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venerdì 28 luglio 2017

K. Jaspers, H. Arendt, Verità e umanità.

🖋 Post di Rosario Grillo

Il libro.
🔶Un libro  di poche pagine e con la vocazione ad essere vademecum.
Non nell’accezione di passepartout enciclopedico alle 1000 e più questioni che si profilano durante i giorni.
Nella funzione, invece, di Viatico.
Di memento opportuno delle nostre radici civiche fondamentali, osservate le quali, risultano orientati i nostri passi ad un benefico consorzio umano.
“Quando i contrasti tra i partiti trascinano da legami di solidarietà ad un processo auto distruttivo, lo Stato libero diventa una quinta che un domani può essere rovesciata assieme a tutti i suoi politici e i suoi partiti. La democrazia, esclusivamente formale, genera il totalitarismo, cosicché a ragione Hitler poté dire trionfante: 'l’ho battuta con la sua stessa follia' ” (p. 39).
🔶Un premio.  L'occasione del discorso di Jaspers coincide con il “premio per la pace” assegnatogli nel 1958 dai Librai tedeschi.
Ne parla in tono kantiano sul filo di “Per la pace perpetua”.
Sia in quanto continuatore dello spirito critico-razionale di Kant, sia per accettazione dell'etichetta repubblicana.
“Kant disse che soltanto gli Stati dotati di ‘forma di governo repubblicana’ possono stipulare la pace” (pp. 37-38).
Dove il governo repubblicano non rispecchia una specifica formula costituzionale. Vuole significare piuttosto la condivisione comune, la partecipazione democratica.

lunedì 24 luglio 2017

Libertà di muoversi e di migrare.

Post di Gian Maria Zavattaro 
Immagini delle opere di Stefano Bosis (per una presentazione dell'artista cliccare qui)
♦♦♦♦♦♦♦♦♦♦
Libertà di migrare
“Nel villaggio mondiale esiste oggi libertà giuridica di migrazione per tutti. Non tutti lo sanno, molti non sempre lo ricordano, quasi mai chi lo sa lo dice. La dichiarazione universale dei diritti umani del dicembre 1948 contempla il diritto alla libertà di movimento e di migrazione. Il primo comma dell'art.13 dichiara che “ogni individuo” ha il diritto di muoversi e risiedere “entro i confini di ogni Stato” (una libertà individuale e collettiva di migrazione interna al singolo Stato nazionale). All'art. 29 si aggiunge che eventuali limitazioni devono essere stabilite dalla legge per rispettare eventuali diritti e libertà di altri. Il secondo comma dell'art. 13 dichiara che “ogni individuo” può liberamente lasciare il proprio paese e ritornarvi, lasciare “qualsiasi paese” e ritornare nel “proprio” (una libertà individuale e collettiva di migrazione esterna e generale, come andata, come ritorno, come andata senza ritorno, come andata con ritorno). Libertà di partire, diritto di restare. Diritti umani in patria, libertà di migrare altrove. Una migrazione forzata è di norma arbitraria e vietata, transitoriamente ammissibile solo in casi eccezionali, in sostanza quando non c'è alternativa alla necessità immediata di spostare qualcuno. L'articolo successivo contempla il diritto di asilo”. (Libertà di migrare. Perché ci spostiamo da sempre ed è bene così” di V. Calzolaio e T. Pievani, Einaudi, To, 2016, p. 96-97).
♦♦♦♦♦♦♦♦♦♦
Una coppia di amici biellesi due mesi fa ci ha fatto dono di un libro. L'ho letto e mi pare ora naturale presentarlo sul nostro blog, in una soggettiva selezione di riflessioni, in segno di gratitudine a chi lo ha scritto ed a chi ce l'ha donato. Si tratta di “Libertà di migrare. Perché ci spostiamo da sempre ed è bene così” di V. Calzolaio e T. Pievani (Einaudi, To, 2016).
🔹🔹🔹🔹🔹🔹🔹🔹🔹🔹
Stefano Bosis, 
Il primo migrante
La tesi. 
Siamo migranti da sempre pur con modalità diverse, dapprima con spostamenti forzati, poi sempre più per scelte più o meno pianificate. Non ha alcun senso interpretare i flussi migratori contemporanei come se fossero evento eccezionale, emergenza del momento. L'evoluzione insegna il contrario: il fenomeno migratorio umano è strutturale e costitutivo della nostra identità di specie. Migrare è sempre stato fattore evolutivo cruciale, fondamentale strategia di adattamento praticata soprattutto negli ultimi 2 milioni di anni con l'espansione dell'homo sapiens dall'Africa in tutti i continenti. “Gli esseri umani sono evoluti anche grazie alle migrazioni: questa è una delle ragioni per cui occorre garantire la libertà di migrare, soprattutto nel momento in cui i cambiamenti climatici, oltre che le emergenze politiche sociali ed economiche, provocano flussi forzati. Il che significa pure, ovviamente, che va tutelato il diritto di restare nel proprio paese” (1). Come ieri, anche oggi vige il permanente intreccio tra migrazioni e contesto ambientale, climatico, politico, economico. Soprattutto l'impronta antropica globale è oggi allarmante. “Nel 2030 la certezza di essere rifugiati climatici o la probabilità di diventare tali riguarderà almeno 250 milioni di donne ed uomini, nello scenario migliore. Ciò conferma come sia indilazionabile riconoscere lo status di climate refugees, con politiche appropriate di prevenzione e assistenza, mitigazione e adattamento” (2).

domenica 23 luglio 2017

Stefano Bosis, Dipingere i migranti.

Post di Rossana Rolando
Immagini di Stefano Bosis (qui il sito).

 Stefano Bosis, 
Viaggio a Lampedusa
Due prossimi post saranno dedicati al tema della migrazione, a partire dal libro Libertà di migrare. Perché ci spostiamo da sempre ed è bene così, di V. Calzolaio e T. Pievani, ed. Einaudi.


Stefano Bosis, 
Il portatore di sogni
Inseriremo in essi le immagini dei dipinti di Stefano Bosis, artista italiano che ha dedicato anni di elaborazione al tema dei migranti ed ha esposto i suoi lavori in Germania, a Berlino (qui il link della pagina facebook GalerieJuliaDorsh), con ampi riconoscimenti. A lui dedichiamo – con il solo riferimento al tema del migrare - una breve presentazione.

venerdì 21 luglio 2017

Genova di Montale, Corso Dogali.

Post e fotografie di Rossana Rolando.

Corso Dogali.

Se frugo addietro fino a corso Dogali
non vedo che il Carubba con l’organino
a manovella
e il cieco che vendeva il bollettino
del lotto. Gesti e strida erano pari.
Tutti e due storpi ispidi rognosi
come i cani bastardi dei gitani
e tutti e due famosi nella strada,
perfetti nell’anchilosi e nei suoni.
La perfezione: quella che se dico
Carubba è il cielo che non ho mai toccato.

Corso Dogali, 
Genova
Il titolo del componimento, contenuto nella raccolta Diario del '71,  si riferisce alla strada di Genova in cui si trova la casa natale del poeta. Salendo con l’ascensore di Castelletto si percorre corso Carbonara e quindi si imbocca corso Dogali per trovare, al numero cinque, un bel palazzo con una scalinata e un portone rivestito di marmo bianco, con l’iscrizione a lato.
La via, tutta in salita come molte altre strade di Genova, è legata a due personaggi (famosi nella strada) che il poeta Montale ritrova, “frugando” addietro: il Carubba che suona un piccolo organo a manovella e il cieco che vende i tagliandi per giocare al lotto.  Al gesto dell’uno corrisponde l’urlo dell’altro.

lunedì 17 luglio 2017

Il filo racconta il mare nostro.

Post di Rosario Grillo
Immagini delle opere del pittore francese Gustave Courbet (1819-1877). 

Nei miei ricordi degli anni di insegnamento è  presente l’'interesse per il Mediterraneo mostrato da esponenti della scuola di Lundt (Svezia ) con la quale esisteva uno scambio culturale.
Nelle contrade del Nord Europa era facile fino a poco tempo fa ritrovare tale interesse, unito alla cognizione dell'importanza che questo mare ha rivestito nella storia.

Gustave Courbet, Il mare a Palavas
Trovo subito conferma nella lunga tradizione dei viaggi in Italia che si concludevano dopo l'attraversamento dell'intera penisola, giunti in Sicilia, isola circondata da e costituita di Mediterraneo.
Al Mediterraneo, doverosamente ho già prestato attenzione, facendo perno sul contributo che Fernand Braudel ha voluto dare allo studio della civiltà mediterranea. Braudel, eminente storico della scuola delle Annales, ha confezionato su misura la caratura storica di questo mare: espressione dell'incrocio dei dati materiali, di quelli culturali, di quelli iconografici.
Prodotto simbolo della "lunga durata".
Allora mi domando: nella temperie della crisi, del disorientamento attuale, conserva una sua funzione il Mediterraneo? Irradia cultura, raccoglie e trasforma popoli e civiltà, è “fucina di simbiosi”?

Gustave Courbet, Baia con scogliera
⛵⛵⛵⛵⛵⛵⛵⛵⛵⛵

venerdì 14 luglio 2017

Søren Kierkegaard, In vino veritas.


Compendio a cura di Rossana Rolando del testo di Kierkegaard, In vino veritas (l’edizione di riferimento è quella della Laterza, Bari 2007, a cura di Icilio Vecchiotti).

P.C. Klaestrup, 
Disegno raffigurante Kierkegaard
Il titoloIn vino veritas” (il primo degli scritti contenuti in Stadi sul cammino della vita del 1845) richiama Simposio 217 e allude al potere smascherante della bevanda alcolica capace di allentare le censure e di far dire ciò che veramente si pensa (p. 35).

Genere letterario. Lo scritto è costruito nella forma di un dialogo sullo stile del Simposio platonico che, in diversi punti, viene citato e ripreso.
Il tema è l’amore o, più precisamente, la donna considerata come inesplicabile origine dell’eros.

Il narratore. Chi narra compare, in prima persona, all’inizio e alla fine del dialogo, ma solo nel sottotitolo si rivela come William Afham (uno dei tanti pseudonimi di Kierkegaard).

“… colui che possiede un ricordo è più ricco che se possedesse tutto il mondo” (p. 22)
Introduzione. Il Pensiero preliminare, come viene intitolato, si concentra sulla distinzione tra memoria e ricordo: la memoria è la facoltà di rammentare, la possibilità di riportare alla mente un evento o una nozione; il ricordo è il contenuto depositato nella memoria, è il vissuto che si è arrotolato nella mente (come dirà Bergson pur con un uso diverso dello stesso lessico).
Kierkegaard, 
In vino veritas, editore Laterza
Per chiarire tale distinzione ricorriamo all’esempio efficace di Kierkegaard: la persona anziana perde la memoria (= facoltà di immagazzinare dati recenti), ma non dimentica il passato lontano stratificato nei ricordi. Al contrario il fanciullo ha grande capacità di apprendere mnemonicamente, ma non ha nulla da ricordare, avendo vissuto poco.
La memoria accumula e facilmente cancella quelle nozioni che sono indifferenti per la psiche, il ricordo fissa per sempre sensazioni e stati d’animo legati ad eventi significativi – gioiosi o dolorosi che siano - nella vita del soggetto (p. 22).
La scena del convito si spalanca quindi sulla scorta di esperienze interiori: la condizione posta da Costantin, che organizza l’incontro, è proprio questa: che non si parli dell’amore in astratto, ma dell’amore elaborato a partire da storie vissute (p. 35).
Notazione. In molti punti di questa iniziale disamina vengono anticipate tematiche freudiane (fuga dai ricordi spiacevoli, p. 15; ogni ricordo è un segreto, p. 16).

martedì 11 luglio 2017

La fine degli esami.

Post di Rossana Rolando
Immagini dei dipinti di Valériane Leblond (qui il sito).


 “Chi non ama la vita
non ha pazienza con essa”
(R. Guardini, Virtù. Temi e prospettive della vita morale)

L'ora di lezione.
Valériane Leblond
Ho terminato - come commissaria interna di Storia e Filosofia - gli esami “di maturità” del Liceo classico: la conclusione di un ciclo per la quinta in cui ho insegnato dall’inizio del triennio.
Nel momento di sintesi, che è l’esame di stato, si raccoglie tutto un mondo di ore e ore trascorse in una precisa classe, con determinati singoli volti, nella quotidianità prosaica di attimi che si vivono senza poter sapere se lasceranno un segno e quale. L’ora di lezione, per quanto frutto di preparazione e non d’improvvisazione, è imprevedibile nei suoi effetti: troppe le variabili soggettive e oggettive di cui non si dispone.

 Vivete ora le domande”
(Reiner Maria Rilke, Lettere a un giovane poeta).

venerdì 7 luglio 2017

Cultura, economia, consumismo.

Post di Rosario Grillo.
Immagini dei dipinti del pittore americano Francis Luis Mora (Uruguay 1874 - Stati Uniti 1940).

Francis Luis Mora, 
Le notizie del mattino
Mi è capitato già alcune volte di ricorrere alla citazione di questa frase di Hegel: Il giornale è  la preghiera del mattino dell'uomo moderno.
L’ho fatto in chiave personale e per fini pedagogici. 
Nel primo caso per assicurare a me stesso questa abitudine. Nel secondo per proporre e/o sostenere l'ingresso nelle materie curriculari della “attualità pensata” attraverso la lettura dei quotidiani.
Quanti  spunti fuoriescono dalle pagine dei giornali! Senza appiattirsi al “fatto compiuto”, sono stimolatori di commenti, di reazioni, di rimedi, in parole povere di un “vissuto critico”.
Con moderazione e senza pregiudizi. 
Possibilmente con lo scopo di assistere il “percorso del miglioramento delle condizioni sociali”.

martedì 4 luglio 2017

Marc Augé, Le nuove paure.

🖋Post di Gian Maria Zavattaro
🎨Immagini dei dipinti del pittore tedesco Paul Klee (1879-1940).

Paul Klee, 
Attacco di paura
Secondo M. Augé “le nuove paure” non sono poi tanto nuove se non per il fatto che si diffondono istantaneamente e dappertutto ed ognuno di noi si trova ad essere ovunque e da nessuna parte. I motivi per avere paura sono diversissimi, legati a mille variabili individuali e collettive. Altrettanto eterogenea è la tipologia delle paure: indotte dall'ignoranza (la più temibile per Augé), dedotte dalla conoscenza (“o più esattamente dal fatto di sapere di non sapere”) (1), paure da ricchi e paure da poveri, dettate dalle enormi divergenze di interessi sul piano sociale ed economico, che “incutono paura le une alle altre: paure delle paure, paure al quadrato in un certo senso”(2). E tutte si contagiano, si sommano, si influenzano a vicenda generando panico e angoscia: il “groviglio della paura”.(3) Se le paure non hanno lo stesso significato, non hanno neppure le stesse connotazioni emotive: io posso avere paura della guerra, delle tensioni internazionali, degli stranieri, dell'inquinamento ambientale ed altro ancora... e non provare alcuno “choc corporeo”. Altra cosa è l'angoscia immediata, la preoccupazione intima personale, la disperazione di chi ha paura del domani per il suo lavoro precario, per la sua pensione, per la futura sopravvivenza dei figli.

venerdì 30 giugno 2017

Il profumo del pane.

🖋Post i Rosario Grillo 
🎨Immagini dei dipinti del pittore francese Henri-Horace Roland Delaporte (1724 circa- 1793) 
📹Il video, sul ciclo del pane, rappresenta le opere dell'artista italiano Giovanni Becchina (Gianbecchina), vissuto tra il 1909 - 2001.

Henri-Horace Roland Delaporte, 
Natura morta con frutta e pane, particolare
Mio padre era un panettiere e la mia infanzia porta il profumo del pane.
Lontani ricordi sentono una sveglia che suona in piena notte e rumori al piano di sotto, dov'era il forno e dove si affaccendavano mio padre con mia sorella Maria e mio fratello Cesare.
Al mattino, verso le sette, il pane era già pronto per andare nella bottega di mia mamma e in altre botteghe del paese.
Un lavorio tutto attorno: la preparazione del lievito madre  e nei primi anni addirittura la carica alla fonte di una necessaria cisterna d’acqua, che si riportava a casa, rotolando.
Il prelievo in falegnameria della legna  necessaria per scaldare il forno, poi, con la meccanizzazione, l'alternarsi di giorni  favorevoli e  altri no alla buona combustione, alla liberazione dei fumi attraverso la ciminiera. La dotazione, nel tempo, dei primi macchinari che dovevano alleviare la fatica fisica dell'impasto e della preparazione delle forme.

martedì 27 giugno 2017

Monesi, la montagna ferita.

🖋Post e fotografie 
       di Rossana Rolando.

Poco sopra Monesi di Triora
Siamo saliti a Monesi (1376 m) per ammirare l’ultima fioritura dei rododendri. Dopo la terribile frana del dicembre 2016 - che ha colpito drammaticamente Monesino (Monesi di Mendatica), trascinando a valle la strada con le abitazioni più basse e segnando di dolorose crepe tutte le altre case, esattamente come in un terremoto - non eravamo più arrivati lì (articolo sulla paleofrana).

venerdì 23 giugno 2017

Marc Augé, Un altro mondo è possibile.

🖊Post di Gian Maria Zavattaro
🎨Immagini delle illustrazioni di Beppe Giacobbe (qui il sito)

“Ciò che ci inquieta è che non sappiamo più dove stiamo andando. - Di fronte allo scandalo della profonda disuguaglianza, come reggere l'immagine penosa di coloro che so bene, in fondo, essere uomini come me? - Come trovare il proprio luogo?- Qual è il fine dell'esistenza umana? Cosa bisogna fare per compierlo? - La globalizzazione è un bene o un male? Dove ci sta portando? Verso un mondo migliore? O più doloroso e ingiusto? - Per cosa viviamo?”(Marc Augé, Un altro mondo è possibile, codice ed., To, 2017, pagg. 12-25-48-94-96-97). 

Beppe Giacobbe
Ho letto in questi giorni, anzi ho finito di rileggere, due saggi di M. Augé. Dico subito che molte cose non mi hanno convinto, men che meno la sua fastidiosa pregiudiziale ostilità verso la religione ed in particolare la fede cristiana (qualcuno ricorderà il suo parodistico e dissacrante pamphlet “Le tre parole che cambiarono il mondo”, edito lo scorso anno...). 

Beppe Giacobbe
Tuttavia gli interrogativi sopra riportati, ripetutamente posti nello scorrere delle pagine, mi paiono rivelare un'appassionata ricerca che, pur non aprendosi mai alla trascendenza, anzi negandola senza remissione, si orienta verso risposte che riecheggiano e ripropongono in chiave illuministica gli appelli e le denunce che da anni proprio papa Francesco lancia al mondo (da una parte egoismi ed indifferenza, grido degli esclusi e degli ultimi, guerre insensate, violenze, disuguaglianze; dall'altra l'urgenza e la necessità di “slanci di fratellanza”...). La fede cristiana, la speranza che trascende la storia ma ne prende in carico le utopie, le Beatitudini, l'amore per gli “esclusi” sono in consonanza con certi tratti dell'umanesimo (1) del nostro ateo di stampo illuministico che, come noi, fa sue le parole di Terenzio “homo sum humani nihil a me alienum puto” (2).

domenica 18 giugno 2017

La nascita e il femminile.

🖋 Post di Rosario Grillo
🎨 Immagini delle opere di Georges de La Tour (pittore francese vissuto tra il 1593 e il 1652, maestro della luce, secondo una chiara impronta caravaggesca).

Georges de La Tour, 
Neonato, particolare
Singolare coincidenza. Nella stessa sera leggo prima la celebrazione della donna, basata sul primato della nascita, opposta al culto eccessivo della morte, tipico della società contemporanea e rivelativo di una società rattrappita sulla paura.
Riprendo a leggere subito dopo la “storia del corpo”, frutto di un seminario di storici, antropologici e storici dell'arte e vi ritrovo lo stesso tema, svolto secondo angolazione storica, incentrato sulla dicotomia: “proto-rituale o mitopoietico” = parto in ambiente familiare sotto assistenza di levatrice vs "tecnico - ospedalizzato" ovvero “cyborg” = parto programmato, monitorato dall'inizio alla fine, privo di rituale sociale, collettivo, sostenuto sul ruolo sovrastante della tecnica.
Nell'opera suddetta viene prima messa in luce la comparsa nell’epoca moderna della figura della levatrice, come segno di una attenzione al corpo, foriera di esplorazione anatomica e correlata ad istanze di autonomia dell'individuo.
La storica Duden scrive testualmente: “il soggetto di una nascita, che ha visto la luce grazie al parto di una madre, e il neonato paziente che è stato prodotto con un processo programmato e sorvegliato, non sono sovrapponibili. Il soggetto una volta era un bambino o una bambina. Nascita era la causa originaria dell'apparizione di un bambino atteso nell'ambito 'socio somatico', di un evento corporeo-sociale, che ha inizio con le doglie, e che ha il suo apice nel taglio del cordone ombelicale, e la sua conclusione nella fasciatura del bambino; tutto questo si svolgeva fra donne. Nascita era un nuovo inizio” (Corpi, p.126).

giovedì 15 giugno 2017

Scuola: riforma, tecnologie, stranieri.

🖋Post di Gian Maria Zavattaro 
🎨Immagini e video sono tratte - previa autorizzazione - dalla pagina facebook e dal sito di Your Edu Action (qui il sito).

Mario Lodi, Insegnante
La speranza, dice Dio, la speranza, sì, che mi sorprende. Che questi poveri figli vedano come vanno le cose oggi e credano che domani andrà meglio.[…] Questa speranza bambina che di tutte le virtù, e delle tre virtù teologali, è forse quella più gradita a Dio. Che è certamente la più difficile, che è forse l'unica difficile[…] La piccola, quella che va ancora a scuola. E che cammina. È lei, questa piccola, che spinge avanti ogni cosa. Perché la Fede vede ciò che è. Nel Tempo e nell'Eternità. La Speranza vede ciò che sarà. Nel tempo e per l'eternità. Per così dire nel futuro della stessa eternità. La Carità ama ciò che è. Nel Tempo e nell'Eternità. Dio e il prossimo. Ma la Speranza ama ciò che sarà. Nel tempo e per l'eternità. Per così dire nel futuro dell'eternità. La Speranza vede quel che non è ancora e che sarà. Ama quel che non è ancora e che sarà. Nel futuro del tempo e dell'eternità”(Ch.Pèguy, Il portico del mistero della seconda virtù, Mi, Jaca Book,1978).

La riforma scolastica.
Scuola e riforma
Gli ultimi 10 decreti applicativi della legge 107, riguardanti nodi fondamentali della vita scolastica, sono stati approvati (17) ed hanno concluso l'iter della riforma di cui personalmente do un giudizio non negativo, pur rilevando lacune, approssimazioni, soprattutto un'inguaribile distanza tra l'astratta stesura delle norme e le realtà delle singole scuole chiamate a tradurle in pratica nelle loro zone di frontiera. Tuttavia non voglio entrare nel merito, perché ogni giudizio è opinabile e rischia di essere ideologico, come ben ha rilevato il sondaggio Demos-Coop condotto da I. Diamanti. E’ più utile esaminare le diverse percezioni della riforma. La Buona scuola piace poco a chi la conosce e ne ha esperienza, sindacati e docenti. I giudizi inoltre si differenziano in base all'appartenenza politica e partitica: gli elettori del Pd attribuiscono alla riforma un voto vicino al 7; gli elettori di tutti gli altri partiti la bocciano. L’impressione è che sia percepita, come il referendum costituzionale, al di là del merito, come la Scuola di Renzi e di Gentiloni. 

lunedì 12 giugno 2017

La scuola è inclusiva?

Post di Gian Maria Zavattaro
Immagini delle illustrazioni di Franco Matticchio.


Franco Matticchio
“Che vergogna! Essere stati contemporanei di papa Giovanni, di don Mazzolari, di don Milani; anzi, essere stati loro amici e commensali, e non avere imparato. E non essersi convertiti. Ed essere quelli di sempre. Peggio di sempre! Sì, perché si viene dopo un concilio, si viene dopo queste lotte furibonde dei poveri contro i ricchi, lasciando soli i primi e “fornicando” sottilmente (ma poi non tanto segretamente) coi secondi. […] Fin quando la chiesa, una “certa chiesa”, non trova il coraggio di dire che anche don Lorenzo Milani è un santo, questa chiesa non impara! Vuol dire che non cambia, non si converte neppure di fronte alla”lezione” di Dio; vuol dire che non ha compreso i “segni dei tempi”; anzi non ha “temuto Dio che le attraversava la strada. […] Non si dichiara santo uno che abbia “esercitato le virtù teologali e morali in grado eroico”? Uno che sia un modello di fedeltà a Cristo, alla sua chiesa, ai poveri? Allora c’è da sfidare chiunque a trovare altri che sia più fedele, nei nostri tempi, di don Lorenzo Milani. Chi può essere un esempio più efficace ai nuovi credenti, ai giovani inquieti che cercano il regno più di quanto noi conformisti riusciamo a immaginare?” (D. M. Turoldo, Il mio amico don Milani, Servitium ed., Sotto il Monte BG,1997, pp. 28, 41-42).

Scuola e inclusione.
Franco Matticchio
La recente ricerca OCSE (organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico) ha confrontato gli esiti degli studenti 15enni UE sottoposti ai test PISA nel 2000 (comprensione del testo, matematica e scienze) con quelli ottenuti dagli stessi nel 2012 (test PIAAC), in teoria ormai inseriti in attività lavorative. La scuola italiana sarebbe la migliore d’Europa per quanto riguarda l’inclusione sociale, ma solo fino ai 15 anni, poi, specie in Italia, si osserva un allargamento della forbice a sfavore di chi proviene da famiglie svantaggiate. La scuola riduce le disparità, ma i poveri restano.

giovedì 8 giugno 2017

I sentieri dell'infinito.

🖊Post di Rosario Grillo
🎨Immagini tratte dall'atlante delle stelle (Harmonia Macrocosmica) del cartografo tedesco-olandese Andreas Cellarius (1596-1665).

Andreas Cellarius, Harmonia Macrocosmica, 
1660 (Sistema tolemaico)
Con poche eccezioni tutti i greci prediligevano il finito, segnacolo di ordine e di misura. 
​​Nelle eccezioni l’infinito non poteva che apparire come l’indeterminato (apeiron) o l’illimitato (atomi, chora).
​​Più avanti, pratiche magiche, ambizioni umanistiche, fervore storico, portarono il “segno” dell'infinito nel Rinascimento. È sempre un “infinito intuitivo”, per così dire “di genio”. Ne sono prova Leonardo da Vinci per un lato e Giordano Bruno per l'altro. (È necessario sottolineare la chiave limitata e limitante dell'attribuzione a Leonardo di un'idea dell'infinito.)​​

venerdì 2 giugno 2017

Don Milani, "l'uomo del futuro".

Post di Gian Maria Zavattaro 
Immagini di alcuni dipinti giovanili (1941-43) di Don Milani (esposti nella mostra di Palazzo Medici Ricciardi, risalente al 2013: qui l'articolo di riferimento).

Don Milani, 
Autoritratto
La scuola siede fra il passato e il futuro e deve averli presenti entrambi. E’ l’arte delicata di condurre i ragazzi su un filo di rasoio: da un lato formare in loro il senso della legalità […], dall’altro la volontà di leggi migliori cioè il senso politico […]. E allora il maestro deve essere per quanto può profeta, scrutare “i segni dei tempi”, indovinare negli occhi dei ragazzi le cose belle che essi vedranno chiare domani e che noi vediamo solo in confuso” (Lettere di don Milani priore di Barbiana, Mi, Mondadori, 1970, pp. 222-223).

Il taglio che darò al mio discorrere sulla scuola sarà centrato su don Milani, “l'uomo del futuro”, come titolava il suo libro E. Affinati, e spiegherò perché. La scuola non è un contesto come un altro, perché è il territorio in cui le generazioni si incontrano ogni giorno, il tempo per eccellenza delle “contaminazioni” tra età e culture diverse. É impresa ardua, se non impossibile, presentare in pochi minuti la complessità e problematicità della scuola italiana, fatta di migliaia di istituzioni costituzionalmente autonome, ognuna con la sua storia identità anima. Perciò, rischiando una rozza semplificazione utile però ad avviare il discorso, la inquadrerò entro due poli antitetici, tra i quali porre le intermedie modalità di essere di tutte le scuole italiane.
Da una parte la scuola sognata e praticata da don Milani che “siede tra passato e futuro e deve averli entrambi presenti”, segnata dalla passione pedagogica (1): scuola che vuole sviluppare un ruolo attivo in ogni persona perché cooperi a cambiare le cose, luogo-tempo in cui ognuno diventa protagonista, si sente ed è riconosciuto nella sua singolarità, perché il far sentire speciali le persone è essenziale nel processo educativo, se si vuole annunciare a tutti che un altro mondo è possibile.

sabato 27 maggio 2017

Ivano Fossati, la speranza di vita che porti con te.

Post di Rossana Rolando 
Fotografie di alcuni album di Ivano Fossati, all'interno della sua ricca produzione, svoltasi tra il 1971 e il 2011 (per il sito del musicista cliccare qui).

Ivano Fossati, 
Fotografia dal sito di Repubblica
Nei testi musicali di Ivano Fossati c’è una poetica del quotidiano che celebra la vita nella sua godibilità e nel suo interno valore. L’atto del vivere – pur nella finitezza di ogni esperienza umana – ha una sua bellezza, una sua luminosità, una profondità degna di essere amata.
Copertina dell'Album  (1993)
in cui è contenuta La pioggia di marzo
Emblematica a questo proposito è La pioggia di marzo - splendida rivisitazione del testo brasiliano di Tom Jobim da parte di Ivano Fossati (per il confronto tra i due brani vedi qui) - in cui gli aspetti dell’esistenza sono intrecciati e fusi in un unico flusso vitale, fatto di sentimenti e situazioni (“è quando tu voli rimbalzo dell'eco/ è stare da soli”), impastato di sogni (“margherita di campo è la riva lontana… è la nave che parte”) e di reminiscenze infantili (“è la fata Morgana”… è Madamadorè”), attratto dall’ignoto (“è mistero profondo… è il fondo del pozzo”), arricchito dalla semplicità dell’esperienza umana (“è…goccia che stilla un incanto un incontro è l’ombra di un gesto, è qualcosa che brilla… è legna sul fuoco, il pane, la biada, la caraffa di vino il viavai della strada”), nutrito di poesia e cultura (“è la luna e il falò”, di pavesiana memoria), ammirato dalla magnificenza della natura (“è voglia di primavera è la pioggia che scende… è una rondine al nord la cicogna e la gru, un torrente una fonte…”) consapevole del limite (“è il sonno e la morte…”) e del dolore (è… una piccola pena… burrasca passeggera”),  teso verso il futuro (“è progetto di casa”)…

martedì 23 maggio 2017

La "dotta ignoranza".

Post di Rosario Grillo
Figure di Tobia Ravà (qui il sito), artista italiano nato nel 1959, allievo di Umberto Eco e di Flavio Caroli, che ringraziamo per averci autorizzato a pubblicare le immagini di alcune opere. I suoi interessi in campo matematico e religioso - legati alla ghematria - ci hanno indotto ad associarlo” alle ricerche del filosofo tedesco Niccolò Cusano (1401-1464) cui è dedicato questo post. 

Tobia Ravà, Cronologos
Vengo risvegliato dal mio “sonno” (o è divertissement?) da un semplice articolo di oggi di G. Bosetti sulla figura di Niccolò Cusano.
L'occasione dell'intervento di Bosetti è l'inizio della pubblicazione dell' “opera omnia” di Cusano, con carattere più sistematico e critico e con la comodità della traduzione in italiano visto che scriveva in latino.
Il latino dell’epoca umanistica in cui Cusano si colloca biograficamente.
La statura però dei suoi studi non si lascia restringere alla semplice epoca. A questa stregua lo tratta Bosetti, con questo profilo io lo ricordo (per questo ho parlato di “risveglio”).

Tobia Ravà, Foresta degli elementi
Bosetti, teorico del liberalismo, “sfronda” il personaggio per rilevarne la propensione alla relativizzazione dei punti di vista, finanche delle fedi religiose.

sabato 20 maggio 2017

Il filo della soggettività, Ida Budetta.

 🖋Post di Rossana Rolando
🎨Immagini delle opere di Ida Budetta (qui il sito).

Mercante di fili
per tessere trame corrotte, particolare
L’enigmaticità di cui si caricano le opere di Ida Budetta si raccoglie tutta nel contrasto tra la precisione del frammento, realisticamente rappresentato - come nella più classica, “olandese”, delle tradizioni - e l’imperscrutabilità dell’insieme, data dall’accostamento improbabile delle cose, non conforme alla comune esperienza, o dalla deformazione delle dimensioni e delle tinte, che rende gli stessi oggetti provocatoriamente strani, inducendo chi guarda ad interrogarsi dechiricamente sul significato della composizione. Un identico spaesamento scaturisce dall’effetto surrealistico di alcuni tratti pittorici che prestano alle cose una valenza psichica: dentro i colori e le figure si nascondono strati segreti della mente. Gli stessi titoli dei dipinti ci riportano a dimensioni del profondo e all’ambiguità sotterranea dell’umano.