e più colma coppa e più audace vita/ e anche memoria sacra, da stare svegli la notte”³.
Elisa Marianini, 
Vanità
“È vano più a lungo nascondere il cuore nel petto, è vano/ frenare l’animo ancora, maestri e allievi, perché/ chi potrebbe impedirlo e proibirci la gioia?/ Fuoco divino ti assilla di notte e di giorno / a metterci in marcia. Su, vieni/ guardiamo all’aperto,/ cerchiamo quello ch’e’ nostro, per quanto sia ancora lontano.
Era così posta la grecità: alimento dell’Idealismo, materia della rinascita tedesca, ed anche, in forma universale, spirito di rigenerazione.
Un’esperienza che attraversò la filosofia tedesca dell’Ottocento, Hegel compreso, per arrivare a Nietzsche. Diventa in lui crogiolo della “Nascita della tragedia”, embrione di Dioniso-Zarathustra, energia della “volontà di potenza.
In questa misura viene trattata da F. Jesi, sicuro conoscitore della letteratura tedesca ed attento esploratore della qualità evocatrice del mito.
La grande esperienza della morte misterica è stata troppe volte travisata dalla filologia moderna sotto la formula morte-rinascita, nella quale l’accento è posto soprattutto sulla rinascita. La vicenda di morte subita dai devoti a Eleusi e a Samotracia era un inabissarsi nella morte: la “resurrezione” di kore non era una nuova partecipazione ad una vita, simile - anche se più vera - a quella precedente la morte, ma partecipazione alla morte “sola nel mondo eterna”. 
Elisa Marianini, 
Energia creazione
Se nella esperienza eleusina si vogliono individuare due stadi (quella tradizionalmente definita di “morte” e “rinascita”), bisogna precisare che si tratta di due fasi dell’accesso alla morte la prima, in cui la morte si contrappone alla vita come “diversa” da essa; la seconda, in cui la morte si rivela come “eterno presente”. L’incompatibilità fra tempo storico e tempo mitico assume così l’aspetto di antinomia fra vita e morte; ma tempo storico e tempo mitico, vita e morte, hanno un elemento di contatto: l’uomo insieme partecipe della storia e del mito.
Il mito attinge, per Jesi, ad una verità incontaminata ed originaria, mentre trasla nel profondo dell’animo umano - o di un’anima collettiva - i suoi simboli.
Il profondo, il Sé (nella tradizione junghiana) è sepolto, e richiede un sacrificio: il dolore maieutico che collima con la morte.

🌟Note.

1. Eraclito, fr. 26 e fr. 62.
2. Giovanni 12, 5-7. 
3. Hölderlin, Pane e vino 2,6-fine.
4. Hölderlin, id, 3, 1-6.
5. F. Jesi, Spartakus, pp. 88-89.

8 commenti:

  1. Mariangela Romanisio12 aprile 2018 14:16

    Una interessante lettura sull’argomento della morte e dell’aldilà, durante la quale mi sono soffermata su quel brano poetico del tedesco Hölderlin che attraverso le “tenebre della notte” (analogia notte-morte) parla della nostalgia del Divino, che è in noi, come di una gioia immensa che ci attende..
    “È vano più a lungo nascondere il cuore nel petto, è vano/ frenare l’animo ancora, maestri e allievi, perché/ chi potrebbe impedirlo e proibirci la gioia?/ Fuoco divino ti assilla di notte e di giorno / a metterci in marcia. Su, vieni/ guardiamo all’aperto,/ cerchiamo quello ch’e’ nostro, per quanto sia ancora lontano”⁴.

    Rimarcando – per quanto sia ancora lontano – trovo che noi cristiani non sottolineiamo abbastanza, nei culti dedicati ai defunti, questo aspetto. Cioè, noi piangiamo il nostro morto, ma lui ha raggiunto,
    non solo la pace eterna, ma la Gioia del Divino!

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    1. Apprezzo molto la sua sensibilità. Hölderlin è un poeta sublime, che mette malinconia per la sua sorte avversa, ma che accende gli animi per la sua sete del Divino.
      Ritorno spesso col pensiero a quei tre ( Hegel, Schelling ed Hoelderlin )all’università di Tubinga.....

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  2. grazie per questo articolo, bello e impegnativo. ho letto più volte tra ieri e oggi. sento per me -l'abisso è un cominciamento o un ri-cominciamento. grazie anche per le opere di Elisa Marianini. Il pozzo profondo. Sentieri di luce

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    1. Rossana Rolando14 aprile 2018 14:01

      Grazie a te Roberta per l'attenzione e per il commento. Le opere di Elisa Marianini, che tu citi, sono molto evocative anche per me.
      Buona domenica!

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  3. E’ veramente senza fine la strada che hai tracciato: vita e morte, cominciamento e ricominciamento, scandalo limite notte abisso, il seme che muore e la vita eterna, pregnanza della morte dolore e bagliore di vita, corpo e anima, fuoco divino che ci assilla cercando quel che è nostro si intrecciano con “la chiave del mistero” (Lc 20,27-38) in modi inestricabili. Ad ognuno la sua meditazione, le sue attese, la sua speranza. “Siamo tutti piccoli e indifesi davanti al mistero della morte. Però, che grazia se in quel momento custodiamo nel cuore la fiammella della fede! Gesù ci prenderà per mano, come prese per mano la figlia di Giairo, e ripeterà ancora una volta: ‘Talità kum’, ‘Fanciulla, alzati’. Lo dirà a noi, a ciascuno di noi: ‘Rialzati, risorgi’”(Papa Francesco, Udienza generale del 18.10.17),

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    1. Ti ringrazio Gian Maria! Il tuo commento integra e rafforza il post.
      La morte è passaggio come passaggio è tutta la vita.
      Anche oggi Papa Francesco si è soffermato sul tema, rispondendo alla domanda angosciata di un bambino : Gesù ci viene incontro, ci accoglie e ci accompagna.
      Oggi, nel duomo di Montebelluna si celebrava la prima Comunione. Non c’era giornata migliore, vista l’intonazione del brano evangelico. Gesù che ci viene incontro nel cammino, cammina assieme a noi, ci da’ l’esempio del cammino spirituale.
      Tanta emozione mi ha suscitato ricordi e sensazioni che ho trasformato in poesia. Non sarà una bella poesia, ma è un ricordo....
      Prima Comunione

      Ricordo quel giorno
      Un giglio bianco
      Candore di anima nuova.
      Prima Comunione
      Un incontro,una festa e l’inizio di un cammino.
      Nel duomo oggi
      Tutt’attorno un brusio e la tensione dei genitori.
      Il coro dei bambini
      Diffonde canti angelici.

      Rosario Grillo

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  4. Grazie per queste vostre bellissime considerazioni, sono onorata che siano state scelte alcune mie opere da affiancare a questi profondi pensieri.

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    1. Grazie a lei per aver acconsentito all'inserimento di alcune sue opere, già in se stesse - direi - ricche di filosofia. Un saluto cordiale.

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