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lunedì 12 settembre 2016

Due nomi associati: Don A. Cojazzi e P.G. Frassati.

Viene ricostruita in questo articolo la storia di Don Antonio Cojazzi in relazione al suo incontro con Pier Giorgio Frassati.
Di Gian Maria Zavattaro.
Mons. G.Battista Montini, 
poi Paolo VI
“Don Cojazzi era molto amato; era molto seguito. Il suo nome, associato a quello di P.G. Frassati, di cui egli seppe fare splendido esempio di giovanile virtù cattolica, è e sarà fra quelli più cari a quanti hanno lavorato per la rinascita cristiana del nostro paese, e in qualche modo sentito l'onda di speranze spirituali, che passa fra due generazioni provate dalla guerra e da travagliatissime crisi di pensiero e di costume (Mons. Giovanni Battista Montini, 1953, poi Paolo VI).
In ogni modo, Deo Gratias (Don Cojazzi, in punto di morte).


Porta della Grande Casa
(Roveredo in Piano)
nella quale è nato 
don Antonio Cojazzi
Chi era don Cojazzi e che  cosa ha significato per lui  l’incontro con P.G. Frassati?  Ho cercato risposte da più parti, ma è soprattutto dal  Bollettino Salesiano del 1° ottobre 1973 (a. XCVII. n.19, ventesimo anniversario della sua morte), che ho trovato riflessioni e notizie decisamente interessanti e soprattutto cariche di autentica passione, che invito a consultare per una esauriente lettura. Dal canto mio mi limito a proporre non una impossibile sintesi, ma quanto ho saputo cogliere da varie letture, selettive come ogni lettura, virgolettando le citazioni che  ho attinto dal Bollettino.
 

Il sacerdote, l’educatore, l’animatore, lo scrittore. 
Antonio nasce nel 1880 a Roveredo in Piano, per lui il paese più bello del mondo. A 13 anni entra in collegio dai Salesiani e  dopo il ginnasio  decide di farsi salesiano e prete (1). Conseguita la maturità classica, inizia gli studi di teo­logia ed insieme frequenta l’Università a Torino. Si laurea in lettere nel 1905, nel 1906 in filosofia e  si abilita  all'insegnamento della lingua inglese dopo un impegnativo perfezionamento in Inghilterra. Lo ammirano professori illustri come G. De Sanctis e A. Graf, ma rifiuta la carriera universitaria. 
Roveredo in Piano, 
Piazza Roma
Nel 1908 è ordi­nato sacerdote e inizia l’insegnamento  prima di lettere poi di  filosofia al Liceo di Valsalice (lo terrà sino al 1948). Le sue ore di lezione rimarranno memorabili nei ricordi degli exallievi: vivi avvenimenti  in cui si incrociano la passione di educare dell’insegnante  e l’emozione degli allievi  che vivono lo studio  come apertura senza sosta dell’intelligenza e del cuore agli incontri, alla conoscenza, alla scoperta del bello ed alla ricerca del Vero. Sentono che lì si organizza la cultura, che ognuno a suo modo diventa protagonista, che una calda umanità vibra dentro l’aula scolastica dove ogni studente scopre o ritrova  la fiducia in se stesso, il fascino del vivere e l’entusiasmo   dello studiare.
Don Antonio Cojazzi
Don Toni - così lo chiamano - non si limita ad insegnare: è animatore, scrittore, predicatore. In migliaia di incontri nelle parrocchie, nelle associazioni cattoliche, negli oratori, nelle scuole, nei cinema, su e giù per l'Italia, instancabile, predica, tiene confe­renze con “la sua tipica voce quasi aspra”, la sua appassionata fede e la sua affascinante simpatia, indicando a   giovani e adulti la via dell'incontro vi­vo con Cristo.  
Pubblica negli anni decine e decine di volumi (il primo su “Don Bosco diceva così”) sul Manzoni, Maritain, sulla gioia della fede, su giovani eroici come F. Ozanam, G. Borsi, …: libri che anche Pier Giorgio legge.  Nel 1920 fonda la Rivista dei Giovani che dirigerà con ostinato entusiasmo sino al 1948. La rivista parte  quasi in sordina ma ben presto  ottiene  vasti consensi:  è  da leggere adagio, non da sfogliare, ma meditare, “specialmente le parole scritte in tondo”. La Rivista cresce nonostante la mortificazione  del fascismo e “mostra a centinaia di preti come si deve parlare ai giovani e ad una larga èlite di giovani rivela che cosa significa essere cristiani”. Don Cojazzi diventa uno dei sacerdoti più conosciuti  d'Italia. 
Pier Giorgio Frassati 
e don Antonio Cojazzi
L’incontro con Pier Giorgio Frassati. 
Quando dal senatore Alfredo Frassati, ambasciatore a Berlino, verso il quale i Salesiani hanno un debito di riconoscenza (2), giunge la richiesta di un salesiano che si occupi di seguire negli studi i due figli  Pier Giorgio e Luciana, il Rettor Maggiore don Albera invia don Cojazzi, persona adatta per la sua ampia cultura, il suo giovanile entusiasmo e la sua capacità comunicativa. In casa Frassati non è “precettore”', è un amico, specie  di Pier Giorgio, di cui dirà: “Lo conobbi decenne e lo seguii per quasi tutto il ginnasio e il liceo con lezioni che nei primi anni erano quotidiane: lo seguii con crescente interesse e affetto”. Pier Giorgio, ormai giovane di punta dell'Azione Cattolica torinese, ascolta  le conferenze e le lezioni che don Toni tiene  al Circolo “C. Balbo”, segue con interesse la sua rivista,  sale a Valsalice nei momenti per lui delicati e decisivi.
Don Cojazzi 
e il suo libro su Don Bosco
Durante il Congresso Nazionale della Gioventù Cattolica italiana, nel 1921  50 mila giovani sfilano per Roma, cantando e pregando. Pier Giorgio, studente del Politecnico, regge la bandiera tricolore del suo circolo. Le truppe governative, ad un tratto, circondano il corteo e lo prendono d'assalto per strappare le bandiere. Racconta un testimone: “Picchiano con i calci dei moschetti, afferrano, spezzano, strappano le nostre bandiere. Vedo Pier Giorgio alle prese con due guardie. Accorriamo in suo aiuto, e la bandiera, con l'asta spezzata, resta nelle sue mani”. Imprigionati a forza in un cortile, i giovani cattolici vengono interrogati dalla polizia. Il testimone ricorda il dialogo: - E tu, come ti chiami? - Pier Giorgio Frassati di Alfredo. - Che cosa fa tuo padre? - Ambasciatore d'Italia a Berlino. Stupore, cambio di tono, scuse, offerta di immediata libertà. - Uscirò quando usciranno gli altri. Intanto lo spettacolo bestiale continua. Un sacerdote è buttato, letteralmente buttato nel cortile con l'abito talare strappato e una guancia sanguinante... Insieme c'inginocchiammo per terra, nel cortile, quando quel prete lacero alzò il rosario e disse: Ragazzi, per noi e per quelli che ci hanno percosso, preghiamo!. 
Primi giorni del luglio 1925: Pier Giorgio, stroncato dalla poliomielite che gli devasta la schiena, sul letto di morte pensa ancora  ai suoi poveri (3).
Pier Giorgio Frassati, 
L'ultima scalata


Di ritorno dal funerale don Cojazzi scrive di getto un articolo per la Rivista dei Giovani: “Oggi di ritorno dal suo funerale, (no ma trionfo), fisso qui alcune impressioni e alcuni ricordi, i primi, le prime che affiorano dal cuore tumultuante e turgido. Ripeterò la vecchia frase, ma sincerissima: non credevo di amarlo tanto. Giorgetto bello e santo! Perché mi cantano in cuore insistenti queste parole? Perché le udii ripetere, le udii pronunciare per quasi due giorni, dal padre, dalla madre, dalla sorella, con voce che diceva sempre e non ripeteva mai”.  E’ allora che decide di scrivere la sua vita: sarà  il best-seller dell'editoria cattolica. 
Nel  segno di Pier Giorgio.
Le testimonianze arrivano numerose e vengono vagliate con cura. La mamma di Pier Giorgio segue il lavoro,  fornisce suggerimenti e materiale.
Nell'aprile del 1927 Don Cojazzi guida i fucini in pellegrinaggio alla tomba di Pier Giorgio. Annota: ”Sulla tomba ho parlato. Non so che cosa dissi: ricordo solo che piansi e vidi piangere. Di santa fierezza e di commozione cristiana. Tutti sentivamo la verità di quelle parole ché leggevamo sulla tomba: Perché cercate un vivente tra i morti?”.
Nel marzo del 1928 esce la vita di Pier Giorgio:  un successo strepitoso.  In pochi  mesi si esauriscono 30 mila copie; nel 1932 sono 70 mila; nel giro di 15 anni il libro raggiunge 11 edizioni ed è tradotto in 19 lingue:  punto di riferimento per l'Azione Cattolica nel difficile tempo del fascismo. Nel 1942 in Italia con il nome di P.G.Frassati ci sono  771 associazioni giovanili di A.C., 178 sezioni aspiranti, 21 associazioni universitarie, 60 gruppi di studenti medi, 29 conferenze di S. Vincenzo, 23 gruppi del Vangelo…
Don Cojazzi, 
Biografia di Pier Giorgio Frassati
Ma Pier Giorgio  segna una svolta anche nella vita di Don Cojazzi. Quel biglietto scritto sul letto di morte (3) gli rivela quasi brutalmente il mondo dei poveri: “Il venerdì santo di quest'anno (1928) con due universitari visitai per quattro ore i poveri fuori Porta Metronia. Quella visita mi procurò una salutarissima lezione e umiliazione. Io avevo scritto e parlato moltissimo sulle Conferenze di S. Vincenzo... eppure non ero mai andato una sola volta a visitare i poveri. In quei luridi capannoni mi vennero spesso le lacrime agli occhi... La conclusione ? Eccola chiara e cruda per me e per voi: meno parole belle e più opere buone”. Egli vede in questo contatto vivo con i poveri non solo l'attuazione del Vangelo, ma una scuola di vita per i giovani:  “Sono la migliore scuola per i giovani: per educarli e tenerli nella serietà della vita. Chi si reca con un confratello spesso più attempato, a visitare le famiglie povere ogni settimana, e ne tocca con mano le piaghe materiali e morali, e poi nell'adunanza successiva ragiona e sente ragionare su quelle e altre miserie, come volete che possa sprecare il suo denaro, il suo tempo, la sua giovinezza in godimenti malsani? Come volete che sia malcontento dei propri lavori e dolori, quando ha conosciuto, per diretta esperienza, che altri lavorano e soffrono più di lui ?”. 
Da quel momento Pier Giorgio, i poveri, il Vangelo  delle Beatitudini sono i temi che sviluppa in migliaia di incontri, come migliaia sono i giovani  che vengono a conoscenza di Pier Giorgio. Non a caso mons. Montini accomunerà  i due nomi (4).
Liceo Salesiano di Valsalice 
(immagine tratta dal sito)
Agli anni duri della guerra seguono quelli incerti e oscuri del dopoguerra: gli anni passano anche per Don Cojazzi che avverte i tempi profondamente mutati, ma continua con tenacia ad insegnare al liceo, a predicare, a scrivere anche quando la Rivista dei Giovani chiude nel 1948. Nell'ottobre del 1953  è a Salsomaggiore, parrocchia di don E. Tonini (poi Cardinale che tutti abbiamo ammirato): è l'ultima domenica del mese, festa di Cristo Re. Parla sei volte al pubblico. Al tramonto celebra l'ultima Messa con l’ulti­ma omelia. Alla sera nel teatrino della parrocchia  siede in mezzo ai bambini, ride di gusto allo spettacolo dei burattini, “lui che con la sua chitarra (che in realtà non sapeva suonare) aveva tenuto allegri  miriadi  di giovani sotto le tende della montagna, attorno ai falò”. Nel pomeriggio del 27 ottobre l'infarto lo abbatte. Sa di stare morendo. Esclama: In ogni modo, Deo Gratias”.

Note
(1) Altrettanto faranno si suoi fratelli Enrico e Francesco. 
(2) In occasione di una grande montatura scandalistica (“i fatti di Varazze”), per gettare fango sui Salesiani, mentre persino alcuni giornali cattolici parevano smarriti e disorientati, “La Stampa” ed in primis il suo direttore  Frassati ne prendono le difese: condotta una rapida inchiesta, precorrono le conclusioni della Magistratura sull’assoluta innocenza dei Salesiani.
(3) “Su un biglietto, con grafia ormai quasi indecifrabile, scrive per l'ingegnere Grimaldi, suo amico: Ecco le iniezioni di Converso, la polizza è di Sappa. L'ho dimenticata, rinnovala tu”.
(4) E’ ancora don Cojazzi per primo, sulla Rivista dei giovani  il 15 novembre 1935, a documentare il miracolo ottenuto per intercessione di Pier Giorgio, che lo porterà alla beatificazione il 20.5.1990.

Tutte le immagini relative a don Cojazzi sono tratte dall'articolo qui consultabile di Benedetta Cojazzi, contenuto in La Voce di Roveredo, Estate 2015, pp- 38-43.

 Su Pier Giorgio Frassati si può vedere su questo blog:



4 commenti:

  1. Appassionata e partecipe ricostruzione del legame tra due figure simbolo del Cristianesimo autentico, che opera in mezzo ai poveri. Dobbiamo pur pensare che sono tante le forme della povertà, ma partiamo dalla più immediata quella materiale.

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    1. E’ profondamente vero: tante sono le povertà (la povertà della “cialtroneria politica”, la povertà culturale dettata dal fiato corto dei propri egoismi, dalla miopia dei propri orizzonti, dall’ignoranza fatta di pregiudizi… e ne vedo tante anche in me) ma è da quella materiale che bisogna cominciare(riconducibile a una sola parola = esclusione in tutte le sue forme dalla terra, dal reddito, dal lavoro, dal salario, dalla vita, dalla cittadinanza…), per rispondere alla domanda di Papa Francesco: «Che tipo di mondo desideriamo trasmettere a coloro che verranno dopo di noi? » (LS 160).

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  2. Preziosa ricostruzione biografica. Da ex iscritta all'A.C. conoscevo Pier Giorgio Frassati, ma non don Cajazzi. Grazie! Cari saluti.

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  3. @mari da solcare. Grazie. In effetti si tratta di una figura che ben rappresenta l’avventura dell’insegnamento e dell’educazione. Quando questa è vera finisce per coinvolgere entrambi i soggetti della relazione: non solo chi viene “educato”, ma anche chi “educa”, in un’esperienza che trasforma entrambi.

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