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sabato 18 novembre 2017

Trasumanare, in chiave umana.

Post di Rosario Grillo
Immagini delle opere di Mirko Virius (1889-1943), pittore naïf croato, autodidatta, reduce della prima guerra mondiale e prigioniero nella seconda. Muore a Zemun, in un campo di concentramento nazista, a causa delle sue attività a favore dei contadini. 
I suoi dipinti rappresentano un mondo essenziale, legato alla terra e alle sue stagioni, segnato dalla povertà - in cui egli stesso vive - eppure attraversato da un senso profondo dell'umana dignità.

Mirko Virius, I mietitori
Mi sovviene il ritornello dei bambini, che giocano al girotondo. “Giro giro tondo, quant’è bello il mondo! …..Tutti giù per terra”.
Quel finale, giocoso e caotico per la pazza gioia dei bambini, contiene più di 1 grammo di saggezza.
La terra ci nutre, la terra ci contiene, dalla terra siamo stati creati e nella terra saremo tutti inumati.
La terra, elemento della Natura, ci spinge a guardare consapevolmente alle responsabilità che dobbiamo nutrire per essa.
Ed è una litania di suggerimenti: a non sprecare il suolo, a rispettare i cicli delle stagioni, a non violentare l’humus con concimi chimici… insomma a commisurare al rispetto verso di essa il nostro progredire tecnologico. Nella terra è inscritto il fulcro dell’umanesimo, come avevano ben compreso gli antichi e come hanno riproposto gli uomini del ’400.

domenica 12 novembre 2017

Sul cominciare. Con Calvino, Borges e Foucault.

Post di Rossana Rolando.
Immagini dell'illustratore e pittore inglese Frederick Cayley Robinson (1862-1927).

Frederick Cayley Robinson, Illustrazione 
tratta da L'uccellino azzurro di Maurice Maeterlinck
Non è l’inizio al singolare – il principio di tutto – che qui vorrei evocare, ma gli inizi al plurale, i modi del cominciare, gli atti con cui si dà avvio a qualcosa. In prima battuta mi interessa il principio della narrazione, e subito dopo l’avvio di ogni discorso, non solo in campo letterario.

🌸L’inizio del raccontare.
Nei capolavori della letteratura le parole di apertura si caricano di una grande energia, come se la potenza creativa dell’opera fosse già tutta contenuta nel principio. Per questo, come ricorda Italo Calvino - che al tema ha dedicato un libro ben noto, dal titolo Se una notte d’inverno un viaggiatore -, gli inizi dei romanzi sono generalmente più memorabili dei loro rispettivi finali. Gioia dell’inizio: questo si respira negli incipit meglio riusciti.
Frederick Cayley Robinson, 
Il mondo
Nel suo testo inedito sul “Cominciare e finire” (pubblicato in Appendice a Lezioni americane, Mondadori, Milano 2016) lo stesso Calvino descrive l’inizio come l’uscita “dalla potenzialità illimitata e multiforme” dell’esperienza - data dalla “possibilità di dire tutto”, in tutti i modi e i linguaggi possibili - per  entrare “in qualcosa che ancora non esiste”, facendo ingresso in “un mondo completamente diverso”, “un mondo verbale”. La molteplicità del reale offre un’infinita ricchezza di materiale “raccontabile” da cui lo scrittore cattura, isola, seleziona dati che poi rimescola e rielabora per dare origine alla sua storia.

martedì 7 novembre 2017

Ernesto Balducci: la liberazione.

Post di Gian Maria Zavattaro
Immagini del pittore brasiliano Arthur Timótheo da Costa (1882-1922), con particolare riferimento alla rappresentazione di un'umanità dolente.

 Il termine “liberazione” esprime il modo proprio in cui la coscienza  cristiana degli anni 70 avverte e traduce  
il suo impegno con la storia e la sua fede in Gesù Cristo” (1).

Arthur Timótheo da Costa, 
Uomo che prega
P. Balducci scrive agli inizi degli anni '70 la voce Liberazione per il Dizionario Teologico edito nel 1974 da Cittadella. E’ fondamentale tenere presente il contesto che caratterizza quegli anni, anche per capire il coraggio di questo prete cinquantenne nell’affrontare - in termini squisitamente fenomenologici, non giudicanti ma criticamente descrittivi - un movimento “non in tutto e per tutto coerente” sviluppatosi da circa un decennio, enucleandone i tratti essenziali, la visione antropologica e cristologica. La bibliografia a fine articolo fa precipuo riferimento, oltre ai teologi della politica e della speranza, a Assmann. L. Boff, Freire, Girardi, Gutierrez, Torres.
Balducci non poteva prevedere la futura storia tormentata e conflittuale della TdL (2), ma forse oggi non sarebbe neppure sorpreso dell’attenzione che i nostri giorni stanno offrendo ai suoi “principi positivi”.

☆☆☆☆☆☆☆
Sul finire degli anni ‘60 la società occidentale è scossa dalla crisi della ideologia capitalistica e dalla critica allo sviluppo tecnocratico, ampiamente contestato sia nell’Occidente sia nei paesi sottosviluppati. Tra il ’68-‘69 in molte città  occidentali vi è come un’insurrezione ideologica, che segna – soprattutto con il maggio francese - il punto di rottura di molti giovani con le  vecchie generazioni.  
Arthur Timótheo da Costa, 
Ritratto di uomo nero
Il cosiddetto terzo mondo diventa per loro “un punto di riferimento globale contro il  primo mondo, quello dell’economia di mercato, e contro il secondo mondo,  quello della burocrazia socialista di tipo sovietico” (3). Il terzo mondo ha la sua rivincita umanistica: ai valori ed ai modelli mistificanti della società borghese la contestazione giovanile sostituisce Castro, Che Guevara, Ho Chi Minh… Nel contempo il marxismo recupera l’istanza utopica delle sue origini (Lukacs, Bloch, Garaudy, Schaff…) rimettendo in luce il Marx giovane, mentre la scuola di Francoforte (Fromm, Horkeimer, Marcuse in particolare) acquista una grande popolarità grazie all’analisi dell’”eclissi della ragione” nel mondo capitalistico e nella civiltà illuministica (4).

sabato 4 novembre 2017

La guerra, minaccia di suicidio.

🖊Post di Rosario Grillo
📷Fotografie della prima giornalista di guerra Gerda Taro (1910-1937), morta giovanissima durante la guerra civile spagnola (per un articolo di presentazione vedere qui)

Gerda Taro, Miliziana repubblicana 
si addestra sulla spiaggia di Barcellona (1936)
Età e professione mi consentono di disporre di un testo scolastico edito nel 1983 dalla Prncipato.
Il testo, polivalente, può essere usato come libro di educazione civica al biennio e al triennio. La qualità dei rimandi consentirebbe di utilizzarlo anche come testo di filosofia, dando all’insegnamento un taglio problematico.
Titolo: La pace - realismo di un'utopia -. Gli autori: padre Balducci - L. Grassi.
L’ho ripreso in mano dietro alle suggestioni provocate dall’amico Gian Maria, che sta dedicando riflessioni ai lavori intellettuali di Balducci, e in coincidenza con l’imminente consulto presso il Vaticano dei maggiori esperti del tema nucleare  (diplomatici, consulenti, esperti, uomini di fede).
Il Papa non ha tirato fuori la questione a caso.
È l’anniversario del memorandum di Benedetto XV (1917) sulla “inutile strage, finalizzato a raggiungere la pace nella fase cruenta del primo conflitto mondiale.

martedì 31 ottobre 2017

San Francesco di padre Balducci.

🖊Post di Gian Maria Zavattaro
🎨Immagini degli affreschi di Giotto nella Basilica Superiore di Assisi.
 
Giotto, Stimmate 
presso il Monte della Verna
“Allora che ne è stato di Francesco? […] Io ho cercato di penetrare, per così dire,  tramite il riferimento al Cristo della Verna, in questa profondità sofferta, escatologica di Francesco d’Assisi. Per me, lo dico subito, rimane una legge, che chi ha una speranza profonda e universale è, in fondo, condannato alla disperazione o alla speranza escatologica. Chi desidera una società fraterna, giusta e in pace, deve portare questa speranza, ma se per caso questa speranza urta nell’insuccesso (quanti ne abbiamo visti!) essa si trasforma in disperazione o in  violenza. C’è nella speranza della totalità una componente implicitamente teologale che si adempie solo nel mistero del Cristo crocifisso, nell’uomo fallito per eccellenza. Noi siamo salvati da un fallimento. Perché la vittoria non è storica, è metastorica. La Resurrezione non è fatto storico in senso proprio. E’ la decisione di Dio che crediamo per fede, ma la storia sembra legata ai ritmi tragici della crocifissione. E il mistero di Francesco  per me è strettamente conforme al mistero di Cristo. Al di sotto di questo vertice inimitabile, ma ricco, nella memoria della fede, di suggerimenti, di aperture, abbiamo il mediocre e deludente accomodamento storico, non c’è dubbio”. (Ernesto Balducci, Tra istituzione e rinnovamento evangelico in Francesco un ‘pazzo’ da slegare, Atti del 40° Corso di Studi Cristiani, Cittadella ed (1° ed. 1983), 3° ed. 1997, Assisi, pp.88-89)  (1)

Lo scritto qui presentato è l’intervento di p. Balducci, sessantenne, al 40° convegno di Cittadella “Francesco un ‘pazzo’ da slegare”, i cui atti sono stati pubblicati nel 1983.

giovedì 26 ottobre 2017

L'occhio che tutto controlla (panopticon).

Post di Rosario Grillo
Premessa di Rossana Rolando e Gian Maria Zavattaro
Il dipinto di V. van Gogh, La ronda dei carcerati, è ripreso dall'incisione di Gustave Doré.

Paul Klee, L'occhio, 
1938
Il panopticon è una costruzione carceraria progettata da J.Bentham nel 1791 e ripresa da Foucault come metafora del potere nella società contemporanea: macchina di dominio sociopolitico e di controllo economico-consumistico, invisibile e onniveggente, fondata sul principio del massimo d’inconsapevole coazione e del minimo di effettiva libertà. La figura del Panopticon, che ha ispirato il grande fratello di G. Orwell, richiama il diffuso controllo odierno su ognuno di noi (attraverso tabulati telefonici, tracciati elettronici, uso di internet, persuasori occulti, ecc.). 
Ci sono interrogativi ai quali ognuno di noi dovrebbe dare risposta: Siamo ancora consapevoli ed in grado di riconoscere come estraneo un potere diventato gradualmente invisibile? Non è forse diventato un sistema “ideale” che per funzionare non ha bisogno di strutture“reali”, dal momento che viene interiorizzato  dai cittadini sin dall’infanzia attraverso processi  che di fatto sono una sorta di “addestramento”?  La rete internet può essere considerata  come il Panopticon ed al limite usata per controllare chi la utilizza? I gestori dei provider, o dei social network possono accedere alle informazioni degli utenti senza che essi lo sappiano o abbiano a loro volta la possibilità di controllare. In questa asimmetria chi controlla Internet?  
Le puntuali riflessioni di ROSARIO ci   possono aiutare a dare risposta.

giovedì 19 ottobre 2017

Balducci e l'ateismo letterario.

Post di Gian Maria Zavattaro.

Copertina del libro 
"Io e don Milani", ed.  San Paolo
A 25 anni dal dies natalis  di padre Ernesto Balducci (1922-1992) mi pare doveroso rendergli  un umile riconoscente omaggio. Non l’ho conosciuto personalmente, non sono certo un profondo conoscitore della sua opera e del  suo pensiero, ma  per me  molti della mia generazione negli anni postconciliari  è stato  uno dei riferimenti non marginali nel cammino di fedeltà al Vaticano II, nell’esercitare la mia professione  prima di insegnante di storia e filosofia (1) e poi di preside, nel dialogo con le culture contemporanee e con i non credenti, in particolare allora con i marxisti, nel quotidiano impegno sociale e nelle scelte,  decisive, di stare con e dalla  parte degli umiliati ed oppressi.  Fu in  prima fila nel diffondere la nuova ventata del Concilio, forte della speranza, senza nascondere amarezze per il tardivo rinnovamento religioso; fu  prete e scolopo  scomodo (non meno degli amici  don Milani padre Turoldo, G. La Pira…), osteggiato dagli ambienti curiali retrivi e dal loro seguito ultraconservatore; fu  allontanato dalla diocesi di Firenze, processato e condannato per apologia di reato per aver difeso l’obiezione di coscienza (con  denuncia al S. Uffizio); fu il fondatore della  rivista Testimonianze, l’animatore dei convegni  "Se vuoi la pace prepara la pace" .

sabato 14 ottobre 2017

Non chiudete quella porta.

🖋 Post di Rosario Grillo 
🎨 Immagine di un dipinto di Antonio Casali.

Antonio Casali, 
"Non chiudete quella porta", 
particolare
Sono parecchi anni ormai che la prima rete della tv pubblica ha nel suo palinsesto la trasmissione di Bruno Vespa: porta a porta.
L’Invadenza di Vespa ha provocato l’affiancamento di argomenti leggeri (diete, serate omaggio ad artisti, abbondante dose di cronaca giudiziaria su casi spinosi, dal delitto di Cogne all’omicidio di Sara per fare esempi) a normali dibattiti e/o approfondimenti di temi politici.
Non so se intenzionale o meno, ma il senso profondo, in maniera eclatante rispecchiato dalla denominazione della trasmissione, è stato l’accompagnamento verso la trasformazione della politica italiana.
Essa difatti si è via via andata spostando da arte di governo della cosa pubblica, dentro un orizzonte dialettico di cura dell’interesse generale, a strumento di soddisfazione di specifiche  rivendicazioni settoriali, attraverso una camera di compensazione dell’amministratore di turno ovvero il miglior offerente.

giovedì 12 ottobre 2017

Diagonale, segreto simbolo.

🖋Post di Rossana Rolando
🎨Immagini delle opere di Piet Mondrian e di Theo van Doesburg.

Piet Mondrian, 
Composizione A, 1920
Quanti guai possono venire da una semplice diagonale!

Si narra che Ippaso da Metaponto venne condannato a morire in mare poiché svelò, fuori dal circolo dei pitagorici, la scandalosa dottrina “dei numeri irrazionali e dell'incommensurabilità” (I presocratici, Laterza Bari 1983, 18, 4). La rappresentazione del mondo come armonia, misurabilità e quindi razionalità venne messa in discussione da un singolare rapporto, espresso dalla incommensurabilità tra le grandezze della diagonale e del lato di un quadrato. Tale scoperta non poteva essere accettata dalla Scuola di Pitagora, tutta fondata sulla convinzione che la forma dovesse prevalere sul caos, l’ordine sul disordine, il finito sul non finito.

sabato 7 ottobre 2017

Edmond Jabès, pensiero nomade.

🖊Post di Rosario Grillo.

Edmond Jabès, 
Il libro dell'ospitalità
Edmond Jabès porta con sé il peso dell'origine.
Ebreo, in una famiglia radicata nella borghesia cairota, sente il lievito della sperimentazione delle avanguardie francesi (surrealismo e strutturalismo) all'atto dell'esilio in Francia.
Il chiodo, conficcato, rimane.
E lo spinge ad imbastire una fusione - lavoro di alambicco! - dalla quale fuoriesce una scrittura scabra, di scatto, fulminante quanto essenziale nella partitura.
Possiamo dire che Jabès rispecchia nelle “corde” più intime della sua scrittura lo iato, il diaframma, tra il Libro e il lettore, tra il Creatore e le creature, tra là Torah e i suoi interpreti.
In questa misura è un campione dell'ermeneutica.
Così la lettura della sua opera risulta nello stesso tempo appagante e sfuggente. Lascia l'amaro di un quid incomprensibile.
Direi che ciò è voluto: per un sottile ed enigmatico gioco, dove lo spazio pesa, dove il vuoto crea, dove il nero diviene entro la cornice dell’e-statico bianco.
Al suo interno: la dimensione, direi la funzione, del deserto, evocato da Jabès: purificare e rivelare.
“Luogo davvero di ogni presenza - diceva - è il deserto”.
Né passato né futuro
Dove sono
Il passato mi ha sottratto l'avvenire
Il nomade disse: tu sei nella tua memoria, la quale non è affatto legata
passato, come si potrebbe credere, ma è attaccata al presente
Al presente ch’essa crea.
Non ricordo nulla - gli risposi - Dunque non esisto
Tu esisti nel Nulla, disse allora il nomade.”
(Libro dell’ospitalità, pp. 102/103).
Pensiero nomade, il suo.

martedì 3 ottobre 2017

San Francesco di Nietzsche e di Giotto.

🖊Post di Rossana Rolando
🎨Immagine de La predica agli uccelli di Giotto.

Giotto di Bondone, La predica agli uccelli 
(tra il 1297 e il 1299), particolare
In un frammento postumo di Nietzsche troviamo questa penetrante immagine: “Francesco d’Assisi: innamorato, popolare, poeta, lotta contro l’aristocrazia e la gerarchia delle anime, a favore degli infimi (Frammenti postumi, 9 [19], Adelphi, Milano 1990, p. 9). E, molte pagine dopo, lo stesso Nietzsche pone Francesco - così “come Gesù di Nazareth”- tra “i grandi erotici dell'ideale, i santi della sensualità trasfigurata e incompresa che impersonano i “tipici apostoli dell'«amore»” (Frammenti postumi, 10 [51], cit., p. 129).
Nietzsche,  il veemente accusatore del cristianesimo - così come si è storicamente configurato - usa le parole più acute e toccanti per restituire la vera icona del santo di Assisi e del suo Modello.
Proprio questa immagine di Francesco caratterizza il ciclo degli affreschi di Giotto nella Basilica superiore di Assisi: è il santo narrato dalla religiosità popolare, attraverso le storie dei miracoli, è il “giullare di Dio”, tutto animato dal desiderio di danzare e cantare la vita, è il poeta che innalza la sua lode al cielo in una fratellanza spirituale con tutta la creazione.
Questa tesi viene espressa mirabilmente da Massimo Cacciari nel suo breve saggio su San Francesco in Dante e Giotto, sottotitolo di Doppio ritratto.

sabato 30 settembre 2017

Il kit dell'esistenza.

🖋Post di Rosario Grillo 
🎨Immagini delle illustrazioni di Valériane Leblond (qui il sito).
 
Valériane Leblond, 
La fine di un bel giorno

“Un lavoro distrae, una famiglia armonizza, una casa rassicura, il nulla distrugge...”
Compendio di vita normale!
Norma Follina  è l’autrice di queste righe, utilizzate per descrivere il trascorrere delle giornate di una persona che è entrata nel tunnel di una crisi che va inavvertitamente scivolando in un cammino di annientamento.
Esaminiamo i fattori che vi compaiono.

Valériane Leblond, 
Attività
🌟LAVORO.
Strano effetto che gli si attribuisce: distrae.
Non si intende una distrazione da “divertissement”, ma una specie di leggera nuvola di sollievo.
Di solito, al lavoro è correlata la sensazione di pesantezza, di fatica, anche di intollerante peso.
Qui invece è leggerezza, quasi una carezza, certo un sollievo.
Mi sovviene in proposito l’utopia di un lavoro (quasi artigianale) nei cosiddetti falansteri, concepiti per fini di socialismo, da Fourier.
Ed accosto allora la funzione di rasserenamento che idealmente i giovani precari di oggi possono allegare al lavoro, quando c’è, al lavoro desiderato.
Vengo spinto ad aggiornare il mio concetto di lavoro. Io gli ho sempre riconosciuto una relazione strettissima, inscindibile, con l’essenza tipica dell’uomo. Connotato della sua abilità nel fare: ad inventare, creare nell’ordine naturale nel pieno rispetto del mandato biblico.

sabato 23 settembre 2017

Ancora le scarpe di Van Gogh.

🖊Post di Rossana Rolando 
🎨Immagini dei dipinti di Vincent Van Gogh.

Un paio di scarpe, 1886, 
Van Gogh Museum, Amsterdam
Un paio di scarpe, dipinte durante il soggiorno parigino, nella seconda metà del 1886, un anno prima dell’inizio di quel processo morboso (fine del 1887, inizio 1888 circa) che porterà Van Gogh alla morte (il suicidio è del luglio 1890, a 37 anni): sono scarpe logore, slacciate, sospese in uno spazio che non ha forma, semplice presenza che ci interroga e ci commuove. Su queste scarpe molto si è scritto, a partire dal saggio heideggeriano sull’origine dell’opera d’arte, risalente al 1935, per passare attraverso Schapiro, Lacan, Derrida, fino alla pubblicazione in Italia del libro Le scarpe di Van Gogh (Marcos y Marcos, 2013), contenente saggi di diversi autorevoli autori.
In questo ideale confronto le posizioni di Heidegger e Lacan si contrappongono senza escludersi. 

domenica 17 settembre 2017

Novità "pianeta scuola".

🖋Post di Rosario Grillo 
🎨Immagini delle illustrazioni di Alessandro Gottardo, conosciuto con lo pseudonimo di Shout (qui il sito).
 
Alessandro Gottardo (Shout), 
Richiamare l'attenzione
Da qualche giorno si rincorrono notizie relative al nostro “pianeta scuola”.
Dopo l’annuncio dell’inizio della procedura per ridurre il numero degli anni di scuola superiore, c’è un nuovo intervento del ministro sull’innalzamento dell’obbligo scolastico.
Sostanzioso, inoltre, il ruolo che verrebbe assegnato alla scuola nel progetto di legge che prevede un riordino (?) degli interventi sull’immigrazione, in ispecie rivolto ai figli di seconda generazione.
Sarebbe troppo pretendere un po’ di linearità e coerenza?
Come spesso avviene – non solo nel campo degli indirizzi di istruzione pubblica - si sente odore di estemporaneità, di improvvisazione e …ancor peggio: di captatio benevolentiae in vista delle prossime elezioni.
Quante volte la scuola italiana è  caduta vittima di questi “giochetti”?  Lasciti non proprio benefici, nel corso del tempo, si sono sedimentati lasciando scorie tossiche, ingorghi inibitivi della fluidità del sistema.

mercoledì 13 settembre 2017

Michel Foucault, Parresia.

Compendio a cura di Rossana Rolando 
Immagini delle opere di Ida Budetta (qui il sito).

Foucault, Discorso e verità 
nella Grecia antica
Il testo uscito in italiano nel 1996 riporta le lezioni tenute da Foucault nel 1983 presso l’Università di Berkeley ed è diviso in quattro parti. Qui ricostruisco i contenuti della prima sezione, dedicata al “significato ed evoluzione della parola parresia”
1. Origine della parola: la parola compare per la prima volta nella letteratura greca in Euripide (484-407 a. C.) per poi essere utilizzata dal V secolo a. C. al V secolo d. C. rispettivamente nel mondo greco e nei testi patristici cristiani (molte volte in Giovanni Crisostomo).
In italiano il termine “parresia” significa “parlare chiaro”, dire la verità e colui che si esercita in essa viene chiamato da Foucault parresiasta.
2. Etimologia: parresiazestai significa “dire tutto”, da pan (tutto) e rhema (ciò che viene detto). La parresia implica quindi l’espressione chiara di ciò che si pensa, senza orpelli retorici, in modo diretto e schietto, in una identificazione totale tra ciò che viene detto e colui che dice.

sabato 9 settembre 2017

Anch'io voglio bene al papa.

Post di Gian Maria Zavattaro 
Immagini tratte dall'opera di Guido di Graziano, Dossale di San Pietro. 

Primo Mazzolari, 
Anch'io voglio bne al papa
Don Primo Mazzolari (1890-1959) -  sacerdote, partigiano e scrittore -  è stato un coraggioso testimone del Cattolicesimo italiano prima del Concilio Vaticano II, di cui ha anticipato molte istanze legate  soprattutto alla “Chiesa dei poveri” e al “dialogo con i lontani”. Recentemente papa Francesco ha voluto recarsi a pregare presso il suo sepolcro a Bozzolo e poi da don Milani a Barbiana, entrambi sempre schierati dalla parte dei poveri, degli ultimi e degli oppressi. Ebbene proprio in queste ultime settimane da parte di certi giornali e certi siti  è stata sferrata una campagna senza precedenti volta a delegittimare il papa. Allora ho sentito il bisogno di  rileggere in questi giorni “Anch’io voglio bene al papa” di don Mazzolari (nella 3° ed. del ’78, Centro editoriale Dehoniano di Bologna; la prima è del ‘42, ed.Vittorio Gatti), scoprire  la sua fedeltà e devozione non solo al papa del suo tempo (per lui Pio XII, per noi Francesco) ma “al papa di ogni tempo” (1), in quanto successore di Pietro e come Pietro pietra e cuore. Lettura volutamente selettiva.

☆☆☆☆☆☆☆☆☆☆☆☆☆☆☆☆☆☆☆☆☆

mercoledì 6 settembre 2017

La biblioteca di Benjamin.

🖊 Post di Rossana Rolando
🎨 Disegni e dipinti sul tema della biblioteca.

ogni passione confina con il caos” 
(W. Benjamin)
 
Charlotte Bosanquet, 
La libreria (disegno, 1840)
“Nel 1931 un trasloco costrinse Benjamin ad affrontare la mole sterminata dei volumi accumulati nel corso degli anni”: così si legge nella quarta di copertina di La mia biblioteca (Elliot, Roma 2016). Nel breve lasso di tempo intercorso tra mezzogiorno e mezzanotte, in mezzo alle casse impolverate di libri, matura l’ispirazione di questo piccolo e gustoso testo. Il primo saggio (sono, infatti, tre brevi articoli) è dedicato al collezionismo, preso in considerazione nella sua generalità (potendo interessare qualsiasi oggetto) in modo arguto e spiritoso, come è nello stile del filosofo. La mia attenzione si è concentrata sull’oggetto collezionato e quindi sulla bibliofilia dell’autore: sono i libri (e non il collezionismo) ad aver guidato la mia lettura.
Vorrei soffermarmi brevemente su tre aspetti.
1. I libri hanno un destino. “…caso e destino, che al mio sguardo colorano il passato, sono al tempo stesso presenti in modo evidente nel consueto garbuglio di questi libri” (p. 20).

domenica 3 settembre 2017

Umanesimo ed ecclesiologia.

Post di Rosario Grillo
Immagini di alcuni dipinti de La lavanda dei piedi tra '400 e '500.

Beato Angelico, 
Lavanda dei piedi, 1450
Una delle cime del sentimento umanista si trova, senza ombra di dubbio, nella orazione “pro dignitate hominis” di Pico della Mirandola. Vi si celebra il libero arbitrio, segno distintivo dell'uomo.
La funzione irenica, che essa doveva avere, dice da sola lo scopo autentico di Pico. Eppure gli provocò inimicizie e sospetti!
Da lungo tempo è stato evidenziato il “tipico” umano. Riandando alla figura di Ulisse, ne avremmo la conferma.
Non solo. L’enunciato cristiano segnava la sua novità, distinguendosi dalle religioni pagane, ed anche da quelle monoteiste come l’ebraismo e l’islamismo, in quanto valorizzazione convinta del libero arbitrio (1).
Oggi si riesce a conciliare, senza alcuna difficoltà, la Grazia con la libertà umana. Ha preso quota infatti una teologia “Cristocentrica” che ha dissipato ogni dubbio, nel momento stesso in cui ha chiarito le implicazioni della natura umana, assunta, per incarnazione, da Gesù Cristo.

martedì 29 agosto 2017

La bottega di mia madre.

🖊Post di Rosario Grillo

George Sommer (1834-1914), 
Bottega di Palermo
Mi​ ​è​ ​consentito​ ​almeno​ ​una​ ​volta​ ​ schierarmi​ ​tra​ ​i​ ​“​​laudator​ temporis​ ​acti​”? Oggi​ spezzo​ ​una ​ ​lancia​ ​in​ ​favore​ ​dei​ ​negozietti sotto​ casa,​ ​assediati​ ​dai​ ​ mega​ ​Store​ ​ed infine​ ​scomparsi. Bisogna​ dire​ che​ ​il​ ​cambiamento​ ​ha​ ​già​ ​manifestato​ ​i ​ ​suoi​ ​limiti,​ raggiungendo​​​ uno​ ​stato​ ​di cortocircuito.​ ​Si​ ​sta ​ ​andando​ ​verso​ ​il​ negozio​ ​di​ qualità,​ ​specializzato​ ​e ​ ​specifico, possibilmente​ capolinea​ ​della​ vendita​ ​a​ ​km​ ​zero​ ​e, ​ ​comunque,​ ​in​ ​grado​ ​di​​ intercettare l'innovazione​ ​agro​​economica ​e​ ​quella​ ​gastronomica. Sarà​ ​in ​ ​grado​ di​ riprodurre​ ​quel​ ​microcosmo​ ​di​ ​relazioni​ ​umane​ ​​che​ era​ ​un​ negozietto​ ​degli anni​ ​'50​ ​'60​? La​ ​premessa,​ ​più​ ​o​ ​ meno,​ introduce​ un​ ​affresco​ ​che​ ​voglio​ dedicare​ ​a​ ​mia ​ ​madre. Lei​ ​gestiva​ un​ negozio ​ ​di​ ​alimentari​ ​nel​ ​centro​ ​di​ Castroreale,​ ​il​ ​paesino​ ​di​ collina, ​ ​dove​ ​sono nato.
La​ ​parabola​ ​di​ ​Castroreale​ ​ha ​ ​seguito​ ​il​ ​decorso​ ​dei​ ​centri​ ​montani,​ medio-montani, (su​ ​cui ho​ ​ scritto​ ​un​ ​post​ ​all'occasione​ ​del​ terremoto​ ​dell'Italia ​ ​centrale). Da​ ​paese​ ​pulsante,​ ​ popolato,​ ​ricco​ ​di​ una​ ​vita​ ​economica,​ semplice​ ​ma​ ​molto ​ ​ben​ ​articolata,  è​ ​passato​ ad ​ ​essere​ ​spopolato,​ ​con​ pochissimi​ ​servizi,​ ​però​ ​ricco​ ​di ​ ​storia​ ​e​ monumenti. La​ ​sua​ ​ricchezza:​ ​gli​ spettacolari ​ ​prospetti​ ​panoramici​ sulle​ ​isole​ ​Eolie, incastonate​ ​nel​ ​Mar Tirreno,​ ​e​ ​sui​ ​campi​ agricoli​ ​con​ ​difficoltà​ ​ed​ ​abilità​ ​ coltivati​ ​dai​ ​cittadini​ ​residenti,​ fedeli​ ​al borgo​ ​natio.

venerdì 25 agosto 2017

Jean-François Lyotard, La condizione postmoderna.

🖋Compendio a cura di Rossana Rolando del libro di Lyotard, La condizione postmoderna (l’edizione di riferimento è quella della Feltrinelli, Milano 2008).

Lyotard, 
La condizione postmoderna
Originariamente il testo è un Rapporto sul sapere nelle società più sviluppate, scritto su richiesta del governo del Quebec e poi pubblicato in Francia nel 1979. Ha la forma di un saggio suddiviso in 14 paragrafi. 
Nel presente riassunto viene mantenuta tale numerazione, con l'inserimento dei titoli di Lyotard tra parentesi. In viola sono aggiunte alcune considerazioni che riportano all'attualità.

1. Il sapere nelle società avanzate (Il campo: il sapere nelle società informatizzate).
All’inizio del primo paragrafo, il termine “postmoderno” viene delineato cronologicamente e spazialmente come periodo corrispondente alla seconda metà del Novecento nell’ambito delle società occidentali più sviluppate (verrà chiarito successivamente il  suo significato “filosofico”).
Il problema fondamentale che si pone è quello relativo allo statuto del sapere nell’età postmoderna, quando la specializzazione delle informazioni e le banche dati sono così complesse da far nascere l’interrogativo: “chi saprà?”, chi avrà accesso ai dati informatizzati? Un gruppo ristretto di persone? Lo stato? Tutti?
[Domanda di grande interesse oggi, nell’età della finanza senza volto o nell’era di internet e dei social network, strumenti che fanno sentire tutti controllati, senza poter controllare].

mercoledì 23 agosto 2017

Post-verità e postmoderno.

Post di Rossana Rolando 
Immagini delle illustrazioni di Beppe Giacobbe (qui il sito).

Beppe Giacobbe
Il dibattito odierno sulle “post-verità” o verità non provate, apparenti, tali soltanto perché credute (dette anche fake news), affonda le sue radici in un contesto complesso, definibile come “postmoderno”, in quanto legato alle società occidentali informatizzate. Da una parte, infatti, tutti possono accedere alle informazioni tramite quella banca dati che è internet e possono quindi formarsi una propria opinione relativamente a ciascun problema, dall’altra parte, in assenza di precise competenze, necessarie per decodificare dati specialistici, tutti sono facilmente tratti in inganno e portati a credere come vere  quelle notizie o nozioni che tali non sono.
Il rischio dell’affabulazione si accresce nel momento in cui viene meno la verticalità di un sapere affidato ad autorità culturali socialmente riconosciute e si diffonde l’idea di un’orizzontalità delle opinioni, supportata dalla convinzione relativistica  (per la quale non c’è una verità, ma ciascuno ha la sua verità), che porta a legittimare qualsiasi posizione (tutti possono dire e giudicare tutto).

sabato 19 agosto 2017

Solitudine e aiuto.

🖊 Post di Rosario Grillo 
🎨 Immagini delle opere di Edvard Munch (pittore norvegese vissuto tra il 1863 e il 1944).

Edvard Munch, Notte a Saint Cloud
“La solitudine è una regressione. L’ultimo, infelice luogo in cui nascondersi” (Fulvio Ervas, Invisibili, p. 53)
Fulvio Ervas è uno scrittore di storie romanzate: storie vive, dove il confine tra la realtà e l’immaginazione è labile. Perché l’ingrediente che vi predomina è la speranza.
Così l’espressione di partenza non resta confinata sul piano di definizione più o meno scontata e/o per larga parte astratta. Fa parte, invece, di una storia che ha scritto per il volume collettaneo, Invisibili, dove ha descritto la metamorfosi connessa al cambiamento di contesto socio economico di un certo Alvise.
Risolto con la stella polare della Speranza.