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martedì 23 gennaio 2018

Il ritorno di Lorenzo, Primo Levi.

Post di Rossana Rolando
Riproduzioni dei disegni tratti dal libro fumetto, dedicato a Primo Levi, Una stella tranquilla di Pietro Scarnera (qui il sito). Didascalie iconografiche liberamente attribuite in base all'interpretazione delle vignette e alle letture relative all'opera dell'illustratore.

Pietro Scarnera,  
Una stella tranquilla, Primo Levi scrittore
Il ritorno di Lorenzo è uno scritto contenuto nella raccolta Lilít (1981), elaborato molto tempo dopo l’incontro con Lorenzo, nel campo di Auschwitz, quando ormai egli è morto da numerosi anni. Ricostruisce l'immagine di un rapporto decisivo, nella storia del deportato e dell’uomo Primo Levi.

☆☆☆☆☆☆☆☆☆☆☆☆☆

Durante il lavoro nel lager il futuro scrittore torinese viene attirato dall’accento piemontese di un operaio, un muratore (scoprirà poi proveniente da Fossano) che si rivolge ad un suo compagno.
“Ho incontrato Lorenzo nel giugno del 1944, dopo un bombardamento che aveva sconvolto il grande cantiere in cui entrambi lavoravamo. Lorenzo non era un prigioniero come noi, anzi non era un prigioniero affatto. Ufficialmente, faceva parte dei lavoratori civili volontari di cui la Germania nazista pullulava…”¹ .

venerdì 19 gennaio 2018

Lingua e integrazione culturale.

Post di Rosario Grillo
Immagini di calligrammi (poesie disegnate) del poeta francese Guillaume Apollinaire (1880-1918).


Apollinaire, Calligramma, 
Poema del 9 febbraio 1915
Prendo spunto dall’espressione “lingua madre”, per mettere in risalto la simbiosi tra linguaggio e persone. Anzi, procedendo più oltre, una simbiosi: linguaggio-popolo.
Quest’ultimo, del resto, è questione molto nota e ben argomentata. In modo particolare dalla cultura romantica che ha riconosciuto nella lingua: il carattere identitario, sempre vitale e dinamico, di un popolo.
Stabilito ciò, ho bisogno di “liberare” la persona, senza per ciò, disconoscere un legame con l’entità organica della nazione.
[Sfioro qui un grosso problema, che non posso approfondire: che cos’è una nazione].
L’uomo, essere comunicante, ha nel linguaggio la sua forza espressiva più forte. Non unica, visto che è accompagnata dalla gestualità.

martedì 16 gennaio 2018

Amore oggi, due sentieri.

Relazione sul tema dell'Amore, tenuta da Gian Maria Zavattaro, il giorno 12 gennaio, presso il Liceo Scientifico "G. Bruno" di Albenga.

Jan Vermeer, Donna che legge una lettera 
davanti alla finestra, particolare (1658)
🌟Vorrei iniziare con una riflessione di A. Fabris tratta da I paradossi dell’amore (ed. 2002 Morcelliana): Fin dal mondo antico ben si sa che l’amore è ferita e guarigione al tempo stesso. E dunque che esso condivide con altri fenomeni la natura ambigua del pharmacon, di ciò  che è veleno e medicina insieme. Può emergere così il vero e proprio carattere paradossale dell’amore. E allora subito dico con U. Galimberti che la filosofia deve essere il luogo dell’inquietudine, cosa ben diversa, naturalmente, dal luogo delle risposte rassicuranti¹. Amore è parola talmente evocatrice, potente, terribilmente equivoca da dover essere trattata con molta umiltà e coraggio. Quest’unica parola in italiano esprime in modo onnicomprensivo una vasta gamma di oggetti d’amore per lo più discordanti o contradditori, mentre invece altre lingue come il greco ed il latino hanno avvertito il bisogno di termini distinti per indicarne i vari tipi². Dedicare 15 minuti a discorrere sulle cose dell’amore nella nostra società globalizzata, nell’Italia  che il rapporto Censis 2017 dice carica di rancore, nell’Europa frantumata, in un mondo diviso 
dalle guerre e dalla minaccia nucleare potrebbe sembrare una follia. E poi se ne dovrebbe parlare sicuri che si condivida lo stesso significato, pena l’incomunicabilità. Eppure parlarne qui nel nostro Liceo, in questa notte bianca festosa va proprio bene, è tra le cose più belle ed insieme più provocatorie: lo si può fare per balordaggine oppure come segno di speranza che è il cuore della paideia, speranza che l’amore di ognuno di noi non finisca nel container delle passioni tristi.

lunedì 8 gennaio 2018

Gesto e gesti.

Post di Rosario Grillo
Immagini dei dipinti di Egon Schiele (pittore austriaco vissuto tra il 1890 e il 1918).

Egon Schiele, 
Donna che danza
Gli inglesi hanno uno strano disprezzo per la gesticolazione e la considerano non decorosa e volgare: – a me questo disprezzo sembra, appunto, soltanto uno degli stolti pregiudizi della pruderie inglese. Si tratta, infatti, della lingua che la natura ispira a ognuno e che ognuno capisce; perciò volerla eliminare e proibire, soltanto per soddisfare i sullodati gentlemen, è cosa alquanto discutibile (Arthur Schopenhauer).

La gesticolazione è, in gran parte, tipica dell’essere umano e si connette alle capacità comunicative. Più facile che con il gesto si comunichi un’emozione. Quindi, va ricondotto al lato affettivo, prendendo atto di ciò che è implicito negli affetti (come dice l’etimologia: da afficio, con aspetti di registrazione in interno di quanto proviene dall’esterno).
Insomma, gli affetti rientrano nelle passioni (ancora una volta l’etimologia sottolinea il patire).

sabato 6 gennaio 2018

La stella e le stelle di Natale.

Post di Gian Maria Zavattaro e Rossana Rolando
Immagini del dipinto "Mito floreale" di Paul Klee (1918).

Più che un giorno splendente di sole,
è ricca di fenomeni la luce lievemente velata.
Sottile strato di nebbia poco prima che traluca la stella
(Paul Klee, Diari 1898-1918)¹.

Paul Klee, 
Mito floreale, particolare
Narra la leggenda che, la sera della vigilia di Natale, mentre gli altri bambini messicani si recavano ad offrire i loro fiori più belli a Gesù Bambino,  la piccola Paquita si struggeva  dal dolore di non poter offrire nulla, neppure un misero fiore e non voleva  entrare in chiesa con gli altri bambini a mani vuote.
Poi all’improvviso si decide, racimola ciuffi di erba lungo la strada, ne fa un mazzetto con  il nastro  rosso con cui fermava i suoi capelli e lo depone in chiesa tra il silenzio attonito e forse anche qualche sorriso di scherno degli altri bambini.

domenica 31 dicembre 2017

Fine d'anno di J.L.Borges.

Post di Rossana Rolando
Immagini delle quadrure (quadri-sculture) di Monica Pennazzi (qui il riferimento al sito).

Monica Pennazzi, 
Respiro
🌟Fine d’anno¹ 
Né la minuzia simbolica
di sostituire un tre con un due
né quella metafora inutile
che convoca un attimo che muore e un altro che sorge
né il compimento di un processo astronomico
sconcertano e scavano
l’altopiano di questa notte
e  ci obbligano ad attendere
i dodici irreparabili rintocchi.
La causa vera
è il sospetto generale e confuso
dell’enigma del Tempo;
è lo stupore davanti al miracolo
che malgrado gli infiniti azzardi,
che malgrado siamo
le gocce del fiume di Eraclito
perduri qualcosa di noi:
immobile.

Monica Pennazzi, 
L'uomo cosmico e la natura
💠L’intestazione. E’ già abbastanza indicativo il titolo del componimento: l’attenzione non si focalizza sull’anno nuovo, come nella più nota letteratura o nel comune sentire, ma sull’anno che finisce. La scelta quindi riguarda il passato e non il futuro – in cui si proiettano speranze, attese, desideri (spesso del tutto vani, come ci ricorda il venditore di almanacchi di Leopardi) e su cui poggiano le euforiche feste di capodanno.
La notte del primo gennaio segna la conclusione di un ciclo.

giovedì 28 dicembre 2017

Il tempo è un bambino che gioca.

Post di Rosario Grillo.
Immagini delle opere di Enrico Benaglia (qui il sito).

Enrico Benaglia, La chiave del tempo, 
pastello su carta
“Il tempo è un bambino che gioca, che muove le pedine; di un bambino è il regno” (Eraclito, Frammenti).
Il tempo: vola, si ferma, si aggomitola, si distende, si dilata. Quante forme assume?!
Dentro di me io lo sento battere, come quand’ero bambino, e provocarmi ancora il desiderio delle coccole materne. Sento in me comunque - ed è un grande dono - un tempo giovane, mentre esternamente, nel mio fisico, il tempo lavora inesorabilmente mettendo i segni dell’età che avanza.
Vexata quaestio, quella del tempo.
S. Agostino parla della sua ineffabilità e preferisce correlarlo all’anima.

martedì 26 dicembre 2017

J.L.Borges, l'enigma del Natale.

Post di Rossana Rolando
Immagini delle opere di Simone Martini (1285-1344).

Giovanni I, 14¹.
Non sarà questa pagina enigma minore
di quelle dei Miei libri sacri
e delle altre che ripetono
le bocche inconsapevoli,
credendole d’un uomo, non già specchi
oscuri dello Spirito.

Simone Martini, Frontespizio 
del commento di Servio a Virgilio, 
(Miniatura)
Sin dalle prime righe J.L.Borges restituisce il Natale al Mistero biblico e teologico.
La pagina, di cui si parla all’inizio, potrebbe essere quella richiamata nel titolo, Giovanni I, versetto 14: “E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi; e noi vedemmo la sua gloria, gloria come di unigenito dal Padre, pieno di grazia e di verità”. Ma (la pagina) potrebbe anche essere la stessa del componimento di Borges, in cui si immagina Gesù che narra il proprio cammino tra gli uomini.
E’ comunque un racconto enigmatico, che le bocche inconsapevoli ripetono senza scorgervi l’eccesso in esso contenuto, il sovrappiù che non proviene dall’uomo, ma dallo Spirito. Il Mistero di Dio può rivelarsi soltanto in una forma oscura, rendendosi visibile all’occhio debole dell’uomo “per speculum et in aenigmate” (1 Corinzi, 13,12).

Io che sono l’È, il Fu e il Sarà
Accondiscendo ancora al linguaggio
Che è tempo successivo e simbolo.

L’enigma del Natale è l’Eterno che si fa linguaggio, entrando nel tempo della narrazione, nella successione del prima e del poi. L’Altissimo si consegna alle parole, “accondiscende” ad esse, quindi si abbassa e si racchiude in quei poveri segni che non riescono a contenerlo, ma possono soltanto rimandare a Lui come simboli.

sabato 23 dicembre 2017

Natale, tempo di gioia. I nostri auguri.

Filippo Lippi, 
Adorazione del bambino con santi, 1460-65

🌟Natale è ormai spartiacque, momento dialettico di verità. 
Da una parte è il tempo divenuto maschera e moderna versione della medievale festa dei folli (festum fatuorum, festum baculi, asinaria…), anticamera del Carnevale che lo segue a ruota.
Dall’altra è il tempo che smaschera i falsari  e ci invita a sane  inquietudini  esistenziali.
🌟Per il credente  cristiano è il tempo dell’attesa, non passiva, di un piccolo evento di Betlemme che ha cambiato la storia del mondo.
Che ravviva di continuo la speranza.
🌟Per tutti è il  tempo della riscoperta del dono: modalità relazionale, oblativa di chi nulla chiede in cambio, anzi poi scompare, come i re magi. Dono dell’amore, misericordia, amicizia, gratuità, fiducia, ospitalità, responsabilità, del prendersi cura dell’altro. Tutte esperienze, complesse e paradossali, che non sono cose dell’altro mondo, ma  appartengono al nostro mondo, anzi ne  costituiscono il  lato critico e alternativo.