Iscriviti ai Feed Aggiungimi su Facebook Seguimi su Twitter Aggiungimi su Google+ Seguici tramite mail

Per alcune aree tematiche cliccare sulle immagini.

tag foto 1 tag foto 2 tag foto 3 tag foto 4 tag foto 5 tag foto 6 tag foto 7 tag foto 8 tag foto 9 tag foto 10 tag foto 10

venerdì 9 settembre 2016

P.G.Frassati in un opuscolo di Don Cojazzi (1926).

In questo post si dà conto di un libricino su Pier Giorgio Frassati scritto da Don Cojazzi - che non sono riuscito a trovare citato da nessuna parte - ancora pregno di intense, accorate, emozioni a pochi mesi dalla morte inaspettata del giovane.
Di Gian Maria Zavattaro.

Pier Giorgio Frassati
(foto all'interno dell'opuscolo)
“Ecco. La vita è il paragone delle parole e degli atti esterni che valgono poco più delle parole. Quel giovane cattolico era anzitutto un cristiano, e traduceva le sue opinioni mistiche in vive opere di bontà umana, in atti costanti di pietà […] come un’assistenza immediata alla sventura; senza altri fini o secondi fini che  la espressione di un dovere sinceramente sentito e di un amore fraterno.  […] Tra l’odio e la superbia e lo spirito di dominio e di preda, questo “cristiano” che crede ed opera come crede, e parla come sente, e fa come parla, questo “intransigente” della sua religione, è pur un modello che può insegnare qualche cosa a tutti” (Filippo Turati, “La Giustizia”, 8 luglio1925). (1)
Qualche tempo fa, nel rovistare la soffitta della mia casetta nel Biellese mi capita tra le mani un opuscolo di 28 pagine PIER GIORGIO FRASSATI PAROLE DETTE DA DON COJAZZI il 14 dicembre 1925”, pubblicato nel 1926, 90 anni fa, dalla SEI di Torino «a cura del circolo universitario “Cesare Balbo” a totale beneficio dei poveri della propria conferenza di S. Vincenzo – v. Arcivescovado 12, Torino. £.2».
Frontespizio
Mi pare quasi doveroso, a distanza di 90 anni, dar conto di questo libricino - che non sono riuscito a trovare  citato da nessuna parte - ancora pregno di intense, accorate, emozioni a pochi mesi dalla morte inaspettata del giovane. 
Don Cojazzi – questo grande salesiano (2) – con il suo stile appassionato, che persuade e si fa ascoltare, spesso intercalato da metafore a tutti comprensibili - tesse tre riflessioni sulla falsariga dell’iscrizione situata sulla porta della chiesa di S. Francesco da Paola a Torino. Non intende fare un panegirico (ma lo fa...), vuole “dipingere la realtà” ed invita coloro che hanno conosciuto Pier Giorgio a fargli pervenire ”ricordi, fatti, impressioni dirette ed indirette” al fine di completare la biografia prevista “per il primo anniversario della trasfigurazione di Lui (4 luglio1926)”, che però sarà pubblicata solo nel 1928.

Pagina interna
1. “Nuovo miracolo cristiano”. 
Miracolo”: Pier Giorgio fu una creatura di eccezione: “non di eccezione al cristianesimo, bensì al mondo con cui molti giovani cristiani non dico vivono ma vivacchiano la loro fede” (pag. 9). 
“Nuovo”: perché il suo vivere, agire e pensare (‘questo “cristiano” che crede ed opera come crede, e parla come sente, e fa come parla, questo “intransigente” della sua religione’) furono la risposta capace di penetrare il nuovo assetto socioeconomico, politico e culturale del dopoguerra “nei primi anni del 900, così poco cristiano” (p. 10). 
“Cristiano”: “dicendolo cristiano intendo dire che fu prima di tutto un uomo" (p. 10).
Un uomo, giovane, che ama ” tutto ciò che è bello, che è nobile, che è dignitoso”; che predilige l’alpinismo, scegliendo le vie più impervie e difficili; che, appassionato sciatore, gode del gran silenzio e della maestà delle solitudini, trascorrendo sulle vette ore di “vera beatitudine”. Fede cristiana e passione alpinistica: ascensioni alpine ed ascesa spirituale. 
Uomo che crede profondamente nell'amicizia, reciproco dono di gratuità: “erano pochi giovanotti e tre o quattro signorine, fra i quali e le quali aveva ricamato una di quelle amicizie che il mondo maligno ignora o non crede e che invece a noi richiamano il ricordo di Francesco e di Chiara”. Scriveva Pier Giorgio: “Ringrazio Iddio che mi diede amici ed amiche di tanta virtù: dovrò rendere conto di questa grande grazia, se non ne approfitterò” (p. 11).
Maggio 1924, 
Ingresso arcivescovo a Torino, 
Frassati con i Fucini in corteo
(foto all'interno dell'opuscolo)
Il 15 gennaio 1925 a un carissimo amico confidava: “Purtroppo a una a una le amicizie terrene producono al nostro cuore dolori per l’allontanamento di coloro che amiamo; ma vorrei  che noi giurassimo un patto che non conosce confini terreni né limiti temporali: l’unione nella preghiera” (p. 21). 
Uomo che ama la poesia, l’arte, specialmente i capolavori di pittura. 
Uomo dall’amore sentito  per la famiglia: la madre (Dio ti benedica, bambino mio! - Anche te, mamma!), il padre (Ciao, Giorgetto bello! – Ciao, pappo!), la sorella Luciana alla quale fu legatissimo. 
Uomo “primitivo”. ”Quando mi sforzo di pensare sinteticamente a Pier Giorgio - scrive don Cojazzi - , non trovo di meglio che dire: egli era un primitivo. E dei primitivi aveva i pregi e i difetti” (p.24). Difetti “belli e simpatici” che non conoscono la menzogna, l’invidia, la malignità, la maldicenza… Pier Giorgio “fu impetuoso, impulsivo, assoluto e reciso nelle proprie convinzioni e decisioni, in grado tale da diventare davvero, non poche volte, un caparbio e un testardo”: “piccole contingenze” che “danno risalto alle molte luci” (idem).

Il Circolo "Cesare Balbo", 21 giugno 1925 
(foto all'interno dell'opuscolo)
2.   “Precedette col segno della fede”.
Durante il congresso giovanile romano del 1921 - erano 50.000 giovani che sfilavano per Roma, cantando e pregando -  viene imprigionato per qualche ora mentre porta la bandiera tricolore del circolo torinese “Cesare Balbo”: la difende da chi lo assale (3), la riprende spezzata e lacera.
Una fede che paga di persona, soprattutto donandosi  ai  poveri di ogni povertà ed in particolare ai poveri ancor più poveri.
“Prodigo di affetto con gli sventurati e con gli afflitti”, passa ore con una povera vecchia sola;  spinge con una mano un carretto carico delle povere masserizie di un cieco di guerra e  con l’altra stringe  la manina di uno dei suoi cinque piccini.
Prodigo di affetto verso “i poveri di spina dorsale, i fiacchi, i deboli, gli incoerenti della vita”, offre loro l’esempio della perfetta coerenza e corrispondenza tra pensiero e vita. E’ il suo fascino, la caratteristica della sua personalità: “ogni suo gesto parola atto traduceva l’intimo convincimento e infondeva con l’ammirazione un irresistibile bisogno di imitazione” (p. 21). 


Eccomi: io vengo per compiere 
la Vostra volontà, o Signore 
(immagine all'interno dell'opuscolo)
3. “Con fraterno cuore pregano pace  e gloria”. 
Si comprende perché gli amici si siano raccolti tanto numerosi a pregare “con cuore fraterno”  quella pace che proprio lui augurava ad un amico nei primi giorni del 1925: ”Ti faccio i miei migliori auguri, anzi un solo augurio, ma credo che sia l’unico che da vero amico si possa fare ad un amico caro: ed è: la pace del Signore sia con te, poiché quando ogni giorno  tu possederai la pace, sarai veramente ricco”(p. 26). 
Ed alla sorella lontana: “Tu mi domandi se sono allegro. E come non potrei esserlo, finché la fede mi dà la forza? Sempre allegro. La tristezza deve essere bandita dagli animi cattolici. Il dolore non è la tristezza, che è una malattia peggiore di ogni altra” (idem).
I suoi amici, incalza don Cojazzi,  parlano anche di gloria. “Coloro che presenziarono a quel trionfo di amore che fu il suo funerale hanno sperimentato che cosa sia un patos religioso. Lacrime, silenzio e preghiere. Nell’immensa folla si formavano spontaneamente gruppi, nei quali persone che forse da anni non pregavano si volgevano  intorno con questo umile e insieme sublime invito: Chi sa pregare incominci, e noi gli verremo dietro…” (p. 27).
Ultima pagina
Don Cojazzi, che aveva compreso la grandezza di Pier Giorgio,  così concludeva il 14 dicembre  1925: “Egli comincia ora a dare i suoi frutti: è balzato dal banco dello scolaro alla cattedra del maestro, per insegnare ai giovani  (e non solo ai giovani) le più grandi e più difficili cose: come un cristiano deve vivere e come deve morire” (p. 28).

**********************

Ecco perché mi ha colpito la lettura dell’opuscolo: è l’inattuale attualità di questo giovane, morto a 24 anni, che gli amici chiamano “facchino dei poveri e degli sfruttati”; è lo stupore ed amore per tutto il creato (le persone tutte che incontra, l’arte, i fiori, le montagne, lo sport…); è la gioia contagiosa e conviviale nel vivere l’esistenza come un dono da assaporare insieme agli altri; è il gusto di cogliere le bellezze della vita e della terra; è la gratuità dell’amicizia  perno centrale della sua vita religiosa, sociale,
Pier Giorgio Frassati 
(foto all'interno dell'opuscolo)
politica. E ancora il suo modo di concepire e vivere nel nascondimento del quotidiano - senza schiamazzi, ma quando necessario con testardaggine e caparbietà - il volontariato, l’impegno  sociale e politico, tutti intesi come  forma permanente di mobilitazione  a servizio della marginalità e povertà, di cui coglie il significato conflittuale insieme all’impossibilità di essere neutrale ed al dovere  di schierarsi per stroncare l’ingiustizia sociale. Infine, ultima e prima, la sua fede, il coraggio della sua fede (4) che riassume in sé tutte le virtù cardinali e teologali: testimonianza preziosa per tutti noi, giovani, adulti, anziani.
Mentre scrivo mi domando  insistentemente che cosa lui farebbe oggi nei riguardi degli ultimi, in particolare  di quanti migrano nelle nostre terre. Poi, nel vedere con gli occhi  della mente e del cuore la moltitudine dei giovani a Cracovia che cantano inni di gioia alla vita  ed i tanti “facchini dei poveri” che ogni giorno seguono le orme di Pier Giorgio, si ravviva la speranza.

Note  
(1) ) Articolo riportato in appendice al libro scritto dalla sorella Luciana Frassati, “Mio fratello Pier Giorgio una vita mai spenta” (ristampato da Aragno - La Stampa, 2010, pag.151-152).
(2) A don Antonio Cojazzi (1880 – 1953) sarà dedicato un prossimo post.…
(3) Nelle parole di don Cojazzi - siamo nel dicembre del 1925 – pesa sicuramente la censura fascista  contro ogni pubblica dichiarazione contraria al regime. Furono le truppe governative (per evitare disordini...!), a prendere d’assalto il corteo, a malmenare preti e laici ed a strappare le bandiere.
(4) Per associazione mi viene in mente l’aureo libretto di K. Rahner, che Pier Giorgio conobbe giovane, ”Fede come coraggio”, (Morcelliana, 1977), in cui il teologo afferma che “tra le parole ineludibili che aprono sul misterioso intero dell’esistenza umana, rientra anche il termine coraggio”.





9 commenti:

  1. L'eccezione nella normalità .
    A fronte di stimoli che invitano a cercare l'impossibile, l'a-normale, PG Frassati, qui splendidamente delineato, indica ai giovani e a noi tutti la via della quotidianità condita con la gioia della Vita, accompagnata dal dono della fede e spesa al servizio dell'Uomo.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Una bella lezione per me non più giovane... ma una testimonianza che ci spinge ad "un irresistibile bisogno di imitazione".

      Elimina
  2. ... "questo “cristiano” che crede ed opera come crede, e parla come sente, e fa come parla",.....
    La coerenza del" dentro" e del "fuori"... Riflessione di grande attualità.
    Bellissimo post, grazie GianMaria

    RispondiElimina
  3. ... "questo “cristiano” che crede ed opera come crede, e parla come sente, e fa come parla",.....
    La coerenza del" dentro" e del "fuori"... Riflessione di grande attualità.
    Bellissimo post, grazie GianMaria

    RispondiElimina
  4. ... "questo “cristiano” che crede ed opera come crede, e parla come sente, e fa come parla",.....
    La coerenza del" dentro" e del "fuori"... Riflessione di grande attualità.
    Bellissimo post, grazie GianMaria

    RispondiElimina
  5. ... "questo “cristiano” che crede ed opera come crede, e parla come sente, e fa come parla",.....
    La coerenza del" dentro" e del "fuori"... Riflessione di grande attualità.
    Bellissimo post, grazie GianMaria

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ho trovato particolarmente coinvolgente la testimonianza che tu citi di Filippo Turati, senza ombra di dubbio un laico che invita tutti, indipendentemente dal loro credo, a seguire le orme di Pier Giorgio: “la coerenza del dentro e del fuori”.

      Elimina
  6. Mio padre aveva una predilezione particolare per Pier Giorgio Frassati e me ne ha fatto conoscere la vita e l'impegno. E' bello ritrovare lo spirito di quest'uomo illuminato in queste pagine. Vorrei che oggi nascessero altre persone con la sua vocazione alla santità.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Spesso Lei cita la figura di Suo padre ricordando le molte tracce che ha lasciato… ce ne siamo fatti l’idea di un uomo dalla grande passione civile, dalle vaste letture e ora anche dalla notevole sensibilità religiosa nel ricordare personalità “geograficamente lontane” come quella di Pier Giorgio Frassati.

      Elimina