Iscriviti ai Feed Aggiungimi su Facebook Seguimi su Twitter Aggiungimi su Google+ Seguici tramite mail

Per alcune aree tematiche cliccare sulle immagini.

tag foto 1 tag foto 2 tag foto 3 tag foto 4 tag foto 5 tag foto 6 tag foto 7 tag foto 8 tag foto 9 tag foto 10 tag foto 10

martedì 31 dicembre 2013

Buon anno con il Manoscritto di Baltimora. Video.


Le feste di Natale,
ormai prossime a finire ....
(Prima edizione di Charles Dickens,
Canto di Natale, 1843)
Le feste di Natale si stanno esaurendo con Capodanno e l'Epifania, che tutte le feste porta via...
Un bilancio? Noi visibili abbiamo festeggiato, ben poco gli invisibili; per nulla gli invisibili ancor più  invisibili.



Un bilancio?
(E. Scrooge parla al fantasma di Marley,
che lo ammonisce ...
Illustrazione di John Leech)

Il Natale visibile.
La messa di mezzanotte, gli auguri, i  brindisi sul sagrato  a vin brulé, il calore della compagnia di  persone per bene e poi  della famiglia  e degli amici, nel pranzo festoso in casa o  in qualche ristorante che vale la pena… Chissà: forse anche qualche riflessione sull'Emmanuele e sulla luce che i pastori vedono e noi non so... E poi le luminarie, le musichette e magari gli zampognari, internet per tutti  o la TV,  due passi lungo la marina o nel centro storico  e le sere largo  ai giovani,  a conquistare le notti.

 
Il Natale invisibile.
Il pranzo dei poveri o degli impoveriti, con qualche sorriso  se il pranzo è offerto e gestito da S. Egidio o dalla Caritas: il sorriso  dei volontari,  di accoglienza e fraternità; un giorno in meno di solitudine ed uno in più di tenerezze.



Gli invisibili ....
(L'ignoranza e la miseria ...
Illustrazione di John Leech)

Il Natale ancora più invisibile.
La solitudine dei malati soli negli ospedali, dei carcerati, delle persone abbandonate a se stesse, le  disperazioni nascoste tra le famiglie disastrate, gli  indebitati, gli  esodati,  i falliti,  i disoccupati, i  marginali  di ogni categoria produttiva, i giovani arrabbiati …  E nel mondo le guerre e la fame che mieteranno anche nei giorni natalizi le loro vittime …

A tutti un  BUON ANNO: 365 giorni gioiosi e sereni, con qualche inquietudine esistenziale...
Ad ognuno di noi  l’augurio tratto  dal “Manoscritto di Baltimora”. 

Si consiglia di mettere in pausa  la musica del blog prima di avviare il video.
 

“… Afferma la verità con calma e chiarezza e ascolta gli altri: anche i noiosi e  gli incolti hanno una storia da raccontare …

Sii te stesso. Soprattutto non fingere negli affetti. Non ostentare cinismo verso l’amore, perché pur di fronte a qualsiasi delusione e aridità, esso resta sempre come il sempreverde…

Coltiva la forza dello spirito per difenderti nelle sciagure improvvise, ma non tormentarti con l’immaginazione. Molte paure nascono dalla stanchezza e dalla solitudine...

Tu sei figlio dell’universo non meno degli alberi e delle stelle ed hai pieno diritto di esistere.

Sta’ in pace con Dio, qualunque sia la concezione che hai di Lui. E quali che siano i tuoi affanni e aspirazioni, nella chiassosa confusione dell’esistenza, mantieniti in pace con il tuo spirito...

Nonostante i suoi inganni, travagli e sogni infranti, questo è pur sempre un mondo meraviglioso. Sii prudente. Sforzati di essere felice”.

Chi desidera intervenire può consultare il post del 22/10/13 oppure semplicemente andare qui sotto su "commenta come", nel menù a tendina selezionare "nome/URL", inserire solo nome e cognome e cliccare su continua. Quindi può scrivere il proprio contributo sul quale rimarrà il suo nome ed eventualmente, se lo ritiene opportuno, può lasciare la sua mail.



domenica 29 dicembre 2013

Abramo o l'uscita da sé.

Al mito di Ulisse che ritorna ad Itaca si contrappone  la storia di Abramo che lascia  per sempre la sua patria per una terra sconosciuta. Abramo, al contrario di Ulisse, è sin dall’inizio chiamato all’erranza nomadica: non c’è ritorno nel  suo cammino verso l’ignota  terra promessa. 
 

L'abbandono delle proprie sicurezze ...
Abramo in viaggio verso la terra di Canaan,
Gustave Doré
Il nomade Abramo simboleggia per Lévinas l'irruzione del nuovo che ci sorprende, che spinge ognuno di noi oltre se stesso nella direzione verso l’altro, per scoprirne il «volto» al centro della nostra esistenza: senza ritorno, perché non può esserci  reciprocità nel faccia-a-faccia, relazione sempre asimmetrica (“diaconica”) in cui il volto dell'altro non è mai definitivamente afferrabile. 

sabato 28 dicembre 2013

Il nomade Odisseo o Ulisse?


 
Claude Lorrain, 
Partenza di Ulisse dal porto...
Ulisse e Abramo sono  paradigmi  di due modi diversi, per alcuni addirittura  opposti, di esistere e  di vivere il nomadismo.
Entrambi  in viaggio, si allontanano dalla loro patria per altri lidi. Per Ulisse si tratta di viaggio di ritorno  faticoso, problematico - appunto un’odissea - verso la patria conosciuta, di cui soffre la nostalgia. Per Abramo è viaggio di chi, volontariamente o per necessità, si separa  dalla sua terra, muove  verso l’ignoto perché costretto a fuggire dal bisogno  o spinto da una forza interiore,  alla ricerca di una “terra promessa”: nessuna nostalgia, nessun  dolore del ritorno.
Abramo è una figura monolitica, Ulisse invece è personaggio complesso e multiforme, come attesta la ben nota diversità tra  l’Odisseo di Omero e l’Ulisse di Dante. Diverse quindi e anche divergenti   le varietà nomadiche da lui rappresentate.

E’ il nomade  “dal multiforme ingegno”, capace di progettare e di calcolare astutamente, di mascherarsi e di nascondersi.
L'offerta ...
P. Brueghel il Vecchio, Ulisse e Calipso

E’ il nomade smanioso di vivere, avido di provare tutto, girovagando per il mar Egeo della vita ed attraccando ad ogni isola per  gustare  ogni esperienza di vita. 
 ... dell'immortalità ...
H.J.Draper, L'isola di Calipso.
Ma  soprattutto è l’uomo del ritorno, il nomade  che piange e soffre la nostalgia della  sua casa e della sua donna, che antepone alla bellezza divina di Calipso, al dono della immortalità e dell’eterna giovinezza, la sfiorita bellezza della moglie che lo attende da vent’anni. 
... la nostalgia della sua casa ...
J.W.Waterhouse, Penelope e i pretendenti.

 ... l'esperienza dell'ospitalità...
F. Hayez, Ulisse alla corte di Alcinoo.

 P. Lastman, Odisseo e Nausicaa
Ospite di Alcinoo e della tenera Nausicaa, straniero nel paese dei mangiatori di loto, non dimentica il ritorno, resiste  con astuzia ai Ciclopi, sopravvive alla malia della maga Circe e delle Sirene, affronta la discesa agli inferi, dove l’indovino Tiresia gli predice l’ultimo viaggio …
... la seduzione ...
J.W.Waterhouse, Circe offre la coppa ad Odisseo.


... l'incantamento ...
J.W.Waterhouse, Ulisse e le sirene.
E’ il nomade  che rimane solo, dopo la vendetta sterminatrice di Zeus: solo, senza compagni, nudo e vagabondo, gettato sulle sponde di terre dove sperimenta la metamorfosi dell’ospitalità in ostilità.
...l'esperienza dell'inospitalità 
e della ferocia...
W. Turner, Ulisse schernisce Polifemo.
Infine il nomade Odisseo   impone la propria presenza ai Proci,  che inganna nascondendo loro la verità:  il ritorno ad Itaca si conclude con la nemesi e la giustizia sommaria di coloro che hanno irriso l’ospite. Un monito per tutti noi: il prossimo futuro, segnato dal senso della provvisorietà e precarietà di ogni giorno, imporrà il problema dell’ospitalità  tra rigurgiti di barbarie?  

L'Odisseo omerico, l’uomo del  ritorno, non oltrepassa la sfera del sé. Il suo non è un esilio, solo  un lungo sofferto allontanamento cui segue  una perigliosa riappropriazione di  sé nella liquidazione di ogni estraneo. Rimanere centrato su di sè è condizione per  godere di una promessa vecchiaia felice.
... fino alla riappropriazione di sé...
G. Schwab, La strage dei pretendenti.
Odisseo ha un suo fascino discretamente ambiguo, ma mi intriga molto di più il nomade Ulisse di Dante della Divina Commedia (Inf. XXVI): l’uomo del non ritorno, perché non approda  ad  Itaca  e trasforma il suo viaggio in un’avventura “per seguir virtute e conoscenza”:
 
“Nè dolcezza di figlio, nè la pièta

del vecchio padre, né il debito amore

lo qual dovea Penelopé far lieta,

vincer poter dentro da me l’ardore

ch’i’ ebbi a divenir del mondo esperto

e delli vizi umani e del valore”.

Forse questo nomade Ulisse si approssima al nomade Abramo?
Anonimo fiorentino, 
Il naufragio della nave di Ulisse.
Chi desidera intervenire può consultare il post del 22/10/13 oppure semplicemente andare qui sotto su "commenta come", nel menù a tendina selezionare "nome/URL", inserire solo nome e cognome e cliccare su continua. Quindi può scrivere il proprio contributo sul quale rimarrà il suo nome ed eventualmente, se lo ritiene opportuno, può lasciare la sua mail.

  

venerdì 27 dicembre 2013

Identità nomadiche oggi.


La metafora del viaggio...
Martinus Rørbye


Siamo tutti nomadi. Siamo tutti di passaggio, in viaggio, in movimento, in continua trasformazione. Il nostro  è un pianeta nomade ed ognuno di noi è contrassegnato dalla sua  “identità nomadica”: ognuna  diversa, divergente, spesso opposta rispetto alle altre …. 
... siamo nomadi, siamo tutti in viaggio ...
Martinus Rørbye


C’è chi banalmente esprime il suo nomadismo  nello shopping dei mega-supermercati o nelle carrellate virtuali di internet: un consumo frenetico di merci o di “mi piace”,  ricerche  compulsive, vagabondaggio di chi sente nell’intimo del suo vivere la propria precarietà,  fluttuante nell’“uno, nessuno, centomila”.
  ... uno, nessuno, centomila ...
Martinus Rørbye
C’è  il nomadismo dei migranti che molti interpretano come l’inizio di apocalittiche transumanze, che sconvolgeranno e ridurranno il mondo  ad una congerie di  branchi di meticci.
C'è il nomadismo dei migranti...
Martinus Rørbye


C’è il nomadismo eco-turistico di chi gira  a piedi in bici in moto in caravan, visita  il mondo e scopre, ma solo per sé e quanti lo accompagnano, meraviglie sconosciute agli autoctoni.

Ci sono i pellegrini che vanno a Gerusalemme o a Roma o a Compostela e fanno del loro pellegrinaggio un simbolo vivente della loro fede:  metafora del cristiano,  nomade  che  vive fino in fondo l’impegno dell’incarnazione, nel mondo ma senza essere  del mondo,   come  suggerisce  la “Lettera a Diogneto”.
... il nomadismo dei pellegrini...
Martinus Rørbye


Ed ancora tante altre forme di nomadismo odierno …

Che cosa dire di queste difformi e contrastanti identità nomadiche del nostro tempo?  C’è qualcosa che le accomuna?
... difformi e contrastanti identità nomadiche ...
Martinus Rørbye

Forse  il fatto  che siamo tutti viandanti, di passaggio come passaggio è la vita degli uomini, stranieri ed insieme ospiti, ospitanti ed ospitati.

Ma tra ospitalità e ostilità il passo è breve e l’hospes può diventare hostis: come succede oggi a molti di noi,  ossessionati dai migranti che sbarcano  a Lampedusa, viandanti-stranieri, nemici-amici, accolti e maledetti e respinti.
...tra ospitalità e ostilità...
Martinus Rørbye

Ospitalità-ostilità: una dialettica presente sin dall’antichità L’ospite era, sì,  sacro e  l’ospitalità la più fulgida virtù, ma lo straniero, proprio  perché tale, non aveva diritti: preda da cacciare, uccidere, sacrificare, espellere e ridurre in schiavitù. 

Anche  nel nostro mondo nomade di oggi ospitalità e diritto predatorio, filia e fobia si contendono il primato: i viandanti stranieri, i migranti, e più in generale gli “altri”, toccano la nostra insicurezza e richiamano la nostra labilità;  la loro esistenza e la loro presenza entrano in competizione con noi e possono provocare lo scivolamento dell’ospitalità in ostilità: il territorio diventa inaccessibile, quello nazionale e quello, intorno a noi, che ognuno considera suo terreno esclusivo. Così ci si trincera, gli altri diventano stranieri ovvero estranei, i migranti sono accolti e poi respinti, perché negati, privi del  passaporto o del permesso di soggiorno, segni emblematici del diritto alla territorialità.
... gli stranieri, gli altri...
Martinus Rørbye


Eppure siamo tutti nomadi, tutti di passaggio, in viaggio. Come l’Odisseo omerico o l’Ulisse dantesco od Abramo.
Ma oggi non ci sono  né Omero né Dante né Lévinas a leggere le nostre divergenti ed opposte  “identità nomadiche”, a trasfigurare storie ed  ansie ed il cammino di ognuno in figure poetiche e tragiche o eroiche come quelle di Ulisse e di Abramo.
Interrogarci ancora ...
Martinus Rørbye


E perché non interrogarci allora su  che cosa  possiamo ricavare oggi  dal nomadismo di Ulisse e di Abramo?


Martinus Rørbye è stato un pittore danese vissuto tra il 1803 e il 1848.

Chi desidera intervenire può consultare il post del 22/10/13 oppure semplicemente andare qui sotto su "commenta come", nel menù a tendina selezionare "nome/URL", inserire solo nome e cognome e cliccare su continua. Quindi può scrivere il proprio contributo sul quale rimarrà il suo nome ed eventualmente, se lo ritiene opportuno, può lasciare la sua mail.







giovedì 26 dicembre 2013

Essere nomadi e saperlo.


La nebbia, 
nel viandante di C. D. Friedrich.

La precarietà, 
nel viandante di H. Bosch.

 La solitudine nel viandante di
Martinus Rørbye

Nomade è ...

...
... chi parte
... chi torna
... chi resta
...
... chi non ha fissa dimora
... ma anche chi ha una sontuosa dimora
...
... chi cammina verso una meta
... chi non cammina
... chi ha perso il senso della meta
...
... colui che si sente ospite
... ma anche colui che si considera padrone
...
... chi vive con leggerezza la precarietà
... chi ne sente l'angoscia
... chi non si pone il problema
...
... chi trova compagni di viaggio,
... chi procede da solo
... chi odia
... chi ama
... 
... chi si indigna
... chi si piega
... chi si umilia
... chi se ne frega
...
... chi è ricco
... chi è povero
... chi vorrebbe essere ricco
... chi vive con sapienza l'esser povero o ricco
...
... ogni uomo 
... ogni donna, 
... che lo sappiano o meno
... 

La strada,
nel viandante di Van Gogh.
Chi desidera intervenire può consultare il post del 22/10/13 oppure semplicemente andare qui sotto su "commenta come", nel menù a tendina selezionare "nome/URL", inserire solo nome e cognome e cliccare su continua. Quindi può scrivere il proprio contributo sul quale rimarrà il suo nome ed eventualmente, se lo ritiene opportuno, può lasciare la sua mail. 

martedì 24 dicembre 2013

Buon Natale! Video Perù.



Matthias Grünewald, 
Particolare della Natività.

Vogliamo condividere con gli amici del Blog e di Facebook l'augurio ricevuto dal caro amico Livio Bertonasco. Un buon Natale a tutti nel linguaggio semplice e universale dei bambini. Da Gian Maria Zavattaro e Rossana Rolando.

Si consiglia di mettere in pausa la musica del blog prima di avviare il video.

                          


Chi desidera intervenire può consultare il post del 22/10/13 oppure semplicemente andare qui sotto su "commenta come", nel menù a tendina selezionare "nome/URL", inserire solo nome e cognome e cliccare su continua. Quindi può scrivere il proprio contributo sul quale rimarrà il suo nome ed eventualmente, se lo ritiene opportuno, può lasciare la sua mail. 

Matthias Grünewald, 
Natività. 

lunedì 23 dicembre 2013

Il Natale di Martin, il ciabattino. Racconto di Lev Tolstòj .

Post di Gian Maria Zavattaro.
(libera riduzione ed adattamento 
di un racconto di Lev Tolstòj)
Martin, il ciabattino...
(Antonio Rotta, Il ciabattino)
In una città viveva Martin, un ciabattino  che da una finestra del seminterrato in cui lavorava poteva vedere sulla strada soltanto i piedi delle persone che passavano e ne riconosceva molte dalle scarpe che aveva riparato lui stesso.

...riconosceva tutti dalle scarpe ....
(Van Gogh, Un paio di scarpe)
Anni prima, gli erano morti moglie e figli e Martin non cessava di rimproverare Dio.
Un giorno  aprì il suo cuore ad  un vecchio del villaggio che  aveva fama di santo: “Non ho più desiderio di vivere né speranza”. Il vecchio rispose: “Sei disperato perché vuoi vivere solo per la tua felicità. Leggi il Vangelo e saprai come il Signore vuole che tu viva”.


... gli erano morti moglie e figli
ed era disperato ...
(Van Gogh, Un uomo)
Martin si comprò una Bibbia ed una volta cominciata la lettura se ne sentì talmente rincuorato che la lesse ogni giorno. Una sera gli capitò il brano del Vangelo di Luca in cui  un ricco fariseo invita il Signore in casa sua e una donna peccatrice gli  unge i piedi e li lava  con le sue lacrime. Il Signore rimprovera il fariseo scandalizzato: “Vedi questa donna? Sono entrato nella tua casa e non mi hai dato acqua per i piedi. Questa invece con le lacrime li ha lavati  e con i suoi capelli li ha asciugati. Non hai unto con olio il mio capo, lei invece con unguento profumato ha unto i miei piedi”. Martin rifletté: "Doveva essere come me quel fariseo. Se il Signore venisse da me, dovrei comportarmi cosi?”.
 
... un giorno lesse il vangelo 
e sentì una voce che gli diceva: 
"domani verrò" ...
(Van Gogh, Uomo che legge seduto)

Poi si addormentò, ma all'improvviso udì una voce e si svegliò di soprassalto: non c'era nessuno, ma udì  queste parole: “Martin! Guarda fuori in strada domani, perché io verrò”. Si alzò prima dell'alba, accese il fuoco, preparò la zuppa di cavoli e la farinata di avena,  si mise il grembiule e si sedette a lavorare accanto alla finestra, ripensando  alla voce udita. Ogni volta che vedeva passare qualcuno con scarpe che non conosceva, sollevava lo sguardo per vedergli il viso.


... passò il vecchio Stepanic infreddolito e Martin gli offrì il calore della sua casa ...
(Van Gogh, Scarpe)
Passò un facchino, poi un acquaiolo e poi il vecchio Stepanic, che cominciò a spalare la neve davanti alla finestra di Martin e dopo un po’ appoggiò la pala al muro, tentando di riscaldarsi. Martin uscì sulla soglia: “Vieni a scaldarti. Devi avere un gran freddo”. “Che Dio ti benedica!”. Stepanic entrò, scuotendosi di dosso la neve e si strofinò ben bene le scarpe al punto che barcollò e per poco non cadde. “Non è niente - gli disse Martin  - Siediti e prendi un po' di tè”.  Stepanic bevve d'un fiato e Martin gli riempì di nuovo il bicchiere, continuando a guardar fuori della finestra. “Stai aspettando qualcuno?”. “Ieri sera - rispose Martin - stavo leggendo di quando Cristo andò in casa di un fariseo che non lo accolse coi dovuti onori. Supponi che mi succeda qualcosa di simile. Cosa non farei per accoglierlo! Poi, mentre sonnecchiavo, ho udito qualcuno mormorare: "Guarda in strada domani, perché io verrò".  Stepanic ascoltava e  le lacrime gli rigavano le guance: ”Grazie, Martin.  Mi hai dato conforto per l'anima e per il corpo”. Poi se ne andò.

... poi si fermò una donna con il suo bambino e Martin gli regalò il suo mantello...
(Van Gogh, Scarpe)

Martin si sedette a cucire uno stivale. Mentre guardava fuori della finestra, una donna  passò di lì e si fermò accanto al muro: era vestita miseramente, aveva un bimbo fra le braccia che tentava di riparare dal freddo e dal vento coi propri logori indumenti.  Martin uscì,  la invitò a entrare e le offrì un po' di zuppa calda. Mangiando, la donna gli raccontò la sua vita: ”Mio marito, soldato, è stato mandato lontano otto mesi fa e non ne ho saputo più nulla. Non sono riuscita a trovare lavoro e ho dovuto vendere tutto quel che avevo per mangiare, anche il mio ultimo scialle”.  Martin andò a prendere un vecchio mantello: “È un po' liso ma basterà per avvolgere il piccolo”. Insieme le porse del danaro per riscattare lo scialle. La donna scoppiò in lacrime: “Che il Signore ti benedica”. Poi uscì e Martin  tornò a  lavorare.

... infine un ragazzo che aveva rubato una mela... e Martin lo tirò fuori dai guai ...
(Van Gogh, Paio di scarpe)

Ogni volta che un'ombra cadeva sulla finestra, sollevava lo sguardo per vedere chi passava. Dopo un po', vide una donna che vendeva mele da un paniere. Sulla schiena portava un sacco pesante che spostava da una spalla all'altra. Mentre posava il paniere su un paracarro, un ragazzo  passò di corsa, prese una mela e cercò di svignarsela. Ma la vecchia lo afferrò per i capelli e  minacciava di portarlo alla polizia.  Martin corse fuori: “Lascialo andare, nonnina. Perdonalo, per amor di Cristo. Se lui dovesse essere incarcerato per aver rubato una mela, cosa  dovrebbero fare a noi per tutti i nostri peccati? Dio ci comanda di perdonare, altrimenti non saremo perdonati. E tu, ragazzo, chiedi perdono alla nonnina”. Il ragazzo si mise a piangere e a scusarsi. Martin prese una mela dal paniere e la diede al ragazzo dicendo: “Te la pagherò io, nonnina”. La vecchia si  rimise  il sacco sulla schiena e allora il ragazzo si fece avanti:  “Lascia che te lo porti io, nonna. Faccio la tua stessa strada”. E così la donna mise il sacco sulle spalle del ragazzo e si allontanarono insieme.

Scesa la sera risentì la voce: 
Martin non mi riconosci? 
Martin domandò: Chi sei?
(Van Gogh, Preghiera prima del pasto)

Si era fatto buio, Martin raccolse i suoi arnesi, posò una lampada sul tavolo,  prese la Bibbia dallo scaffale ed una voce gli sussurrò all'orecchio: “Martin, non mi riconosci?” “Chi sei?” chiese Martin. “Sono io” e da un angolo buio della stanza uscì Stepanic, che sorrise e poi svanì come una nuvola. 

Gli parve di udire Stepanic: 
"Sono io" ...
(Antonio Rotta, L'uomo e il suo cane)

“Sono io!”, disse di nuovo la voce e apparve la donna col bambino in braccio, che sorrise ed anche il piccolo rise. Poi scomparvero.

... e poi la donna: 
"Sono io" ...
(Antonio Rotta, La piccola ferita)

“Sono io”, ancora  la voce, e la vecchia e il ragazzo con la mela apparvero a loro volta, sorrisero e svanirono.

... e infine il ragazzo: 
"Sono io"...
(Antonio Rotta, Fiammiferaio)
Martin si sentiva leggero e felice. Prese a leggere il Vangelo là dove si era per caso aperto:  Ebbi fame e mi deste da mangiare, ebbi sete e mi dissetaste, fui forestiero e mi accoglieste. In fondo alla pagina lesse: Quanto avete fatto a uno dei più piccoli dei miei fratelli, l’avete fatto a me.
Martin capì: il Signore era  venuto  quel giorno e lui l’aveva accolto.

Chi volesse leggere il racconto di Lev Tolstòj nella sua forma integrale lo può trovare nella raccolta dei Meridiani, Tutti i racconti, vol. II, con il titolo Dove c'è amore c'è Dio (pp. 152-166)