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Brian Crain, Season of joy

giovedì 29 settembre 2016

Tullio Pericoli e il suo "Pensieri della mano".

Di Rossana Rolando.

Tullio Pericoli, 
Pensieri della mano, 
2014
Ho letto Pensieri della mano di Tullio Pericoli: un libro per me avvincente (senza esagerare), un autentico saggio di estetica, con riferimenti ai mondi della poesia, della filosofia, dell'arte, condotto da Domenico Rosa nella forma “leggera” dell’intervista. Ho scritto a Tullio Pericoli per avere l’autorizzazione a pubblicare alcune sue immagini in questa piccola recensione e gli ho comunicato la mia impressione. Ricevere la sua risposta è stata una vera emozione, segno di una signorilità che non ha bisogno di rinchiudersi in altezze inaccessibili.
Ho comprato il libro ad Urbino questa estate, in occasione della mostra  Sulla  terra. 2006 -2016 (che è proprio la terra di Pericoli, nato ad Ascoli Piceno).

Tullio Pericoli, 
Libri di libri, 1994 (acquaforte)
Già dalle prime pagine si entra in un mondo incantato in cui hanno vita per sé esseri che abitualmente consideriamo dipendenti da altro o semplicemente inerti: anzitutto la mano (quella del disegnatore) ha una sua autonomia rispetto al resto del corpo, una sua sapienza, una capacità di far emergere il caos della mente e di dare ad esso una forma; e poi andando avanti è la linea a vivere di vita propria, ad avere un inizio e una fine, a intersecare le altre linee con diversa personalità e molteplici significati; e ancora i disegni che, chiusi nei cassetti, sembrano modificarsi da soli e rivendicare una loro propria storia…

sabato 24 settembre 2016

Nel fiore la gioia della natura (sulla possibilità di una rinascita).

Di Rosario Grillo.

Davide Bonazzi, 
Superare la crisi globale
Il fiore, per Hegel, pur possedendo la funzione dialettica della negazione, era un di più rispetto al seme, potenzialità di sviluppo verso la “sintesi” del frutto.
Senza stravolgere il movimento dialettico della realtà, che la logica hegeliana riproduce, si rende necessario pensare alla natura di medium/opposizione che è incorporata nella negazione. Tanto riguardo serve  per intendere la dinamicità insita nello svolgimento della realtà.
La stessa dinamicità, definita creatività, decanta Edmund Phelps, nobel per l’economia (richiamato da Salvatore Settis).
Settis esamina lo stato dell’economia italiana, riconoscendo la fioritura come un momento felice della condizione economica di una nazione.
La presenza della felicità testimonia lo stato di grazia, ovvero la fecondità della condizione culturale ed insieme economico-sociale, ad un punto tale da differenziare “prosperità” da “fioritura”, stato di benessere materiale da stato di felicità spirituale in senso lato.
Davide Bonazzi, 
Responsabilità sociale 
aziendale
Il discrimine è tra momento di mutazione estemporanea e meccanica e momento di trasformazione interiore, spinta di una performance di successo personale la prima, e molla di innovazione corale la seconda.
Il distinguo serve per passare in rassegna gli sforzi ed i tentativi di riforma compiuti per la ristrutturazione del nostro sistema economico, al fine di un nuovo periodo di crescita.
Purtroppo sembra mettere in luce, con la pochezza dei successi ottenuti, la superficialità degli incentivi e, in buona parte, la loro riconducibilità alla classe delle innovazioni marginali ed epidermiche, frutto di favori congiunturali e di sprint individuali, privi di “ spirito di squadra”.

martedì 20 settembre 2016

"Les Règions inconnues" di Davide Peiretti.

Di Rossana Rolando.
Lame di luce a squarci, di azzurro e di bianco. Particelle che vibrano come pulviscolo nell’aria, nel Tutto del nero che avvolge. 
Nessun possibile riferimento ad oggetti o paesaggi a noi noti, solo segni, colori e  forme.
Davide Peiretti, 
Les Règions inconnues
particolare
Les Règions inconnues - le regioni sconosciute -: questo è il titolo dell'imponente trittico (1979, Tempera e metalli su tela, cm 300×178) di Davide Peiretti (Torino, 1933-2008), pittore della figurazione astratta che opera nella culla culturalmente fervida della Torino anni 60-90. Un artista di cui si conosce la grande passione per il mondo della musica e la dimestichezza con gli strumenti musicali: figlio di un liutaio divenne anch’egli abile nel restauro e nella costruzione di strumenti musicali (la biografia può essere consultata nel sito qui). E’ stato definito “pittore della musica”, proprio in relazione a questo intreccio che non è solo biografico, ma risulta narrato in ogni suo dipinto: note, suoni, melodie e sinfonie si traducono - nel linguaggio pittorico - in corpuscoli, forme, onde che giungono a noi in un movimento elegante e armonioso. Del resto il connubio tra pittura e musica è tema fondamentale nella storia dell’arte. Lo ha messo in evidenza da par suo Philippe Daverio (leggere qui) in occasione della mostra, dedicata a Davide Peieretti, tenuta a Gavirate (Varese) nello scorso maggio.
Davide Peiretti, 
Les Règions inconnues
particolare
Ma c’è un interesse più segreto del pittore torinese che potrebbe illuminare questo dipinto ed è racchiuso nel suo amore per la filosofia. La pittura astratta – ben più della rappresentazione realistica – ha una forte valenza filosofica, perché comunica un’idea, una visione del mondo. In questo consiste la sua grandezza: non nel semplice segno  – linee, figure, colori – ma nella potenza comunicativa di quel segno, nel messaggio concettuale in cui si risolve l’e-mozione estetica.

venerdì 16 settembre 2016

I borghi d'Italia e il terremoto.

Di Rosario Grillo.
Sugli Appennini si arriva seguendo la bussola del cuore. Non si capita per caso sulla spina dorsale dell’Italia. Non ci sono autostrade, né aeroporti, né treni veloci. S’impiega meno ad arrivare a Parigi con un low cost”.

Giuseppe De Nittis, 
La traversata degli Appennini
Così scrive Melania Mazzucco in una lettera inviata ad un giornale il 28 agosto scorso, sulla scia della commozione suscitata dal terremoto che ha colpito l’Italia centrale.
Ciò che lei scrive di questi luoghi si può ripetere per migliaia di centri montani minori, distribuiti per tutta l’Italia. Per essi una denominazione: Italia minore.
Essi, meta di un pellegrinaggio, quasi devoto, di quanti annualmente ricercano la “magia” de l’incontro con le origini.
“Alla casa del padre, della madre, dei nonni, dei bisnonni. E’ un legame ancestrale, una fedeltà peculiarmente italiana” (M. Mazzucco).

lunedì 12 settembre 2016

Due nomi associati: Don A. Cojazzi e P.G. Frassati.

Di Gian Maria Zavattaro.
Mons. G.Battista Montini, 
poi Paolo VI
“Don Cojazzi era molto amato; era molto seguito. Il suo nome, associato a quello di P.G. Frassati, di cui egli seppe fare splendido esempio di giovanile virtù cattolica, è e sarà fra quelli più cari a quanti hanno lavorato per la rinascita cristiana del nostro paese, e in qualche modo sentito l'onda di speranze spirituali, che passa fra due generazioni provate dalla guerra e da travagliatissime crisi di pensiero e di costume (Mons. Giovanni Battista Montini, 1953, poi Paolo VI).
In ogni modo, Deo Gratias (Don Cojazzi, in punto di morte).


Porta della Grande Casa
(Roveredo in Piano)
nella quale è nato 
don Antonio Cojazzi
Chi era don Cojazzi e che  cosa ha significato per lui  l’incontro con P.G. Frassati?  Ho cercato risposte da più parti, ma è soprattutto dal  Bollettino Salesiano del 1° ottobre 1973 (a. XCVII. n.19, ventesimo anniversario della sua morte), che ho trovato riflessioni e notizie decisamente interessanti e soprattutto cariche di autentica passione, che invito a consultare per una esauriente lettura. Dal canto mio mi limito a proporre non una impossibile sintesi, ma quanto ho saputo cogliere da varie letture, selettive come ogni lettura, virgolettando le citazioni che  ho attinto dal Bollettino.
 

Il sacerdote, l’educatore, l’animatore, lo scrittore. 
Antonio nasce nel 1880 a Roveredo in Piano, per lui il paese più bello del mondo. A 13 anni entra in collegio dai Salesiani e  dopo il ginnasio  decide di farsi salesiano e prete (1). Conseguita la maturità classica, inizia gli studi di teo­logia ed insieme frequenta l’Università a Torino. Si laurea in lettere nel 1905, nel 1906 in filosofia e  si abilita  all'insegnamento della lingua inglese dopo un impegnativo perfezionamento in Inghilterra. Lo ammirano professori illustri come G. De Sanctis e A. Graf, ma rifiuta la carriera universitaria. 
Roveredo in Piano, 
Piazza Roma
Nel 1908 è ordi­nato sacerdote e inizia l’insegnamento  prima di lettere poi di  filosofia al Liceo di Valsalice (lo terrà sino al 1948). Le sue ore di lezione rimarranno memorabili nei ricordi degli exallievi: vivi avvenimenti  in cui si incrociano la passione di educare dell’insegnante  e l’emozione degli allievi  che vivono lo studio  come apertura senza sosta dell’intelligenza e del cuore agli incontri, alla conoscenza, alla scoperta del bello ed alla ricerca del Vero. Sentono che lì si organizza la cultura, che ognuno a suo modo diventa protagonista, che una calda umanità vibra dentro l’aula scolastica dove ogni studente scopre o ritrova  la fiducia in se stesso, il fascino del vivere e l’entusiasmo   dello studiare.

venerdì 9 settembre 2016

P.G.Frassati in un opuscolo di Don Cojazzi (1926).

Di Gian Maria Zavattaro.

Pier Giorgio Frassati
(foto all'interno dell'opuscolo)
“Ecco. La vita è il paragone delle parole e degli atti esterni che valgono poco più delle parole. Quel giovane cattolico era anzitutto un cristiano, e traduceva le sue opinioni mistiche in vive opere di bontà umana, in atti costanti di pietà […] come un’assistenza immediata alla sventura; senza altri fini o secondi fini che  la espressione di un dovere sinceramente sentito e di un amore fraterno.  […] Tra l’odio e la superbia e lo spirito di dominio e di preda, questo “cristiano” che crede ed opera come crede, e parla come sente, e fa come parla, questo “intransigente” della sua religione, è pur un modello che può insegnare qualche cosa a tutti” (Filippo Turati, “La Giustizia”, 8 luglio1925). (1)
Qualche tempo fa, nel rovistare la soffitta della mia casetta nel Biellese mi capita tra le mani un opuscolo di 28 pagine PIER GIORGIO FRASSATI PAROLE DETTE DA DON COJAZZI il 14 dicembre 1925”, pubblicato nel 1926, 90 anni fa, dalla SEI di Torino «a cura del circolo universitario “Cesare Balbo” a totale beneficio dei poveri della propria conferenza di S. Vincenzo – v. Arcivescovado 12, Torino. £.2».
Frontespizio
Mi pare quasi doveroso, a distanza di 90 anni, dar conto di questo libricino - che non sono riuscito a trovare  citato da nessuna parte - ancora pregno di intense, accorate, emozioni a pochi mesi dalla morte inaspettata del giovane. 
Don Cojazzi – questo grande salesiano (2) – con il suo stile appassionato, che persuade e si fa ascoltare, spesso intercalato da metafore a tutti comprensibili - tesse tre riflessioni sulla falsariga dell’iscrizione situata sulla porta della chiesa di S. Francesco da Paola a Torino. Non intende fare un panegirico (ma lo fa...), vuole “dipingere la realtà” ed invita coloro che hanno conosciuto Pier Giorgio a fargli pervenire ”ricordi, fatti, impressioni dirette ed indirette” al fine di completare la biografia prevista “per il primo anniversario della trasfigurazione di Lui (4 luglio1926)”, che però sarà pubblicata solo nel 1928.

martedì 6 settembre 2016

Pier Giorgio Frassati, rivisitazione biografica.

Di Gian Maria Zavattaro.
Monte Mucrone, Santuario di Oropa (Biella),
Foto di Giancarlo Ticozzi, Panoramio
“Nell'esperienza umana e spirituale di Frassati non vi è alcuna contrapposizione tra la vita di giovane e la fede. In tutte le dimensioni, dalla preghiera allo studio, dalla politica all'impegno con i poveri, dallo sport all'incontro con gli amici, emerge la centralità di un incontro che non è mortificazione, ma al contrario, esaltazione della vita. Frassati non è un eremita, ma un ragazzo laico buttato nel mondo. Sta in questo la sua capacità di attrazione” (don L. Ramello, direttore Ufficio pastorale giovanile, diocesi di Torino).
 
Perché questo post (e altri prossimi articoli).  
A Cracovia, in occasione della 31ma Giornata mondiale della gioventù, sono state esposte alla venerazione dei giovani  le reliquie di Pier Giorgio Frassati, proclamato beato il 20 maggio 1990 da papa Wojtyla, che l'aveva definito “ragazzo delle otto Beatitudini” e...alpinista tremendo. Ebbene qualche tempo fa, nel rovistare la soffitta della mia vecchia casetta in quel di Biella, da un angolo nascosto mi sbuca fuori un opuscolo (28 pag.) PIER GIORGIO FRASSATI PAROLE DETTE DA DON COJAZZI il 14 dicembre 1925”, ed. SEI 1926 a cura del circolo universitario “Cesare Balbo” a totale beneficio dei poveri della propria conferenza di S. Vincenzo v. Arcivescovado 12, Torino. £.2. (1).
Poggio Frassati (m.1950), 
Oropa (Bi)
Foto di Giancarlo Ticozzi, 
Panoramio
Poi, sempre a Biella, trovo a luglio su una bancarella l’opuscolo “Mio fratello Pier Giorgio una vita mai spenta” (ristampato da Aragno - La Stampa, 2010) scritto dalla sorella Luciana Frassati, che narra gli ultimi giorni di vita del fratello ed in appendice pubblica il sorprendente (almeno per me) articolo di Filippo Turati. Eventi che mi hanno riportato a metà degli anni 90 quando  vivevo a Biella e il vescovo mons. Giustetti  (grande!)  tramite d. Alberto affidò ad alcuni laici  (c’ero anch’io) la scuola diocesana  di formazione  all’impegno sociale e politico,  titolata “P.G. Frassati”.
Così mi è parso  quasi doveroso dedicargli alcuni post: selezionare innanzitutto per me e per chi non lo conosce alcuni essenziali tratti biografici; chiosare il libricino del 1926 di don Cojazzi, che non ho trovato citato da nessuno; rileggere l’incontro tra i due come “avvenimento” che segna  la storia personale di entrambi.

sabato 3 settembre 2016

Rumori e suoni. Musica e cosmo.

Di Rosario Grillo.
Isaac Levitan, 
In campagna al tramonto
Nella magica Pantelleria, a tarda sera, un latrato ruppe il silenzio che circondava la Natura.
Pantelleria, dentro un “dammuso” (mitica costruzione), laddove non esiste artificiale separazione di natura rurale e di abitato civile.
Il rumore aveva un che di arcano e di familiare. Rimandava, infatti, ai rumori che popolavano le notti estive della mia infanzia.
In Sicilia, frequentemente si presenta il fenomeno dei cani randagi; e, quando non deriva da randagismo di gruppo, assume una tipologia consonante con i ritmi della Natura.
In altri casi, in paesi circondati dalla campagna, e’ facile udire in lontananza i versi dei cani da guardia.
Isaac Levitan, 
Giorno di sole
Quanta familiarità nei versi delle galline! Non  quelle delle “batterie”, stipate e fatte “prigioniere”, intendo quelle lasciate libere di razzolare.
Che buffo sentire il “rimando” del tacchino! Quanta potenza esprime il canto del gallo al primo mattino!
Il “concerto” dei canti degli uccelli rappresenta un autentico pentagramma sonoro delle giornate trascorse in armonia nella (con la) Natura.
Oggi, le mutazioni dicono dei cambiamenti d’abitudine di molte specie di uccelli, che debbono sincronizzarsi con i mutamenti dell’ambiente.
Sono meraviglie del processo evolutivo!
Le voci festanti dei bambini, più spesso i “gridolini” nei giochi di fanciulli di quartiere riempiono i vuoti di molte giornate, spingono a “rievocare”, sono armonie musicali, inattese.

mercoledì 31 agosto 2016

Gianmaria Testa e la poetica della luna.

Di Rossana Rolando.
Immagine tratta dal video di Biancaluna, 
con i disegni di Altan,
nel libro-disco 
edito da Gallucci


Chi avvicina, ascolta e frequenta le canzoni di Gianmaria Testa (qui il sito) incontra spesso un soggetto poetico inserito tra le sue note ed è la luna. Grande, bianca, ballerina, scintillante, sola, vicina e lontana… sono questi alcuni degli attributi che accompagnano l’astro tanto caro al cantautore piemontese. Molteplici sono le linee evocative che il mondo lunare suggerisce: provo ad enuclearle associandole emblematicamente ad una canzone.


Biancaluna (nell'album “Lampo”) e la poetica dell’infanzia.
Partirei anzitutto da “Biancaluna”, la canzone scritta molti anni fa e ripresa nel 2014 nel libro disco edito da Gallucci e illustrato da Altan.  E’ una filastrocca per bambini, ma addita uno dei significati fondamentali della luna nell’immaginario del cantautore e forse anche un tratto del suo modo di essere e vivere: indica l’elemento giocoso, lo stupore infantile, l’emozione delle cose nuove (il tema del “Nuovo” cui è dedicata anche una canzone). Ma vuole dire soprattutto la forza del futuro raccolta nei grandi occhi dei bambini che guardano la luna.