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sabato 20 settembre 2014

La prima ora di filosofia.

Post di Rossana Rolando
C'è una prima ora di filosofia... 
un tuffo dentro il mondo del pensiero 
e dentro il segreto di ciò che ci circonda...
Ogni anno, per gli alunni che iniziano il triennio del Liceo, c’è una prima ora di filosofia. Nonostante sia passato molto tempo dall’inizio del mio insegnamento, anche per me è sempre un momento denso di emozione. In parte perché nuovi sono i volti, le voci, gli sguardi che identificano una classe diversamente da un’altra, ma in parte perché sono io a vivere quell’ora come se fosse davvero la prima.
Spiegare che cos’è la filosofia, dire che cosa significa pensare, trasmettere una passione, arrivare alla mente e al cuore …
... un mondo e un segreto in cui 
da sempre siamo immersi ...
Certo tutti pensiamo e non c’è sicuramente bisogno della filosofia per scoprirlo: penso alla colazione quando mi alzo al mattino; penso come fare quel determinato lavoro quando agisco; penso cosa devo dire quando parlo con qualcuno. E allora, perché esiste una disciplina dedicata al pensiero?
Proprio questo devo cercare di comunicare … far capire che pensare non è solo un dato di partenza - tutti, in quanto uomini, siamo dotati della capacità di pensare - ma è anche un punto verso cui tendere. A pensare si impara … e la filosofia prende per mano in questo cammino.
... con il rischio di non saperci 
più meravigliare...
Dice Aristotele: “Gli uomini, sia nel nostro tempo sia dapprincipio, hanno preso dalla meraviglia lo spunto per pensare …” La filosofia nasce dalla “meraviglia”...
Per commentare questa affermazione mi riferisco a due letture recenti che mi hanno particolarmente colpito. In  un piccolo libretto di Umberto Curi, Prolegomeni per una popsophia, ho trovato una bella precisazione su questo tema. La riassumo così: la filosofia ha inizio e origine da uno stato emotivo, dal thauma (meraviglia). E thauma non è solo meraviglia, stupore – emozione positiva, come solitamente viene intesa – ma è anche paura e sgomento, emozione negativa. Per pensare filosoficamente è necessario essere toccati da questo thauma, pathos ambivalente di stupore e paura di fronte alla realtà.
... o inquietare...
E per far meglio capire utilizzo un raccontino di David Forster Wallace, che ho trovato in un prezioso libro di Nuccio Ordine dal titolo L’utilità dell’inutile: “Ci sono due giovani pesci che nuotano e a un certo punto incontrano un pesce anziano che va nella direzione opposta, fa un cenno di saluto e dice: - Salve, ragazzi. Com’è l’acqua? – I due pesci giovani nuotano un altro po’, poi uno guarda l’altro e fa: Che cavolo è l’acqua?”.
...come pesci abituati all'elemento 
in cui da sempre sono avvolti...
E’ lo stesso Wallace ad indicare il senso di questo splendido aneddoto: “Il succo della storiella dei pesci è semplicemente che le realtà più ovvie, onnipresenti e importanti sono spesso le più difficili da capire e da discutere”. Ecco quello che devo cercare di dire: finché tutto è ovvio e non suscita meraviglia e/o paura, finché non c’è niente da capire, non può avere inizio la filosofia.
Ricordo, a questo proposito, una bella riflessione di Schopenhauer: “Nessun essere, eccetto l’uomo, si stupisce della propria esistenza: per tutti gli animali essa è una cosa che si intuisce per se stessa, nessuno vi fa caso […] Quanto più in basso si trova un uomo nella scala intellettuale, tanto meno misteriosa gli appare la stessa esistenza: gli sembra piuttosto che il tutto, così com’è, si comprenda da sé […] Al contrario la meraviglia filosofica …”.
Ecco, la prima cosa è capire che non c’è nulla di scontato nel nostro essere qui, ora, in questo tempo, in questo mondo (l’acqua dei pesci …). La prima cosa è suscitare la domanda. Più che dare risposte, la filosofia insegna a porre domande …
... imparare a porre domande...
Ma – chiedo a me stessa - possono i ragazzi di oggi meravigliarsi? Possiamo ancora noi adulti stupirci? Abbiamo tempo per avere grandi paure? E, comunque, a cosa serve questo cammino del pensiero che si lascia interrogare? Che utilità può avere? Se studio il corpo umano è per curarlo, se imparo l’inglese è per viaggiare e lavorare … e la filosofia? A cosa serve? Ecco una seconda questione importante, da chiarire subito: la filosofia è inutile. Lo diceva ancora una volta Aristotele: tutte le scienze "sono materialmente più necessarie di essa", ma aggiungeva "nessuna è superiore". Sembra una contraddizione in termini: inutile, sì questo è chiaro, e allora perché superiore? E qui mi viene in mente Pascal: “Il pensiero costituisce la grandezza dell’uomo. L’uomo non è che un giunco, il più debole della natura; ma è un giunco pensante”. Ecco la filosofia è superiore perché è ciò che rende l’uomo degno della sua umanità.
... imparare a pensare...
per essere degni della nostra umanità...
Perciò una cosa voglio sottolineare. E’ vero, la filosofia è inutile nel senso comune del termine, non serve per raggiungere uno scopo pratico, commerciale. E’ però utile in un altro senso: mi permette di coltivare la mia umanità, mi aiuta a diventare più uomo, mi spinge ad essere cittadino consapevole, a pensare con la mia testa, in una parola – come dice ancora Nuccio Ordine – a diventare migliore. Perciò ha ragione Pierre Hadot  quando afferma: “il ruolo della filosofia è proprio quello di rivelare agli uomini l’utilità dell’inutile o, se si vuole, di insegnare loro a distinguere tra i due sensi della parola utile”.
... per abitare il mondo da cittadini...
E così tocco quella che è stata la culla del pensiero filosofico ovvero la polis greca. E’ dal bisogno di dire la propria opinione nell’assemblea, è dalla democrazia greca che è nata la filosofia. Ancora una volta mi è di aiuto il librettino di Umberto Curi: la filosofia non nasce come gioco intellettualistico, come disciplina astratta … I primi filosofi erano considerati sapienti “perché vivevano nella loro comunità come soggetti impegnati a far prevalere la riflessione razionale, rispetto all’ignoranza, alla superstizione e all’idolatria”. I primi filosofi non erano “santoni avulsi dal contesto sociale” – come spesso si pensa – ma erano presenti nella società come “coscienza critica”.
... ecco l'utilità dell'inutile filosofia...
Vorrei aggiungere molte altre cose … ma forse è bene lasciare aperto, inconcluso, il discorso. La filo-sofia nasce come desiderio di sapere e non come possesso del sapere … Questa tensione, questo desiderio, e null’altro, vorrei poter testimoniare …


... continuo viaggio... e mai possesso...

3 commenti:

  1. Giovanni Scutiero25 ottobre 2014 21:20

    Leggo, e la sensazione che mi portano le sue parole coincidono con una parola: emozione! Leggere le sue parole è sempre magico, e questo argomento, forse, è la magia stessa. Immagino che molti alunni ricordino la propria prima ora di filosofia, sono invece certo che tutti i suoi alunni, me compreso, ricordano la sua prima ora di filosofia, ora in cui distribuì alla classe profonde citazioni di filosofi, come ad esempio quella dello stesso Pascal che cita, per far esprimere a chi avesse voluto le sensazioni che una o più frasi avevano in lui suscitato.
    Sono passati quasi 10 anni da quella lezione, eppure l’interesse che in me è nato negli anni di Liceo per la filosofia e per le sue lezioni è ancora oggi molto grande. Come descrive alla perfezione qui sopra, i suoi insegnamenti lasciano in me desiderio di pensare, di porre domande, di pormi domande, di impegnarmi nella mia strada e, spero, di diventare più “umano”. Amo le persone che non danno tutto per scontato e che si interrogano magari non al puro fine contemplativo, ma per diventare più “umani”; la filosofia penso insegni proprio ad essere autentici, senza imporre risposte ma aiutando a porre domande, ed a rifletter su se stessi, come magnificamente fa Celine al termine del suo libro “Viaggio al termine della notte” facendo riflettere il protagonista Ferdinand vicino ad un amico morente: << Ma non c’ero che io, proprio io, tutto solo, al suo fianco, un Ferdinand autentico al quale mancava quel che farebbe un uomo più grande della sua povera vita, l’amore per la vita degli altri>>.
    Quindi la prego di aggiungere le “molte cose”, se e quando potrà, al suo discorso perché sarebbero molto per me. Penso infatti che il mio confronto con la filosofia non debba essere un ricordo finito ma un percorso da poter continuare per la vita. Quindi chiedo: come può una persona continuare nel tempo questo percorso? Quali possono essere le strade da seguire per coloro che sentono profondamente questa tensione?
    Concludo ringraziandola per la sua prima ora, per quelle successive e per tutti i suoi insegnamenti. Ed in particolar modo, ricordo e non scorderò la nostra “ultima” ora di filosofia del Liceo, ossia quella della domanda della maturità: “Giovanni, parlami e confronta il pensiero di Dio a partire da Kant e nei filosofi dell’ ’800 e del ‘900 studiati”. Mai domanda più gradita, grazie.

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  2. Rossana Rolando27 ottobre 2014 07:59

    Caro Giovanni, grazie per questo tuo messaggio per me commovente e molto prezioso. Non so se io abbia suscitato in te l’amore per la filosofia, il fascino del pensare o se mi sia soltanto limitata a soffiare su un fuoco che, in realtà, era già acceso. Ricordo i tuoi occhi durante le lezioni, la vivacità dei tuoi interventi capaci di giungere al cuore delle cose, le tue domande che rivelavano un interesse appassionato e autentico. Da parte mia posso dire che l’avventura dell’insegnamento, grazie a persone come te, diventa un’esperienza unica in termini di comunicazione, di arricchimento, di incontro. Tu oggi sei (quasi?) ingegnere: come è giusto hai seguito la tua strada. Eppure, leggendo questo tuo messaggio, sono convinta che in te sia rimasto molto dell’approccio filosofico, nella capacità di porre interrogativi, di non avere certezze precostituite, di essere sempre in ricerca … Credo che il cammino possa continuare semplicemente così, coltivando interessi e letture, non abbandonando il gusto di capire, privilegiando l’essenziale .. Penso non sia poco. Ti abbraccio forte.

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  3. Il signor Giovanni ha commosso pure me.... :-)

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