Iscriviti ai Feed Aggiungimi su Facebook Seguimi su Twitter Aggiungimi su Google+ Seguici tramite mail

Per alcune aree tematiche cliccare sulle immagini.

tag foto 1 tag foto 2 tag foto 3 tag foto 4 tag foto 5 tag foto 6 tag foto 7 tag foto 8 tag foto 9 tag foto 10 tag foto 10

giovedì 4 dicembre 2014

Gabriella Caramore, Pazienza. Recensione.

Post di Rossana Rolando.

Creare  le parole... 
(Auguste Rodin)
Il dono della parola.
“Le parole vanno create. Ma anche custodite. Offerte. Ma non sprecate. Sono il tessuto stesso della persona umana. E, in quanto tali, delle relazioni tra esseri umani. Perciò, in definitiva, un difetto nel linguaggio è un difetto d’amore” (Gabriella Caramore, Pazienza, pp. 56-57).
... risvegliare 
i significati .... 
(A. Rodin, Mani)
Quel che colpisce anzitutto, nel libro di Gabriella Caramore, Pazienza, edito dal Mulino nella scorsa primavera, è la finezza della parola. Un uso del linguaggio che risveglia nuovi significati, che ripulisce termini incrostati e polverosi per restituirli ad una freschezza sorgiva, creativa. Un uso certo ricercato, sapiente, senza essere però affettato, retorico, vanesio. Quel che si coglie è proprio la tensione a dire “la cosa”, null’altro. Del resto chi è abituato ad ascoltare Gabriella Caramore nella trasmissione di Radio 3 “Uomini e Profeti” sa che questo è il suo fascino: l’efficacia avvolgente della parola.
... attraverso 
la riflessione filosofica ... 
(A. Rodin, Pensatore)
Il genere letterario.
Ecco alcuni tra gli incipit narrativi contenuti nel libro:  “Un fratello chiese ad abba Sisoes: Che devo fare, abba? ….” E poi: “Viveva in una città – non sappiamo in quale – un falegname …” E ancora: “Cura, mentre stava attraversando un fiume, scorse del fango cretoso …” (pp. 34; 39; 129).


... ma anche attraverso 
il linguaggio figurativo 
e poetico ... 
(A. Rodin, Il poeta 
e la musa)
Difficile dire a quale genere il libro appartenga. Uno scritto filosofico? Sì, c’è una tesi e un’argomentazione che la sostiene. Ma molti sono gli apporti poetici, letterari, figurativi, che entrano in scena e, facendo appello ad altri mondi espressivi, rendono lo scritto – direi – un saggio leggibile e fruibile su più piani. Il libro si apre con Kafka e poi via via si accresce nella ricchezza di voci che spaziano da Buber a Lévinas, da Simmel ad Heidegger, da Simone Weil a Bonhoeffer, da Omero a Rilke, dai testi biblici del Deuteronomio e del libro di Giobbe alla rivelazione del Buddha…  Insomma, tanti fili che si intrecciano.
L’impressione che se ne ricava è quella di una grande libertà che riconosce a tradizioni anche molto diverse e lontane tra loro la possibilità di accedere e di attingere alla verità più segreta dell’esperienza umana.
... che cos'è la pazienza? ... 
(A. Rodin, Disperazione)
La tesi di fondo.
Già nel primo capitolo (p. 18) si legge: “Forse sarà possibile scoprire che la pazienza, sparita dall’orizzonte contemporaneo come qualità del tempo, la si potrà trovare, trasformata, in una qualità della relazione tra gli esseri umani, a cui si potrà dare il nome di «cura»”.
... attesa, 
modalità del tempo ... 
(A. Rodin, 
L'eterna primavera)
Intanto si può notare come immediatamente ci si collochi in un orizzonte semantico inaspettato: la pazienza, infatti, non si risolve nell'impassibile sopportazione degli eventi, che è rimasta nel nostro linguaggio - secondo un'antica eredità di matrice stoica - come significato pressoché univoco. Della pazienza vengono fornite, lungo il corso del testo, altre definizioni, ben più suggestive, che lascio alla curiosità dei lettori. Invece cerco di ricostruire l’ossatura dell’argomentazione che mi pare di aver colto a sostegno della tesi.
... travaglio che attraversa 
ogni realtà ... 
(A. Rodin, La Danaide, 
la figura liberata 
dall'inerzia della materia)
La pazienza è dapprima intesa come qualità del tempo – oggi pericolosamente sommersa dalla liquidità e dalla velocità in cui viviamo –  o ancor più come modalità dell’essere, come travaglio che attraversa tutta la realtà: dal bambino che cresce al vecchio che muore, dall’amante che cerca l'amato al poeta che aspetta e coltiva l'intuizione dell'opera d'arte…
...tensione verso 
una forma ... 
(A. Rodin, Aurora)
Ed è, la pazienza, un attendere, un essere sospesi, un tentare e un riprovare che comprende e contiene l’impazienza, la spinta coraggiosa e improvvisa, l’accelerazione, ma anche la fatica, la resistenza e la ribellione. Quindi una pazienza oggettiva che è dentro le cose, attiva, dinamica, testarda, comunque ben lontana dalla passività che al termine si è soliti congiungere.
... custodia di qualcosa 
che cresce e si sviluppa... 
(A. Rodin, Il bacio)
E poi c’è una pazienza soggettiva che coincide con la “cura” ovvero con la capacità di stare accanto alla realtà che si svolge e matura sotto il nostro sguardo, soprattutto la realtà del volto dell’Altro. E’ la pazienza che sa attendere il bambino che cresce, sorreggendo, guidando, vegliando … è la pazienza che accompagna il cammino faticoso della vecchiaia, da ciascuno sperimentata nell’anticipazione della debolezza e della malattia … è la pazienza dell’amante che, giorno dopo giorno, costruisce l’intimità con l’amato.
... adesione alla vita 
nel suo movimento .. 
(Rodin, Donna accovacciata).
Insomma altro che virtù ancillare, qui la pazienza assurge addirittura al rango di una vera e propria forza cosmica – oggettivamente – e diventa – soggettivamente l’adesione intima e profonda alla vita nel suo movimento, nel suo sviluppo, nei suoi contrari.

Nessun commento:

Posta un commento