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domenica 19 luglio 2015

Un pensiero mattutino, con Erri De Luca. La parola contraria.

 
Liberare la parola.

Un pensiero mattutino, con Erri De Luca. 
La parola contraria.

“In margine al diritto di parola contraria, desidero scrivere che per me si tratta di dovere.
Se non lo facessi, se per convenienza tacessi, badando ai fatti miei, mi si guasterebbero le parole in bocca. Il mio vocabolario di scrittore si ammalerebbe di reticenza, di censura. […] Per me, da scrittore e da cittadino, la parola contraria è un dovere prima di essere un diritto” (Erri de Luca, La parola contraria).

La parola che libera.
Il diritto di parola contraria non è il semplice diritto di esprimere verbalmente il proprio pensiero e le proprie idee, è il diritto di affermare un pensiero critico, opposto, resistente a qualcosa, contrario.
Non una parola che contraddice per capriccio o per istinto, no. Piuttosto una parola pensata e pesata, che si oppone a ciò che non è buono e non è giusto. 
Perciò diventa un dovere. Dallo spazio della libertà – sono libero di dire si entra in quello della giustizia e dell’etica: devo dire, non posso tacere. 

La parola che si oppone 
alle catene dell'ingiustizia.
La parola contraria ha un costo, si paga al duro prezzo dell'accusa, della sofferenza e dell'intima solitudine. 
Essa, infatti, si dissocia dalla convenienza e dalla noncuranza, è parola dettata dalla tensione verso un bene che supera l'individualità ed esce dall’io, dalla tranquilla e sicura soggettività per andare nella direzione dell’altro.
Perciò è il dovere di chi pensa ad alta voce ed è ascoltato, di chi scrive ed è letto, di chi guida ed è seguito. 
Ma è il dovere di ciascuno, di ogni cittadino che voglia essere davvero tale.

La parola contraria.
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