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venerdì 29 agosto 2014

E' bene avere segreti? Leggendo Claudio Magris.

Post di Rossana Rolando.

Nei miei vagabondaggi in libreria “ho incontrato” un libretto sottile sottile, dal titolo Segreti e no. Una mia cara amica e collega dice proprio così: i libri ti vengono incontro, non sei tu che li scegli, ti scelgono loro. E’ un libretto di Claudio Magris – noto scrittore e intellettuale triestino - edito da Bompiani nel gennaio 2014.

Un piccolo libro...
... di Claudio Magris...
Mi ha intrigato il tema e ho quindi avvicinato il libro con in testa una serie di pensieri e di domande, con una mia “pre–comprensione”. Come sostiene Gadamer, ciascuno di noi si accosta ad una pagina scritta con le proprie attese, i propri interessi, interrogativi e preconcetti, quelli che abbiamo acquisito nella nostra storia e che fanno parte della nostra identità, salvo poi  sostituirli con concetti più adeguati a mano a mano che la nostra lettura procede.

... sul segreto.
(J.W.Waterhouse, La sfera di cristallo)
Per farla breve, provo a scrivere le domande con le quali ho avvicinato questo libro e le risposte che ho trovato. Alla fine della lettura – come accade in ogni vero incontro – avrò portato con me qualcosa di nuovo.
Anzitutto, prima di iniziare a leggere, mi chiedo questo: oggi, nel tempo in cui siamo rintracciabili in ogni luogo, attraverso i telefonini, le carte di credito, i social network … nel tempo del Grande Fratello … si può ancora ragionevolmente parlare di una dimensione segreta della nostra vita?

Esiste una dimensione segreta? 
(J.W.Waterhouse, Psiche 
apre la scatola d'oro)
Inizio a leggere e capisco che Magris è convinto che si possa e si debba parlare di questo, del segreto della vita individuale, sostenendo le ragioni di chi rivendica  “il diritto all’opacità, a non essere passato da parte a parte, nel profondo del suo essere e del suo sentire, dai raggi X di alcuna conoscenza globale …” (pp. 35-36).
Però penso …  siamo sicuri che questo segreto esista sul serio? Il problema è se c’è veramente qualcosa di nascosto nelle persone e in noi o il segreto è semplicemente una cosa non detta, una stanza buia non ancora illuminata? In altre parole – mi domando - il segreto è nella natura delle cose o è una nostra costruzione?

... o il segreto è 
una nostra costruzione? ... 
(J.W.Waterhouse, Tisbe)
E, nel libro, un po’ più avanti trovo scritto questo:  “Il mondo è pieno di sorprese e di segreti. Crediamo di conoscere chi ci vive accanto, ma il tempo porta con sé molte più incognite che certezze e in proporzione si sa sempre di meno, con il tempo si allarga la zona d’ombra” (p. 42).
Proprio in questi giorni sento riparlare di un presunto patto segreto (il patto del Nazareno) e se rifletto sulla storia tanti sono stati i segreti coperti dalla ragion di stato. Nelle pagine iniziali del libro Claudio Magris si riferisce ai segreti della politica, a personalità  inquietanti come quelle di Hitler e di Stalin e afferma questo: “I grandi despoti, i tiranni totalitari – in quanto detentori di un potere che si estende all’intera sfera dell’esistenza, alla totalità – sono sempre avvolti da un cupo alone di mistero, di arcano, di segreto” (p. 14)

Il potere si circonda di segreti...
(J.W.Waterhouse, I favoriti 
dell'imperatore Onorio)
Quindi – penso tra me e me - il segreto può avere un volto opprimente, può essere uno strumento del potere difficile da smascherare. E Magris aggiunge: “I segreti sull’assassinio di Kennedy, su tante stragi che hanno insanguinato l’Italia negli anni settanta, su Ustica e così via, verranno alla luce quando non avrà più importanza, almeno per quel che riguarda l’esercizio del potere, conoscere la verità” (p. 20).

... ma il segreto di cui si parla 
è quello della persona ... 
(J.W.Waterhouse, Destino)
Ora il campo è sgombro da equivoci: il libro non intende elogiare i segreti politici, ma vuole difendere solo quei segreti che riguardano la vita della persona. Proprio quello che mi interessa. Torno però a dubitare. Il tempo in cui viviamo è quello dei sentimenti sbandierati, delle emozioni messe in piazza, del “nudismo psicologico”, dell’esibizione narcisistica … Come possiamo essere capaci di salvaguardare una sfera di segretezza? E poi ci interessa davvero? 

...nel tempo dell'esibizione narcisistica ... 
(J.W.Waterhouse, Eco e Narciso)
Secondo Magris, se capisco bene quello che vuole sostenere, c’è un arcano in noi che resiste ad ogni esteriorizzazione: “il segreto del nostro stesso cuore ignoto a noi stessi” (p. 33). E c’è una dimensione di segretezza che va coltivata per  difendere “la dignità della persona e della sua intimità, della sua verità interiore” (p.49). A sostegno di questa tesi trovo questo bellissimo aneddoto a pagina 50: “Ricordo che una volta, in un colloquio con alcuni carcerati condannati a lunghe pene per gravi reati commessi, uno mi disse che anch’egli scriveva, ma che c’era una grande differenza tra noi due, perché io scrivevo per pubblicare, per rendere noto ciò che scrivevo ovvero i miei pensieri e sentimenti, mentre lui – e altri come lui – scriveva per avere, in quella prigione in cui ogni dettaglio della sua vita era controllato, qualcosa di suo e solo suo, che nessuno poteva frugare”.

...un luogo in cui nessuno 
può frugare ...
(J.W.Waterhouse, Diogene)
Non mi dispiace questa idea di un mondo segreto, inaccessibile anche a noi stessi, questo pensiero di un'identità profonda, di una libertà da preservare. Ma -  mi chiedo ancora -  avere segreti non segna una distanza nel rapporto con gli altri? Non è sintomo di scarsa trasparenza, di doppiezza? E lì trovo la risposta più originale, quella che mi sorprende di più: “Tacere la verità, il segreto, può essere anche generoso, se le persone che conservano segreti per molto tempo non lo fanno solo per proteggere se stesse, ma anche per proteggere gli altri, per conservare amicizie o amori, per rendere loro la vita più tollerabile o per sollevarli da un’angoscia”.

... un segreto che non separa dagli altri...
(J.W.Waterhouse, 
Un racconto del Decamerone)
Certo è un ribaltamento di prospettiva. Tacere la verità può essere segno di protezione nei confronti dell'altro. Avere rapporti autentici non vuol dire necessariamente dire sempre e totalmente la verità. Mentre rimugino queste cose mi sembra di raggiungere il cuore del problema ovvero capire qual è il confine tra tacere la verità e dire il falso. Fino a che punto si può tacere senza cadere nella finzione, nella falsità? Certo Magris si è posto questo interrogativo, perché a un certo punto trovo scritto questo: “Se simulare comunica il falso, dissimulare può essere un modo non di falsificare la verità, bensì di rispettare il suo pudore. Non apre cassetti che potrebbero esplodere distruttivi, ma lascia che il loro potenziale esplosivo si disinneschi poco a poco, senza portare precipitosamente alla rovina” (p. 44).

... un segreto che non allontana...
(J.W.Waterhouse, Apollo e Dafne)
Però – continuo a pensare - ci sono rapporti così intimi e totalizzanti da richiedere una piena  trasparenza, un affidarsi senza timore all'altro, un denudarsi di fronte all'altro. Penso per esempio al rapporto di coppia. E qui, ancora una volta, Magris mi stupisce con una risposta sulla quale mi riservo di riflettere: “In particolare, forse ogni rapporto a due – e per eccellenza quello di convivenza amorosa – ha bisogno, nei momenti di incomprensione e di scontro, di una dose non eccessiva di dissimulazione piuttosto che degli sfoghi laceranti cui ci ha abituati tanta letteratura sui conflitti coniugali, in cui la verità annidata nel cuore – o meglio quella rancorosa lontananza che si crede definitiva e talora è invece solo provvisoria – si distorce e si falsifica nella declamazione del risentimento, magari inconsistente ma, se sbandierato, ormai irreparabile” (pp. 44-45).
Non so bene cosa pensare...

....nei momenti di incomprensione...
(J.W.Waterhouse, La tempesta)
Verso il termine della lettura mi domando se questo discorso possa valere anche per la vita, per il mondo … Nel tempo della secolarizzazione in cui sembra essere venuto meno il senso del Mistero, di un segreto ultimo della vita e della morte … nel tempo della scienza, della tecnologia … nel tempo demitizzato del mondo disincantato … ha ancora senso parlare di una dimensione segreta e inaccessibile?
Lo vorrei chiedere a Magris e al lettore immaginario di questo blog che certo si sarà fatto le sue idee e saprà meglio di me rispondere.

Quanti segreti oltre la porta? 
(J.W.Waterhouse, 
Psiche apre la porta 
del giardino di Cupido)
Intanto lascio a tutti questa bella citazione che trovo al termine del libro:

“Esistono segreti che il cuore non può rivelare alle labbra
e finiscono nella tomba.
I salici ne mormorano, i corvi ne gracchiano,
le pietre tombali parlano di essi silenziosamente,
nel linguaggio della pietra.
I morti risorgeranno un giorno, ma i loro segreti rimarranno
all’Onnipotente e al Suo Giudizio
sino alla fine di tutte le generazioni” 
(Singer, Taibele e il suo demone)


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4 commenti:

  1. Franco Tindiglia29 agosto 2014 18:21

    Gli interrogativi posti da Rossana, nella loro profondità, coinvolgono l'animo di ciascun essere umano. Ella, si domanda se con la ostentata riservatezza di oggi, si possa ragionevolmente parlare di una dimensione segreta della nostra vita. Concordo. Rimane ben poco spazio per la segretezza: tranne ciò che ci viene carpito debitamente o meno, esiste sempre qualcosa che serbiamo nei meandri del nostro cuore. Il custodirli, credo sia insito nel nostro animo. Confidarli non li renderebbe più tali. Credo vadano protetti quelli che possano danneggiare gli altri. Il segreto, è quel piccolo scrigno che ognuno custodisce nel proprio cuore e nessuno può violare senza la nostra volontà. Un baluardo inespugnabile per chiunque. I segreti politici, anche se rivelati dopo decenni, lasciano molti interrogativi. Troppi gli interessi in gioco: politici, economici, religiosi, di Potere...Quando e se vengono alla luce certe verità (saranno poi oggettive?) gli eventuali responsabili, o ritenuti tali, rimarranno impuniti e i danneggiati sempre più avviliti. E' vero, si sa tutto di tutti - o quasi.Credo si possa ancora salvaguardare la propria sfera di sicurezza; i nostri sentimenti, i nostri valori spirituali si possono senz'altro proteggere. Dubito di quelli materiali. Significativo l'aneddoto sui carcerati: scrivono per avere e custodire gelosamente qualcosa di proprio, di inviolabile. Personalmente, non credo che mantenere un segreto sia indice di scarsa trasparenza o doppiezza. Lo sarebbe, se custodendolo, si mentisse danneggiando altri. "Quanto inutile male si potrebbe fare rivelandone alcuni." Rossana si domanda: qual'è il confine tra il tacere la verità e dire il falso. Bella domanda..."La dignità", questo credo sia il confine; il rispetto completo verso se stessi e gli altri. Segreti in un rapporto di coppia? Perché no! Purché non intacchino la moralità e l'integrità del rapporto stesso. ...ha ancora senso parlare di una dimensione segreta e inaccessibile? Finché l'uomo avrà la facoltà di poter custodire i propri segreti, credo di sì. ritengo che il cuore e la mente siano imperscrutabili, inaccessibili: due elementi, credo parte di quella ...dimensione segreta e inavvicinabile. Credo che il segreto ultimo, della vita e della morte, non sia un mistero per chi conosce Dio. Per chi vive nella grazia di Dio non ci sono segreti.

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  2. Rossana Rolando30 agosto 2014 12:25

    Caro Franco, grazie per aver fatto tue le domande di questo post e per aver dato le tue risposte. Volutamente avevo lasciato aperta la riflessione in modo tale che ciascuno – qualora avesse letto l’articolo e l’avesse preso sul serio – potesse esprimere il proprio pensiero. Il tuo contributo, oltre ad arricchire la riflessione nostra e di tutti coloro che leggono il blog, è segno di amicizia. Per questo te ne siamo doppiamente grati. Quanto al merito di ciò che esprimi penso di essere sulla tua linea. Solo sul segreto ultimo della vita e della morte sono più dubbiosa. Credo che la fede non cancelli il mistero. Penso che offra una prospettiva di senso, per esempio al dolore, alla morte … ma che non possa spiegare il perché dell’esistenza del dolore e della morte … Un abbraccio anche da Gian Maria.

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  3. daniela moscardini15 settembre 2014 14:32

    @Rossana Rolando, la tua bella recensione ha agganciato all'amo della mia memoria quest'altra di Simone De Beauvoir, che personalmente condivido : "A volte la parola non rappresenta che una maniera, più abile del silenzio, di tacere anche nei casi in cui le parole informano esse non hanno il potere di sopprimere, di superare, di disarmare la realtà... V'è una forma di lealtà che ho spesso osservata e che non è altro che una flagrante ipocrisia. Limitata al campo della sessualità, non mira affatto a creare tra l'uomo e la donna più intima comprensione, ma a fornire a uno dei due - più spesso all'uomo - un tranquillo alibi : egli si culla nell'illusione che confessando le sue infedeltà le riscatta, mentre non fa che infliggere alla sua partenaire una duplice violenza" (L'età forte - S. De Beauvoir)

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  4. Sì, credo che dire la verità non significhi portare tutto alla luce. Come afferma il testo di Simone de Beauvoir, c’è una sincerità che non aiuta a ristabilire il contatto, ma spezza ogni possibilità di comunicazione. Così come, dall’altra parte, si potrebbe dire che nel voler sapere tutto di un’altra persona, si finisce per non rispettare il suo segreto. Da questo pungo di vista D. Bonhoeffer affermava che molte cose – specialmente i lati più deboli di una persona – devono rimanere nascosti. Volerli svelare ad ogni costo significa essere cinici e non particolarmente sinceri, come si potrebbe pensare.

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